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L'UNIVERSITA' STATALE VA IN CARCERE a Monza di Roberto Cornelli, Professore di Criminologia dell’Università di Milano

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  Cinque lezioni del Progetto Carcere dell’Università Statale di Milano all’interno Casa circondariale di Monza nel racconto di cinque studenti. È da un decennio che organizzo corsi universitari di criminologia all’interno delle carceri lombarde; quest’anno per la prima volta il corso di “Criminologia dell’incontro”, parte dell’offerta del Progetto Carcere della Statale di Milano, si è tenuto presso la Casa circondariale di Monza, il cui personale, a partire dalla direttrice, ha accolto il nostro progetto con grande entusiasmo, partecipazione e accoglienza umana.   Perché un titolo così particolare, “Criminologia dell’incontro”, per un corso universitario in carcere? Ogni lezione si è svolta nel segno dell’incontro tra studenti/esse esterni, studenti interni (come ritengo giusto chiamare i detenuti quando sono in un’aula didattica) e personale. Un incontro di esperienze, innanzitutto, ma anche di opinioni e punti di vista. Un incontro di cui sono stato anche io partecipe...

TRA CONTROLLO E LIBERTÀ L’EVOLUZIONE DEI DECRETI SICUREZZA di Eugenio Losco Avvocato penalista del Foro di Milano

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  Governare attraverso l’emergenza significa trasformare problemi sociali complessi in questioni da affrontare rapidamente con strumenti repressivi.     Negli ultimi anni in Italia il tema della sicurezza è diventato uno degli argomenti più presenti nel dibattito politico e nei mezzi di informazione. Governi di orientamenti diversi hanno approvato numerosi provvedimenti chiamati comunemente “pacchetto sicurezza”, presentati come strumenti necessari per contrastare criminalità, immigrazione irregolare, degrado urbano, violenza giovanile e disordini pubblici. Dietro questa espressione apparentemente semplice, però, si nasconde un tema molto più complesso. Parlare di sicurezza significa infatti parlare del rapporto tra cittadini e Stato, del confine tra libertà e controllo, del diritto di protestare e di manifestare il proprio dissenso.  Negli ultimi vent’anni il concetto stesso di sicurezza è cambiato profondamente e si è allargato fino a comprendere fenomeni molto div...

Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 37/26 13 settembre 2026 XXIV domenica del Tempo Ordinario di don Tiziano Vimercati

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Quante volte perdonare  Probabilmente ispirandosi al salmo 25, Non ricordare i peccati della mia giovinezza: ricordati di me nella tua misericordia, per la tua bontà, Signore, uno scritto della tradizione orientale parla di un uomo che chiede a Dio di non ricordare i suoi peccati. Questa la risposta di Dio: “Quali peccati? Rinfrescami la memoria. Io li ho dimenticati secoli fa”. Il male compiuto ci può bloccare. Possiamo sentirne tutto il peso, spesso opprimente. Questo va bene perché almeno siamo consapevole di quanto abbiamo fatto, purché non ci si fermi lì. Occorre andare oltre, cercare di tendere sempre al bene che ancora si può fare insieme, alla comunione che si può sempre ricostruire, anche dopo qualche errore commesso. Andare oltre significa percorrere le vie del perdono. Che sarà anche difficile, lento e sofferto, ma è l’unica strada per non cadere nei lacci del rancore o, peggio ancora, dell’odio e della vendetta. Questi sì capaci di rovinarci la vita. Il perdono cristian...

SADISMO di Giancarlo d’Adda

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  Non c’è altro modo di definire il comportamento dei governi, dei ministeri e dei ministri della Giustizia, dei tanti Dipartimenti dell’amministrazione penitenziaria nei confronti dei carcerati italiani. Comportamenti che hanno distinto tutte le amministrazioni dalla fondazione della Repubblica. Tranne pochissimi esempi le carceri italiane sono edifici vecchi, fatiscenti, con celle di pochi metri quadrati. Senza ambienti di lavoro funzionali, spazi per il movimento fisico, aule scolastiche. La sanità è qualcosa di aleatorio, con infermerie con pochi strumenti, pochi letti, pochi medici e infermieri, spesso non all’altezza dei loro compiti, soprattutto oggi difronte alla gran massa di detenuti dipendenti da droghe e psicofarmaci. Le guardie carcerarie sono poche e non sempre preparate al difficile compito che compete loro. Gli educatori anche loro sono pochi e spesso poco preparati a un compito difficile. Sono tutte situazioni che si ripetono da tanto tempo e col tempo si sono ag...