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Il ddl carceri e la solita giustizia a due velocità di Gian Luca R.

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La Camera dei deputati ha dato il via libera definitivo al disegno di legge che consentirà di mandare agli arresti domiciliari o in strutture protette i detenuti tossicodipendenti o alcol dipendenti. Il provvedimento punta ad attenuare il sovraffollamento delle carceri italiane e potrà interessare una popolazione che il ministro Nordio stima in di circa 10.000 detenuti su una popolazione carceraria superiore alle 64.000 persone e a fronte di una capienza degli istituti di pena di circa 52.000 posti. «È un provvedimento epocale - dichiara  Carlo Nordio - perché consente la detenzione alternativa di almeno 10mila persone, tossicodipendenti che hanno commesso reati e che noi abbiamo sempre considerato principalmente malati da curare piuttosto che criminali da punire, anche se erano in fase di espiazione pena».         Non la pensa proprio  così Gian Luca R., oggi in articolo 21. Il suo articolo fa molto riflettere: “La legge è uguale per tutti” è la frase...

IL CERVELLO Riflessioni di un ex detenuto

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  Chi vive nel Sud Italia conosce bene le sue meraviglie, il mare, il sole, i paesaggi e il calore della gente. Ma conosce anche un altro volto: quello di un territorio che, in alcuni momenti, può sembrare un inferno nel quale le fiamme aumentano ogni giorno. Perché dico questo? Perché, oltre alla bellezza della natura, troppo spesso vedo mancanza di regole, poca serietà e persone convinte di poter fare sempre ciò che vogliono. A volte mi domando: si può davvero continuare a vivere così? Comprendo perché, in alcune zone del Nord o all’estero, noi meridionali veniamo guardati con diffidenza. Non voglio generalizzare e non credo che tutti siano uguali, ma dobbiamo avere il coraggio di riconoscere i nostri problemi. Io stesso, vivendo all’estero, ho imparato un modo di vivere più ordinato e civile: rispettare gli orari, gli impegni, le regole e soprattutto le persone. La civiltà non dipende dal luogo in cui nasciamo, ma dal modo in cui scegliamo di comportarci. Nella mia vita ho c...

La mafia si combatte togliendole i soldati di Andrea P.

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Ogni tanto mi capita di leggere i giornali o di guardare il telegiornale. Si parla di arresti di 'ndrangheta, mafia, camorra, criminalità pugliese e mafie straniere. I titoli sono quasi sempre gli stessi: "Colpo alla mafia", "Vittoria dello Stato".  Ma è davvero una vittoria dello Stato?  Io credo di no. È certamente una vittoria per i carabinieri, per la polizia, per i magistrati e per i procuratori che hanno lavorato a quelle indagini. Il loro lavoro è fondamentale e merita rispetto. Ma parlare di vittoria dello Stato è un'altra cosa.  Le mafie continueranno a esistere finché avranno persone disposte a servirle. Finché ci sarà manovalanza pronta a sostituire chi viene arrestato, il problema non sarà mai risolto.  Mi chiedo spesso perché tanti giovani, soprattutto nel Sud, scelgano quella strada. La risposta, almeno in parte, è semplice: cercano lavoro e trovano porte chiuse. Quando un ragazzo trova soltanto lavori durissimi, malpagati, senza diritti e sen...

Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 30/26 26 luglio 2026 XVII domenica del Tempo Ordinario di don Tiziano Vimercati

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Cosa sceglieremmo? Ci sono storielle, favole, anche barzellette che iniziano più o meno così: puoi esprimere un desiderio e sarai esaudito. Alle volte i desideri sono tre ma la sostanza non cambia. Ciò che si sceglierà è ciò che più ci sta a cuore. E il cuore è pieno di desideri. Che cosa scegliere, dunque? Che cosa può rendere davvero felice un uomo e una donna? Se si chiedono cose materiali ci si rende pur conto che non necessariamente garantiranno la felicità. Se si chiedono valori spirituali, sembra una bella scelta, ammirevole, ma se poi non si ha nulla da mangiare... Così se si chiede anche solo la salute: è importante essere sani, ma anche qui non basta perché tante necessità materiali devono essere soddisfatte e comunque sempre sani non si può stare e prima o poi bisogna pur morire. Proviamo a immaginare che anche a noi il Signore, come avvenne a Salomone (prima lettura), dica: Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda. Rimarremmo spiazzati e la risposta che alla fine daremo riv...

Una testimonianza straziante di Giancarlo d’Adda

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  Roberto Mozzi è stato per dieci anni cappellano nel carcere di San Vittore di Milano. Questo libro – Fuori legge, In dialogo, editore 157 pagine 13 euro – è la sua testimonianza di quanto ha visto e vissuto in uno dei carceri più famosi e affollati d’Italia. Le prime pagine sono strazianti: parlano dei detenuti con gravi problemi psichiatrici e rinchiusi nelle Car, le Celle ad alto rischio, un reparto dove il dolore regna sovrano. Urla, lamenti, pianti sono la colonna sonora e “fanno gelare il sangue”. Lì vengono rinchiuse le persone che hanno tentato il suicidio, che si sono tagliate gambe braccia e petto. Persone altamente disturbate che non sanno neanche dove si trovano, né perché si trovano lì. Sono affette da depressione, euforia, delirio, ossessione, crisi psicotica. La loro cella è nuda perché ogni oggetto può essere pericoloso per la loro salute. A uno hanno anche “tolto il materasso perché lo mangiava”. Le loro celle sono imbrattate di cibo, escrementi, sangue. A volte ...

Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 29/26 19 luglio 2026 XVI domenica del Tempo Ordinario di don Tiziano Vimercati

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C’è della zizzania  Tutto e subito. E’ l’atteggiamento di chi è stato abituato, fin da bambino, a ottenere tutto, ogni desiderio esaudito, accontentato anche solo perché ci esaspera. Crescendo, però, quel bambino vorrà sempre di più, sempre prima, tutto gli è dovuto, di suo ci mette ben poco e solo se costretto. Certi comportamenti sono duri a morire, perché ci plasmano e non è neanche facile rendercene conto. Certe volte può anche essere possibile ottenere qualcosa subito, al di là che sia un bene o un male. Altre volte no, il tutto e subito non è possibile, non si può che aspettare, avere pazienza, piuttosto impegnarsi per avvicinarsi a ciò che, speriamo, sia un bene per noi. I servi della parabola di oggi si rivolgono al padrone chiedendogli perché sta crescendo della zizzania nel campo che era stato seminato con seme buono; sono pronti a mettersi al lavoro per estirpare l’erbaccia. Qualcosa di sensato. C’è però il rischio di strappare anche il grano e quel padrone non vuole che...

Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 28/26 12 luglio 2026 XV domenica del Tempo Ordinari di don Tiziano Vimercati

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Come la pioggia e la neve  Così san Paolo nella lettera ai romani, seconda lettura di questa domenica: Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Ci dà l’idea che qualcosa di meraviglioso e bello sta per accadere, ma per il momento si geme e si soffre. Si cerca di capire quale sia il senso della vita, e anche quando ci sembra di poter dire che è una splendida avventura, dobbiamo ammettere che troppi non lo possono dire, e che comunque si accompagna sempre a tanti interrogativi che rimangono più o meno senza risposte. Stupendo il momento della nascita, commuove e riempie di gioia ma, prima o poi, bisogna pur morire. E se la nascita apre a un futuro che in qualche modo conosciamo, in che dimensione ci inserisce la morte? Perché c’è sempre tanta sofferenza nel mondo, troppo spesso causata dagli stessi uomini? Il creato ci appare come un grande fiume di avvenimenti, di cose meravigliose ma anche terribili, di umanità alle volte digni...