Un Natale diverso di Gian Luca R. sez. Luce



Cari amici, ovunque si respira l’aria natalizia, le strade e le piazze si accendono, le luminarie, le vetrine dei negozi e i mercatini di Natale addobbati a festa accolgono gli italiani che, nei week-end, si riversano nelle strade dello shopping. E’ iniziata la corsa ai regali. Ci sono però luoghi e persone che vivono questo periodo con tutt’altro spirito, donne, uomini, intere famiglie con alle loro spalle vite difficili, nate con un destino diverso, dove la povertà, l’emarginazione, il disagio e la mancanza di educazione hanno segnato per sempre le loro vite. Persone che, per cause diverse hanno sbagliato, hanno commesso dei reati e ogni sono detenute nelle nostre carceri e vivono la loro detenzione in condizioni disumane a causa del sovraffollamento e delle condizioni fatiscenti di tanti istituti di pena. In questi luoghi la sofferenza, la solitudine la difficoltà d’intraprendere veri percorsi di educazione e reinserimento nella società sovrasta qualsiasi festività, anzi, trasforma questi giorni nel periodo più difficile e dolorose dell’anima.

“Caro Babbo Natale, per Natale vorrei meno regali ma la mia mamma – il mio papà a casa”. Così iniziano le letterine di natale di tanti bambini, figli dei detenuti che si preparano a vivere la festa senza uno o entrambi i genitori a casa. Nelle carceri, nelle case dei famigliari lo spirito del Natale è molto diverso, ma forse ancora più vero e sincero nel profondo significato che questa festa della tradizione cristiana dovrebbe avere, ossia il momento dell’ anno in cui le famiglie l’amore e la voglia di stare insieme celebrano la nascita di Gesù venuto al mondo per salvare gli uomini, i più deboli e gli ultimi. Purtroppo la società dei consumi ha offuscato i valori veri del Natale trasformandolo in un’occasione per scambiarsi doni senza apprezzare il messaggio potente della gioia di stare insieme a chi si ama. In carcere non ci sono addobbi, non si respira l’aria di festa, anzi, il senso di solitudine, la nostalgia per i propri cari è visibile negli occhi dei detenuti. La parola Natale è una lama affilata che lacera in profondità capace d’incupire gli animi. Nel giorno di Natale, dentro gli istituti di pena, si respira tristezza, la mancanza degli affetti si sente ancora di più, la frustrazione, la delusione e il senso di colpa ti assalgono, alcuni si rinchiudono nelle celle, vogliono rimanere da soli con i loro pensieri, sperano che i giorni delle feste passino il più velocemente possibile. C’ è chi ricorre ai farmaci per dormire, per non pensare per smettere di soffrire. Le celle, già di per sé minuscole per ospitare 3 persone, in questi giorni, sembrano ancora più piccole, le sofferenze degli animi si sommano, il tempo diventa un macigno ancora più duro da sopportare. La situazione nelle case dei famigliari dei carcerati è altrettanto disagiata. Figli che sentono la mancanza dei genitori, il dolore si somma ai problemi economici e ai sacrifici che si devono affrontare quotidianamente e che a Natale non fanno altro che aumentare. Ci sono poi detenuti che cercano di trascorrere il giorno di Natale in compagnia, come se si vivesse in libertà.

Nelle celle si organizza il pranzo e la cena, i piccoli fornelli da campo, accesi per ore, si trasformano in forni per cucinare primi secondi e dolci che non possono mai mancare. La compagnia aiuta a non pensare allevia il dolore. Trascorrere il giorno di Natale per cucinare o giocando a carte è il miglior modo per distrarsi. Poi, giunta la sera, sdraiati sui letti ecco che i pensieri riaffiorano, la solitudine, la nostalgia per chi si ama. Rimane la consapevolezza che la famiglia l’amore e gli affetti delle persone care sono il vero dono e la ricchezza di cui ogni uomo ha bisogno, il resto non conta. In carcere il Natale si rivela per ciò che dovrebbe significare, il desiderio di amare e condividere con i propri famigliari il presente, dare importanza ai sentimenti, al tempo che ciascuno di noi vorrebbe e dovrebbe dedicare sempre a chi si ama. E allora il desiderio di ricongiungersi con i propri affetti è ancora più forte e vero che in tante case di persone libere che vivono questa festività dando tutto per scontato. Forse tutti quanti dovremmo fare una riflessione almeno, nel periodo del Natale, per guardare ad ogni essere umano con occhi diversi, per augurare e dare speranza, un’altra occasione anche a coloro che hanno sbagliato, per restituire un sorriso e una piccola gioia anche alle famiglie che soffrono nell’avere un proprio caro lontano, per cercare almeno in questo periodo di tener fede agli insegnamenti di Gesù e non penalizzare e utilizzare più del necessario chi ha sbagliato e sta pagando i propri errori; porgere la mano, pensare ad un atto di clemenza anziché costringere i carcerati a vivere ammassati e dimenticati.

 

A tutti Buon Natale.

 

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