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Visualizzazione dei post da novembre, 2025

PERDONO

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Là, dove il tempo pesa e la memoria trattiene ombre profonde, è nata una poesia che parla di perdono. Ogni verso è un passo verso l'altro e verso se stessi, un tentativo di sciogliere nodi, di restituire un nome alla speranza. Il perdono viene descritto come un seme pronto a germogliare nel terreno più duro.  In questa poesia, scritta dai detenuti della Casa Circondariale di Monza, il tema del perdono emerge come un cammino difficile ma necessario, un varco che permette di guardare oltre gli errori e le ferite del passato. Parole nate in un luogo di sospensione che si fanno più autentiche, una riflessione che invita chi legge ad interrogarsi sul senso profondo del perdonare come atto che libera, ricostruisce e restituisce nuovo spazio alla possibilità di cambiamento. - A. Carrabs  Perdonare mi ha reso libero e in pace con me stesso  quando ho capito che l'odio stava prendendo il sopravvento sulla rabbia quando ho sentito un peso sul cuore che mi soffocava  ho incomin...

Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 47/25 23 novembre 2025 a cura di Don Tiziano cappellano del carcere di Monza

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Festa di Cristo Re Costui è il Re dei Giudei  Definire Cristo come Re dell’Universo ha il sapore di un tuffo nel passato. Usare la parola Re, così come l’abbiamo sempre intesa, ci può portare fuori strada. Se però leggiamo il vangelo di questa festa ci accorgiamo che essere Re, per Gesù, è tutt’altra cosa. Il Vangelo non ci parla di potere, gloria, onori, battaglie vinte, città conquistate, sudditi da governare e anche da sfruttare. Gesù, nel vangelo, si trova in croce, ormai prossimo alla morte. E, sulla croce, la scritta Costui è il Re dei Giudei, non certo per onorarlo. Una breve storia, trovata su una rivista, ci può aiutare a capire cosa significhi per Gesù essere Re, e che conseguenze ha per noi. “Maggio 1945. La Seconda Guerra Mondiale era finita. La Germania, sconfitta, era stata occupata dalle truppe americane, inglesi e russe. In una cittadina tedesca, una compagnia di soldati americani aveva deciso di ricostruire la chiesa, completamente distrutta dalle bombe. Durante lo...

IL REINSERIMENTO "La Personale Condotta di Detenzione Inversa" di C. V.

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Primo giorno di detenzione, un giorno che nessun detenuto al mondo riuscirà mai a dimenticare, un giorno in grado di cambiare radicalmente, capovolgere drasticamente e totalmente la vita di ognuno vissuta fino a quel momento. Si accumula in pochi attimi quanto vissuto durante l'arresto, si moltiplica in modo esponenziale ogni forma di emozione e sensazione, si viene letteralmente sommersi da mille e più pensieri e preoccupazioni il tutto mentre il proprio cervello inizia a far vedere unicamente il buio e prevale il senso devastante della solitudine. Purtroppo il proprio rammarico arriva quando, nei giorni a seguire, si inizia ad abbandonarsi alla speranza sentendo in se stessi essere il solo modo di trascorrere ogni lunghissima giornata; non considerando il fatto che, sperare e basta, non è sufficiente tanto meno risolutivo se non si focalizza tutto di se stessi nell'ottenere il proprio traguardo ovvero ciò che si è sperato. In genere, essere detenuti, in una casa circondariale...

Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 46/25 16 novembre 2025 XXXIII domenica del Tempo Ordinario - dal cappellano del carcere Don Tiziano

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Il tempo della salvezza   In ogni momento della storia potremmo dire, con le stesse parole di Gesù: Si solleverà nazione contro nazione e regno contro regno, e vi saranno in diversi luoghi terremoti... Ecco, in molti lo dicono, è arrivato il momento finale, ci sono i segni di un’imminente fine di ogni cosa. Credo però che molti, ancor di più, non lo dicano. Paura di tante cose ma non certo di una imminente fine del mondo. La situazione attuale è certamente difficile, si sta rischiando parecchio, non è chiaro ciò che ci aspetti, paura di ciò che non conosciamo e che non sapremo come affrontare, ma in fondo cosa c’è di nuovo. E’ un copione conosciuto che si ripete in continuazione con ben poche varianti. Rivelarci quando sarà la fine di ogni cosa comunque non era neanche l’intenzione di Gesù. Nel vangelo di oggi ci indica come vivere nel tempo presente, che in realtà è un tempo difficile, dove il male sembra prevalere sempre sul bene, dove la pazzia umana ci regala guerre, inimicizie...

Il verde è un’opportunità di lavoro di Giancarlo d’Adda

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  Il verde entra nella Casa circondariale di Monza. È una proposta del dipartimento Scienze Agrarie e Ambientali dell’Università Statale di Milano. Il titolo molto accattivante è “Progettare il verde, seminare opportunità”. Per i detenuti interessati al corso la proposta è quella di una serie di incontri in aula ma anche di attività pratiche. Si tratterranno quindi temi come: conoscenza del suolo, tecniche di coltivazione e potatura, compostaggio, progettazione di aree verdi, ma anche un approfondimento del legame tra qualità degli ortaggi e salute umana. Saranno incontri settimanali di circa due ore in cui si alterneranno lezioni teoriche in aula a esercitazioni nella serra e nelle aree verdi dell’istituto, già adibite a orto. L’iniziativa, sostenuta dalla direttrice Cosima Buccoliero, si propone di offrire nuove opportunità di reinserimento sociale e lavorativo ai detenuti. Opportunità importantissime ma che spesso mancano.

Arriva il bus di Giancarlo D'Adda

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  Dal 10 novembre è attiva la linea Z213 che fermerà nei pressi del carcere di Sanquirico. Dopo anni di proteste e di richieste finalmente una buona notizia. Detenuti in permesso, famigliari in visita, agenti senza auto avranno la possibilità di andare e venire dal carcere senza lunghe, estenuanti camminate. O obbligo di auto.  Questi i particolari: attiva dalle 9 alle 17,30 con una corsa ogni 45 minuti. Partenza da Porta Castello, vicino alla stazione ferroviaria con 15 fermate. Quella nuova è sul viale Fermi con pensilina, vicino al carcere. Oltre i confini ha più volte scritto articoli su questo tema. Ne diamo quindi notizia anche con un pizzico di orgoglio.

Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 45/25 9 novembre 202

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Dedicazione della Basilica Lateranense  Chiesa, fratelli attorno a Gesù  Qualche parola la dobbiamo pur spendere per ricordare quale sia il significato della festa che celebriamo oggi, la Dedicazione della Basilica lateranense. Stiamo parlando della chiesa di san Giovanni in Laterano, ed è la sede del vescovo di Roma, che è papa proprio in quanto vescovo di Roma. Possiamo dire che è la chiesa più importante, non certo perché può essere la più bella o la più antica, ma perché è la sede del vescovo, il papa. Celebrare allora questa festa, almeno nelle chiese di rito romano, è l’occasione per ricordarci che siamo uniti nella stessa fede, raccolti in una sola chiesa e ci riconosciamo fratelli. Una chiesa che va al di là di ogni differenza perché ci unisce l’unica fede nel Signore Gesù che di noi ha fatto un solo popolo. E’ un’immagine forte quella della Chiesa cattolica diffusa in tutto il mondo, e lo è sempre di più quando sa rimanere fedele alla parola del vangelo, quando si com...

La stella e l'arcobaleno di Matteo V.

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Non so da quanto tempo sto qui. So solo che poco alla volta la luce è diventata un ricordo. Qui dentro i colori non esistono più. Il primo a svanire è stato il giallo, poi a seguire verde, rosso e blu. Diventa tutto scuro, tutto nero. Anche l'aria svanisce. Ho trattenuto il fiato all'ingresso pensando di poter rimanere in apnea all'infinito. Ogni sera sento la voglia di respirare aria fresca, di rivedere la luce della mia stella ed i colori dell'arcobaleno. Poi finalmente un giorno arriva il colloquio. La vedo, vestita come sempre nei suoi colori gentili. Per l'emozione una parte del suo viso prese il colore dei suoi capelli. Tutto ciò che aveva dentro di lei cercava disperatamente di uscire attraverso i suoi meravigliosi occhi. Il mio cuore era diventato un elastico. Avevo dentro un groviglio di emozioni. Fu il momento più bello della mia vita. Quando se ne andò via, la luce tornò ad affievolirsi, i colori a svanire.  Feci ancora una volta un respiro dell'ari...

L'ARRESTO di Carlo V.

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  Arresto, il mio arresto, una decisione dura e difficile da prendere dopo svariati anni trascorsi nelle aule di tribunale. Dieci lunghi anni di udienze dove di volta, in volta con appropriate difese si costruisce il giusto "Castello Legale" che porta a ridosso dei quattro anni di pena e dal tribunale di sorveglianza dopo l'ennesima istanza si arriva ai lavori socialmente utili. Tutto perfetto se non fosse stato per un’ultima udienza che sfugge e una condanna di ulteriori dieci mesi mai più appellata, quest'ultima porta inevitabilmente al cumulo di pene definitive e l'arrivo del provvedimento di arresto al mio legale. Ho ricevuto nel corso di un decennio centinaia di chiamate più o meno belle o brutte, positive o negative da parte del mio avvocato, ma mai nella vita avrei immaginato l'ultima ricevuta all'ora di pranzo ove mi annunciava che da quella telefonata in poi, in qualsiasi momento le forze dell'ordine mi avrebbero potuto arrestare.  Nella ste...

STRETTA ALLE ATTIVITÀ CULTURALI IN CARCERE

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Con un’improvvisa circolare il Dap, Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria che dipende dal ministero della Giustizia, ha dettato le regole che d’ora in poi dovranno seguire tutte quelle attività culturali, educative, ricreative che da anni si svolgono all’interno delle carceri. Tutto dovrà passare dalla Direzione generale, surclassando le direzioni dei vari carceri. Una stretta che sicuramente complicherà l’organizzazione di tutte quelle iniziative che negli anni si sono dimostrate importantissime per il reinserimento, ma anche solo per la vita di ogni giorno, delle persone detenute. Reinserimento che ricordiamo è al centro del dettato costituzionale. Sarà quindi sempre più difficile e farraginoso seguire corsi universitari, lezioni di musica e teatro, corsi di lingua italiana per gli stranieri, attività sportive, presentazione di libri. Tutte iniziative che per moltissimi detenuti sono stati un momento di riscatto. Anche all’uscita dal carcere. Infatti negli anni molti studi ...

Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 44/25 2 novembre 2025

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Commemorazione di tutti i fedeli defunti La sera... come rassomiglia al mattino   Nessuno si illude di poter vivere per sempre. Sappiamo di dover morire e la morte crea smarrimento, anche quando è prevista non ci sentiamo mai pronti. Alla morte, almeno alla nostra e a quella delle persone che amiamo, non ci potremo mai abituare, è una forza che ci appare come la fine di tutto, l’ultima violenza che subiamo. Il nostro desiderio è la vita e non la morte. Eppure moriremo. Ci si sente impotenti, meglio non pensarci, tanto non c’è via d’uscita. Già Pascal, in un frammento dal titolo “Distrazione”, scriveva: “Gli uomini, non avendo potuto liberarsi dalla morte, hanno deciso, per essere felici, di non pensarci”. Il cristiano non dovrebbe nascondere la morte, e da essa neanche nascondersi. Non perché abbia gusti strani: anche per lui è dolore, rimane pur sempre la Nemica, l’ultima che sarà sottomessa, come ci ricorda san Paolo (1Cor 15,26). Sottomessa da Gesù risorto e questa è la nostra ...