Post

A mia moglie chiedo un pò di affetto di Marco F.

Immagine
  Scrivo questo articolo per dimostrarti quanto per me sei importante.  Mi trovo in carcere da ormai un anno e mezzo e la mia esplosione di rabbia viene riportata proprio in questo articolo.  In questo anno e mezzo ho dimostrato in primis a me stesso che sono stato in grado di astenermi da droghe, alcol, gioco d’ azzardo e ingenti abusi di farmaci.  Ho dimostrato in questo inferno - chiamato carcere – che si riesce a vivere senza alterare la propria coscienza e quindi sono stato in grado giorno dopo giorno di restare lucido.  Ho messo tutto me stesso per arrivare ad un anno e mezzo in questo stato e i meriti me li prendo a testa alta.  Per quanto riguarda nostro figlio, ho percepito di essere stato in grado e di aver messo impegno, responsabilità e costanza nel seguirlo ed educarlo al meglio pur considerando il fatto di essere recluso.  Ho gestito al massimo le tre telefonate settimanali, ho lottato per ottenere le videochiamate tutti i sabati dalle o...

Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 34/26 23 agosto 2026 XXI domenica del Tempo Ordinario di don Tiziano Vimercati

Immagine
  Tu, chi dici che io sia ?  Sentirsi rivolgere la stessa la stessa domanda che Gesù fece agli apostoli metterebbe in difficoltà molti cristiani, e per tutti sarebbe un forte stimolo a fare un po’ di chiarezza: Ma voi, chi dite che io sia? Non la gente, non gli altri, non ciò che forse hai imparato al catechismo, ma tu che in un modo o nell’altro mi hai conosciuto, hai ascoltato qualche mia parola, qualche volta vai pure a messa e qualche preghiera imparata da piccolo te la ricordi ancora, tu che spesso fai il segno della croce, e non sempre si capisce il perché, e porti la corona del rosario al collo. Gesù desidera ricevere una risposta personale, quanto mi sono lasciato afferrare dal suo amore, quanto cambia la mia vita perché lo amo come lui ama me. Non si tratta di una questione teorica, una dottrina da imparare e accettare, ma di una relazione da coltivare e di cui essere grati. Eppure ricordo quando chiedevo a qualche gruppo di ragazzi, agli alunni a scuola, ai fidanzati...

Lavorare fuori, restare dentro di Carlo V.

Immagine
  I l mio percorso in Art. 21 O.P. tra responsabilità, silenzi, sacrifici familiari e il desiderio di tornare a vivere pienamente. Ci sono percorsi che, visti da fuori, possono sembrare semplici da raccontare: esci al mattino, lavori, rientri la sera. Per chi vive l’Art. 21 dell’Ordinamento Penitenziario, però, quelle ore non sono soltanto una giornata di lavoro. Sono una prova quotidiana di responsabilità, disciplina, fiducia e resistenza. Per me questa opportunità ha un valore enorme. Mi permette di lavorare, di guadagnarmi uno stipendio dignitoso e di dimostrare con i fatti che sto costruendo un percorso serio. È un lavoro che ho trovato personalmente e che cerco di onorare ogni giorno con impegno e gratitudine. La mia giornata comincia molto presto. Sono fuori dall’istituto dalle sei del mattino e rientro intorno alle diciannove. Questo significa trascorrere praticamente tutta la fascia oraria in cui gli uffici sono aperti lontano dalla struttura. All’uscita è troppo pres...

Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 33/26 16 agosto 2026 XX domenica del Tempo Ordinario di don Tiziano Vimercati

Immagine
Anche ai cagnolini   Immaginiamo di esserci anche noi, duemila anni dopo, sulla scena del vangelo di questa domenica. Siamo in compagnia di Gesù e degli apostoli, stiamo andando verso due città popolate da pagani, Tiro e Sidone. Una donna, che avrebbe dovuto proseguire indifferente sulla propria strada, inizia invece a implorare e si umilia ai piedi di Gesù per strappargli un po’ di pietà. In qualche modo aveva sentito parlare di quel profeta che girava per le strade della Palestina lasciando il segno della sua presenza. Ciò che avviene, però, ci disturba, ci consegna un’immagine di Gesù diversa da come siamo abituati. Gli apostoli: ma cosa vuole questa donna, perché ci disturba, è troppo insistente e non capisce la situazione. Gesù non ne vuol sapere di lei e lo ha espresso con chiarezza: prima non le rivolge la parola e poi la invita ad andarsene perché “non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini”. Ma lei insiste, esaspera gli apostoli al punto che, per toglier...

Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 32/26 9 agosto 2026 XIX domenica del Tempo Ordinario d don Tiziano Vimercati

Immagine
  Il silenzio mette paura   Tre giorni fa un giovane musulmano mi ha chiesto: che cosa è importante nella tua religione? Risposi più o meno come fece Gesù quando uno scriba gli chiese quale fosse il comandamento primo fra tutti: imparare ad amare, amando Dio con tutto il cuore e amando il prossimo come amiamo noi stessi. Intervenne il compagno di cella che in quel momento stava pregando ma che evidentemente aveva ascoltato tutto: il nostro Dio è come il vostro, ci indica con chiarezza la verità e le regole da rispettare nella vita per ricevere il premio finale. Mi colpì la fermezza delle sue parole, la sincerità nella ricerca di Dio e il desiderio di vivere seguendo la volontà divina. Ci sono atteggiamenti di fede condivisibili per tutti credenti, che ci permettono di dialogare, di amarci e stimarci, di percorrere lo stesso pezzo di strada, di impegnarci per realizzare insieme qualcosa di bello. Occorre però rimanere sempre in ricerca: della verità, di Dio, del senso della nos...

Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 31/26 2 agosto 2026 XVIII domenica del Tempo Ordinario

Immagine
Compassionevoli come Gesù  Il profeta Isaia, nella prima lettura di oggi, scrive: Così dice il Signore: O voi tutti assetati, venite all’acqua, voi che non avete denaro, venite; comprate e mangiate; venite, comprate senza denaro, senza pagare, vino e latte. Il Signore invita tutti in modo gratuito, nessuno è tenuto a pagare. C’è sicuramente in questo brano anche l’idea che ogni uomo deve avere il necessario per vivere perché, ben distribuiti, i beni della terra sono sufficienti per tutti. Questi segni, acqua, vino e latte, sono i segni dell’amore gratuito di Dio, della bellezza della vita, della libertà che il Signore ci regala. Questo messaggio così consolante il profeta Isaia lo rivolse agli esuli, a coloro che avevano sofferto in esilio e ora stavano ritornando verso Gerusalemme. A questo popolo sofferente viene rivolto l’invito a gioire, a servirsi gratuitamente dei beni preparati per loro. Nel vangelo di oggi si parla di una folla: è quella moltitudine di persone che a piedi, ...

CHE TE LO DICO A FARE di Giancarlo d’Adda

Immagine
  Impotenza da una parte, menefreghismo dall’altra. È questa la fotografia delle nostre carceri oggi. La parola sovraffollamento è abusata, declinata in tutte le salse, additata come il male assoluto. Invece, pur restando di una gravità enorme, è la goccia che fa traboccare il vaso. Anche se non ci fosse, se ogni detenuto fosse rinchiuso in una cella singola da solo, in ambienti e con servizi decenti, i problemi di base sarebbero gli stessi. Le denunce della situazione ci sono da sempre e sono sempre le stesse. Da parte delle associazioni di volontariato, dei garanti dei detenuti, degli avvocati difensori, dei cappellani, dei giornalisti. Anche dagli agenti di custodia. E pure dai direttori.  Ma i governi di ogni colore, il ministero di Giustizia, il Dipartimento dell’amministrazione giudiziaria fanno orecchie da mercate, varano leggi draconiane e aumentano pene, dispongono misure peggiorative. Menefreghismo, ideologia punitiva, sadismo? Verrebbe da dire di sì visto che null...