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Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 43/26 25 ottobre 2026 XXX domenica del Tempo Ordinario di don Tiziano Vimercati

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  Amerai il Signore e il prossimo   Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente: è la risposta di Gesù al dottore della legge che gli chiese qual è il più grande comandamento (Dt 6,5). Parole fondamentali per un ebreo, ripetute in continuazione, custodite nel cuore, insegnate ai figli. Come deve essere anche per un cristiano. In che direzione dovremmo andare per cercare di amare Dio con tutto il cuore? Non c’è forzatura nel rapporto con Dio, non può essere imposto. E’ il frutto di una libera scelta, come risposta quando ci sentiamo amati da Lui. Si ama Dio quando, seguendolo, ci si sente in buone mani, si capisce meglio il senso della vita, e si sperimenta un’autentica libertà. E’ una questione di fiducia, non di puro dovere e tantomeno di paura. Si ama Dio quando di Lui ci si fida, quando si è certi che niente e nessuno possa dare senso a ogni cosa e persona che ci circonda più di quanto possa fare Lui. Si ama Dio quando s...

Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 42/26 18 ottobre 2026 XXIX domenica del Tempo Ordinario di don Tiziano Vimercati

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Collaborare per il bene comune  “Maestro, tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno”. Così inizia il dialogo tra Gesù e i discepoli dei farisei e alcuni erodiani inviati per interrogare Gesù. C’è molta malizia in questo comportamento. Si cerca di blandire stuzzicando l’amor proprio: sei veritiero, non guardi in faccia a nessuno, quindi sei coraggioso, ti stimiamo... in realtà lo vogliono stanare, desiderano che compia un passo falso mettendosi contro il potere politico dei romani o contro il popolo che mal sopportava di dover pagare le tasse ai romani (in questo mi sembra che noi italiani abbiamo molto in comune con loro). E’ lecito o no pagare il tributo a Cesare? Ecco la domanda che avrebbe dovuto compromettere Gesù. Ma Gesù chiede che gli venga mostrata una moneta e dopo aver chiesto di chi è l’immagine e l’iscrizione esprime il suo pensiero: Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. Gesù intende riconoscere l’autori...

Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 41/26 11 ottobre 2026 XXVIII domenica del Tempo Ordinario di Don Tiziano Vimercati

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Amico, perché senza abito nuziale?  Ci sarà certamente capitato di leggere, o magari è stata un’esperienza personale, che a una festa organizzata per un compleanno, o qualcosa di simile, non si sia presentato nessuno, o quasi. Il festeggiato è rimasto deluso. Se poi si tratta di un bambino, i genitori ne fanno una tragedia. In effetti è una situazione che fa male, fa sentire soli, non amati. Una situazione che dovrebbe far riflettere anche per capire perché si è arrivati a quel punto. Fermiamoci solo alla delusione che si prova, reale e dolorosa. Assomiglia a quella provata dal re di cui si parla nella parola del vangelo di oggi. Un re, per la festa di nozze del figlio, prepara un banchetto. Gli invitati però rifiutano. Insiste: manda i servi a invitarne altri ai quali spiega che sarà un lauto banchetto con buoi e animali ingrassati già cucinati. Gli invitati, anche questi, rifiutano e alcuni se ne vanno per i loro affari; altri prendono i servi, li insultano e li uccidono. Insiste...

Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 40/26 4 ottobre 2026 XXVII domenica del Tempo Ordinario di don Tiziano Vimercati cappellano del carcere

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La pietra scartata  Una dimensione che in qualche misura è presente nella vita di tutti è quella dell’attesa. Si aspetta qualcosa, una buona notizia, una promozione, e temendola una cattiva notizia. Si aspetta qualcuno, la persona amata, il figlio, un amico, si teme l’arrivo di chi ci può far del male. Si aspetta di incontrarci anche con Dio, ma non sempre avviene, e può rimanere lontano, inaccessibile; o anche vicino ma non ce ne accorgiamo. Nell’opera teatrale di Samuel Beckett, “Aspettando Godot”, due personaggi aspettano l’arrivo imminente di Godot e mentre aspettano discutono senza arrivare a nessuna conclusione. Così come Godot non arriverà né domani né dopodomani. Sospirato e desiderato questo Godot, ma sempre assente. Chissà poi se esistente. Anche nella parola di oggi troviamo chi sta in attesa di qualcosa che non arriverà. C’è un verbo che ricorre più volte nella prima lettura, profeta Isaia, e nel brano di Matteo: è il verbo aspettare o attendere. Nella prima lettura lo ...

Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 39/26 27 settembre 2026 XXVI domenica del Tempo Ordinari

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  Un padre che libera  Gesù chiede il nostro parere. Che ve ne pare? e racconta la parabola di due fratelli chiamati dal padre a lavorare nella vigna. Il primo dice no, però poi ci va. Il secondo dice sì, però poi non ci va. La risposta richiesta sembra scontata, anche se non ci convince del tutto. Con molto senso pratico rispondiamo: sorvoliamo sul rifiuto iniziale, ciò che conta è che, anche se forse a malavoglia, alla fine il primo figlio nella vigna è andato. C’è qualcosa che mette sullo stesso piano questi due fratelli, qualcosa che li rende simili, lo stesso errore li accomuna. Non hanno un buon rapporto con il padre, non sanno condividere le necessità quotidiane normali di ogni famiglia, si sentono limitati dall’autorità del padre. Non riescono più a vedere il padre che con amore li accompagna preparandoli ad affrontare la vita con responsabilità e libertà. Si sentono prigionieri e dalle prigioni, lo sappiamo bene, tutti se ne vogliono andare. Si vogliono staccare dal p...

DIZIONARIO CARCERARIO di Luca S.

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  Buongiorno cari lettori,  oggi vorrei toccare un argomento che, per me che sono alla prima esperienza carceraria, è stato abbastanza straniante: lo slang carcerario. Esiste tutta una serie di termini che nel mondo esterno al carcere non ho mai sentito e che all’inizio lasciano un po’ spiazzati. Per questo vorrei fare un piccolo dizionario carcere-italiano delle parole che ho sentito all’interno delle mura. Buona: saluto tra detenuti che vale per tutte le ore del giorno cioè in sostituzione di buongiorno buonasera. Scafazzato : persona che non segue le regole non scritte tra detenuti, trasandato e con problemi di igiene. Terapizzato : persona che a causa di un pesante uso delle terapie risulti ormai staccato dalla realtà o in stato quasi catatonico. Oggetti della casanza : piatti, bicchieri, posate, alimenti e qualsiasi cosa passata dal carcere ai detenuti. Conciato alla Barry White : persona che ha fatto una serata di divertimento di vario tipo e ne subisce i po...

LA MISURA ILLIBERALE DELLE CASE DI LAVORO di Giulia Melani Sociologa del Diritto

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Sono una forma di privazione della libertà personale che si aggiunge alla pena e non ha una fine certa. Mauro (nome di fantasia) ha quarantacinque anni e ha passato più della metà della sua vita in istituzioni penitenziarie. Ha compiuto un reato da giovanissimo e ha finito di scontare la sua pena già qualche anno fa, non ha commesso altri reati, ma non è libero, si trova recluso in una delle nove case di lavoro (o colonie agricole) italiane. Cosa sono le case di lavoro? Una realtà piuttosto ignorata del sistema penitenziario italiano, un retaggio del positivismo criminologico tardo ottocentesco, un’istituzione introdotta dal nostro codice penale di matrice fascista e da oltre novant’anni mai realmente messa in discussione. Si tratta, a tutti gli effetti, di un carcere, di cui spesso rappresenta una sezione, in cui vengono recluse persone che hanno finito di scontare la propria pena, perché definite “delinquenti abituali, professionali o per tendenza” e perciò sottoposte a una mis...