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L'ARRESTO di Carlo V.

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  Arresto, il mio arresto, una decisione dura e difficile da prendere dopo svariati anni trascorsi nelle aule di tribunale. Dieci lunghi anni di udienze ove di volta in volta con appropriate difese si costruisce, di grado in grado il giusto "Castello Legale" che porta a ridosso dei quattro anni di pena e dal tribunale di sorveglianza dopo l'ennesima istanza si arriva ai lavori socialmente utili. Tutto perfetto se non fosse stato per un’ultima udienza che sfugge e una condanna di ulteriori dieci mesi mai più appellata, quest'ultima porta inevitabilmente al cumulo di pene definitive e l'arrivo del provvedimento di arresto al mio legale. Ho ricevuto nel corso di un decennio centinaia di chiamate più o meno belle o brutte, positive o negative da parte del mio avvocato, ma mai nella vita avrei immaginato l'ultima ricevuta all'ora di pranzo ove mi annunciava che da quella telefonata in poi, in qualsiasi momento le forze dell'ordine mi avrebbero potuto arrest...

Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 11/26 15 marzo 2026 Quarta domenica di Quaresima di don Tiziano Vimercati

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L’incontro che cambia la vita Di chi è la colpa? Di certo non mia. Chi ha sbagliato? Tra chi ci è poco simpatico, tra chi altri additano come responsabile, anche senza alcun fondamento, cerchiamo il colpevole. Che non sarò io, né i miei familiari, i miei amici, o i compagni di partito. Al punto che quando qualcuno ammette di aver sbagliato, e lo fa non perché inchiodato dall’evidenza, ci meravigliamo, ci sembra, e in effetti lo è, un gesto di coraggio. Il vangelo di oggi ci dice che potrebbe anche non esserci un colpevole. I discepoli, dopo aver visto un uomo cieco dalla nascita, rivolgono a Gesù una domanda: Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco? La risposta cancella decisamente tanti modi di pensare, luoghi comuni diffusi e condivisi da tutti, discepoli compresi: Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio. Di Gesù non sono solo le parole ad andare in direzione diversa. Agisce in modo diverso, attento, compa...

Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 10/26 8 marzo 2026 Terza domenica di Quaresima di don Tiziano Vimercati

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L’incontro è sempre possibile  Alla samaritana Gesù non doveva rivolgere la parola: come mai tu, che sei giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana? I giudei infatti non hanno rapporti con i samaritani. I giudei e i samaritani si evitano; in più era una donna e questo sconsigliava ogni contatto con uomini sconosciuti. Eppure Gesù le rivolge la parola e le chiede un favore. Gesù si comporta come non doveva, non si lascia imprigionare dai luoghi comuni. Preferisce porsi di fronte a quella donna a un livello profondo, che è semplicemente umano. La guarda negli occhi, si intendono, e non c’è niente che possa impedire l’incontro, possono dialogare in modo vero e sincero. Due persone che cercano qualcosa, che sanno di aver bisogno dell’altro. L’incontro è sempre possibile. Al di là delle differenze, dell’appartenenza a popoli, tradizioni e religioni diverse, anche tra nemici è possibile trovare punti d’incontro. A patto di avere rispetto reciproco, capacità di dialogo e s...

Se la lettera d'amore è corale: carta e penna per un amico di Andrea P.

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Un detenuto, quando deve scontare la sua pena, convivere con persone che non conosce in un carcere sovraffollato, dove ognuno ha le sue abitudini e, a parte tutti gli altri problemi della sua vita, stringe i denti e continua il suo percorso; ma quando all’esterno di queste mura ha la cosa più preziosa che non vorrebbe mai perdere, soprattutto in queste circostanze e cioè una moglie che ti gli dà la forza di andare avanti e affrontare gli ostacoli di ogni giorno. Che non gli fa mancare nulla e gli dà una speranza di vita per poter ricostruire il suo futuro una volta uscito dalla prigione. Allora sa di non essere solo perché lei lo aspetterà fino all’ultimo per poter dimenticare quel brutto momento godendo di giorni felici. Ma quando, a parte tutti i problemi della vita, dentro un carcere sovraffollato con detenuti di ogni genere e di ogni cultura e tradizioni diverse si rischia di perdere quell’amore perché qualcosa lo sta rovinando, a quel punto un detenuto smette di essere forte, no...

Vedo la luce nella sezione che sarebbe il carcere ideale di Andrea D. P.

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  Il giorno mercoledì 17 Settembre stavo facendo il corso col centro antiviolenza verso le donne e all’improvviso l’appuntato delle aule mi chiama su in sezione ottava per dirmi che dovevo andare alla sezione Luce, la sezione privilegiata e, quindi, di prepararmi le borse per essere trasferito. La Luce è una sezione completamente diversa da tutte le sezioni del carcere, c’è molta libertà e fiducia verso i detenuti, si trova in un edificio a parte, è molto pulita infatti è vietato fumare nei corridoi e non c’è sporcizia o mozziconi di sigarette a terra sia in sezione che all’aria che è sempre accessibile dalle 7:00 del mattino fino alle 19:00 di sera, la chiusura delle celle è alle 21:00. All’aria c’è il campo da pallavolo e un altro campo che viene sfruttato come campo da basket e da calcio e tra i due campi c’è un gabbiotto dove c’è il sacco da boxe. La sezione è composta da due piani con delle salette con la tv grande, stanze da lettura e al primo piano c’è la palestra sempre acc...

A più carcerati nuove galere ma chi governa non si domanda perché i reati sieno in aumento di Gian Luca R.

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  L’ incontro della nostra Presidente del Consiglio con la stampa è l’occasione di fare il punto su ciò che è stato fatto e sui futuri programmi che il Governo intende portare a termine nel nuovo esercizio. La conferenza stampa di fine anno è così chiamata, in realtà si svolge da alcuni anni nelle prime settimane del nuovo anno, già di per se contraddittoria nel suo nome, descrive quale sia il periodo storico in cui viviamo. La confusione temporale, di per sé è una contraddizione che dovrebbe far riflettere ma è nei contenuti dell’incontro che possiamo cogliere quanto la nostra classe dirigente, di cui la stampa è parte, sta affrontando le tante questioni in cui l’ Italia è coinvolta dando dimostrazione di non essere sempre in grado di valutare e reagire ai turbolenti cambiamenti in corso con coerenza, spirito critico e conoscenza delle cause storiche che consentono di programmare azioni e visioni di lungo termine. In un mondo in cui le grandi potenze cercano di accaparrarsi le r...

Conquistata la libertà siamo tutti debitori. La gabella da pagare per “l’hotel carcere” di Gian Luca R.

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  Entrare in carcere, scontare la propria condanna e, alla fine della pena, ritrovarsi con un debito da pagare con chi ti ha condannato. Non tutti sono a conoscenza che in carcere, oltre a scontare la pena si accumulano debiti. Ma come è possibile, vi chiederete, come fa una persona che è detenuta e quindi impossibilitata ad avere rapporti con la società ad accumulare dei debiti all’ interno del luogo in cui è reclusa e con chi l’ha delusa? È paradossale ma è proprio così, nel carcere si accumulano debiti, ogni giorno trascorso al suo interno è un costo che lo stato trasferisce sui propri detenuti. Si chiama “Quota di mantenimento”, la somma di 108/112 € che, per chi non lo sa, noi detenuti dobbiamo pagare per coprire il costo della nostra permanenza all’ interno del carcere. Secondo l’ordinamento penitenziario, lo Stato dovrebbe fornire a noi carcerati, il vitto, un alloggio confortevole e i generi per la pulizia dei locali, oltre a fornire il vestiario e gli oggetti per la cura d...