Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 47/25 23 novembre 2025 a cura di Don Tiziano cappellano del carcere di Monza



Festa di Cristo Re Costui è il Re dei Giudei 

Definire Cristo come Re dell’Universo ha il sapore di un tuffo nel passato. Usare la parola Re, così come l’abbiamo sempre intesa, ci può portare fuori strada. Se però leggiamo il vangelo di questa festa ci accorgiamo che essere Re, per Gesù, è tutt’altra cosa. Il Vangelo non ci parla di potere, gloria, onori, battaglie vinte, città conquistate, sudditi da governare e anche da sfruttare. Gesù, nel vangelo, si trova in croce, ormai prossimo alla morte. E, sulla croce, la scritta Costui è il Re dei Giudei, non certo per onorarlo. Una breve storia, trovata su una rivista, ci può aiutare a capire cosa significhi per Gesù essere Re, e che conseguenze ha per noi. “Maggio 1945. La Seconda Guerra Mondiale era finita. La Germania, sconfitta, era stata occupata dalle truppe americane, inglesi e russe. In una cittadina tedesca, una compagnia di soldati americani aveva deciso di ricostruire la chiesa, completamente distrutta dalle bombe. Durante lo sgombero delle macerie, un soldato trovò fra i calcinacci la testa di un Gesù crocifisso molto antico. Colpito dalla bellezza di quel volto, lo mostrò ai compagni. “Cerchiamo gli altri pezzi e ricostruiamo il crocifisso”, propose uno. Si misero tutti a frugare con pazienza fra le macerie. Rovistando qua e là, soprattutto vicino all’altare, trovarono molti frammenti del crocifisso. Con Crocifisso senza braccia – Milano Chiesa calma, due soldati tentarono di Chiesa Santa Maria Incoronata ricomporre il crocifisso frantumato.



Ma nessuno riuscì a trovare le mani di Gesù. Quando la chiesa fu ricostruita, anche il crocifisso riprese il suo posto sull’altare. Mancavano soltanto le mani. Ma un soldato collocò ai piedi del crocifisso un cartello con queste parole: “Ich habe keine anderen Hànde als deine”, Ora ho soltanto più le tue mani”. Gesù ha bisogno di noi, delle nostre mani, del nostro impegno per continuare a salvare il mondo. Ha bisogno delle nostre mani per toccare i malati, per vestire i nudi, sfamare gli affamati, per visitare i carcerati. Ha bisogno di noi per farsi prossimo ai poveri. Non solo, Gesù si fa trovare in queste persone: “Ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. E’ un modo di incontrare Gesù che non possiamo dimenticare. Non possiamo limitarci a dire Signore, Signore. Neanche solo frequentare la chiesa. Occorre donare il cuore e le mani. Le mani, come quelle di Gesù, l’uomo della croce. Oggi con me sarai nel paradiso: così, dalla croce, rispose Gesù al malfattore, come Lui condannato a morte. dtiziano. 

In ricordo di Alfredo Mosca La morte di Alfredo Mosca, avvenuta più di un mese fa qui in carcere, ha scosso tutti: dolore, paura, non poter fare nulla, qualche senso di colpa. Non si conoscono ancora quali siano le precise cause della morte e se c’è stata qualche fatale negligenza. Venerdì scorso, nella parrocchia di san Donato, a Monza, si sono svolti i funerali. Presenti i parenti, gli amici, la direttrice del carcere e la vice, la dirigente sanitaria, l’educatrice, volontari e altri che operano nell’istituto. Lo ricordiamo anche oggi nelle tre messe che celebriamo in carcere. 

Medici al servizio dei poveri 
Negli Stati Uniti, in un sobborgo di Dallas, c’è una clinica dove i medici si prendono cura delle persone povere, quelle non coperte dall’assistenza medica, senza chiedere nulla. Clinica fondata dalla dottoressa Mayra Thompson e dal marito. «Ringraziamo Dio per le persone che arriveranno, chiediamo di aiutarci ad aiutarle», dice la dottoressa Mayra. 

Ambulatori per i poveri 
“Noi, scartati, ritroviamo la dignità negli ambulatori dei due Pontefici” : è quanto hanno detto i numerosi poveri accolti e curati negli ambulatori sotto il colonnato di piazza San Pietro, voluti dai papi Francesco e Leone. Nei poveri che chiedono aiuto e cure, dicono i responsabili, non vediamo un bisognoso o un senza fissa dimora, ma il volto di Cristo. 

Salute sempre più a rischio per i Paesi poveri 
Sempre più scarse le risorse che i Paesi poveri stanziano per la salute. La quota annuale è di 17 euro per cittadino (le situazioni sono molto diverso ma il divario con l’Europa è impietoso: 6.000 euro per cittadino). Un divario che aumenta sempre più.

Le scelte estreme della vita 

Siska De Ruysscher, 26 anni, fiamminga, è morta domenica due novembre per eutanasia, fortemente voluta. Una bella ragazza che soffriva, ormai da troppo tempo, per una grave depressione. Non desiderava la morte, ma ormai non aveva più le forze per continuare a vivere. Non possiamo che provare per Lei rispetto e compassione per l’abisso di sofferenza e dolore che ha sopportato. Leggendo le sua parole rilasciate in alcune interviste ai giornali o alla televisione mi è parso evidente quanto sia difficile orientarsi attorno sul tema dell’eutanasia, sulla possibilità di porre fine alla propria vita o a quella degli altri. Si può pensare che della vita non si può mai disporre e quindi che non ci può essere eutanasia per nessuno. Si può pensare che solo io posso disporre della mia vita nella massima libertà, neanche lo Stato lo può fare, e quindi eutanasia come possibilità reale. Si può pensare che ci troviamo in una zona ancora troppo oscura per una posizione chiara e netta, per cui si rimane nel vago con un pensiero che non porta da nessuna parte e non affronta seriamente la questione, favorendo un certo pericoloso fai da te. Credo che nella ricerca di strade percorribili che rispettino la dignità di ogni persona sia necessario ascoltare la voce di chi invoca per se stesso l’eutanasia. Ascoltiamo allora le parole di Siska De Ruysscher: Procedure. Liste d’attesa. Rimborsi... Sono stata rinchiusa in celle di isolamento, mi hanno sedata, mi hanno legata su barelle, ho visto gli infermieri alzare gli occhi al cielo, come per dire “eccola di nuovo qui”. Posso contare sulle dita di una mano gli operatori sanitari competenti che ho incontrato. Al mondo che lascio vorrei dire: siate comprensivi, anche con le persone che non conoscete, e non sottovalutate la gravità della vulnerabilità psicologica, anche se non è immediatamente visibile. Ascoltate. E con questo intendo: ascoltate davvero. E lasciate che le persone si esprimano, senza giudicare immediatamente. Ai curanti vorrei dire: abbiate il coraggio di mettervi in discussione. E alle persone che si riconoscono in questa situazione: raccontate la vostra storia. Perché sì, questo può fare la differenza. Ho lottato per metà della mia vita per arrivare al mattino successivo, e ora sono arrivata al punto in cui è diventato insopportabile. Sono esausta. Non cerco più. Nessuno di noi può giudicare tanta sofferenza. La giovane Siska desiderava vivere in modo sereno, accompagnata dall’ affetto e dall’amore di chi, in varie vesti, si è preso cura di Lei nella ricerca di una maggior comprensione della sua sofferenza.

Le gemelle Ellen e Alice Kessler 

Come per la giovane Siska rispetto e compassione per le gemelle Kessler che hanno scelto di morire insieme. Donne di grande successo, ricche, famose, ammirate dagli uomini e invidiate dalle donne. Ma anche loro con il fardello delle paure e delle sofferenze, anche se invisibili. E’ civiltà o è anche una sconfitta, per tutti? dt.

Ri(flessioni) 

1. Suicidi in carcere - Marocchino, 24 anni, la scorsa settimana aveva partecipato alla rivolta, con altri 150 detenuti, nel carcere Bassone di Como. Fu portato in Pronto soccorso dopo che, nella confusione del momento, rimase schiacciato tra le inferriate. Mercoledì sera era stato dimesso e poco dopo si è tolto la vita impiccandosi nella cella d’isolamento. Il carcere di Como è tra i più sovraffollati d’Italia, 190%. - Altro suicidio nel carcere Le Vallette di Torino. Un italiano di 48 anni è stato trovato morto in cella nella notte tra giovedì e venerdì. I sindacati della Polizia penitenziaria hanno definito i suicidi in carcere “una sconfitta dello Stata e della legalità”. 71 sono ormai i suicidi in carcere dall’inizio dell’anno.

2. Minori sempre più puniti Da 392 ragazzi reclusi nell’ottobre 2022 siamo passati a 586 nel giugno 2025. Oltre l’80% è in custodia cautelare, quindi non condannato, e la maggior parte dei reati contestati riguarda furti e rapine, non delitti gravi contro la persona. Oggi 9 Ipm, istituti penali per minorenni, su 17 sono in sovraffollamento. È il risultato del decreto Caivano del settembre 2023 che ha reso più semplice la custodia cautelare, ha ridotto le misure alternative, ha ampliato i margini di intervento preventivo della polizia. gda 

3. Accanimento Continua l’accanimento contro gli immigrati negli Stati Uniti, fatto di disumanità e disinformazione. Presentato come lotta necessaria per colpire i peggiori criminali, si sta rivelando come tutt’altro. A Chicago, dati ufficiali del Dipartimento di Giustizia, quasi tutti gli immigrati arrestati nei raid della polizia, il 97%, non avevano condanne penali. Una politica bugiarda che accarezza gli istinti peggiori dei cittadini. Il compito della politica è esattamente il contrario. Comunque, tutto il mondo è paese. dt. 

. Rapimenti in Nigeria Trecento studenti e 12 insegnanti sono stati rapiti in una scuola cattolica. Lo scopo sembra quello di ottenere, come sempre, un riscatto. Nelle vicinanze c’è la scuola dove sono state rapite altre 28 studentesse musulmane. Qualche giorno fa, sempre in Nigeria, in una chiesa sono stati uccise due persone e altre trenta, insieme al Pastore, sequestrate. 

5. Naufragi Continuano, senza sosta. Notizia di qualche ora fa: 17 migranti sono annegati nel Mediterraneo. Solo in cinque si sono salvati. Sono ormai almeno 1.600 i morti in mare dall’inizio dell’anno. Mi sembra in una crescente indifferenza. dt

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