Una testimonianza straziante di Giancarlo d’Adda
Roberto Mozzi è stato per dieci anni cappellano nel carcere di San Vittore di Milano. Questo libro – Fuori legge, In dialogo, editore 157 pagine 13 euro – è la sua testimonianza di quanto ha visto e vissuto in uno dei carceri più famosi e affollati d’Italia. Le prime pagine sono strazianti: parlano dei detenuti con gravi problemi psichiatrici e rinchiusi nelle Car, le Celle ad alto rischio, un reparto dove il dolore regna sovrano. Urla, lamenti, pianti sono la colonna sonora e “fanno gelare il sangue”. Lì vengono rinchiuse le persone che hanno tentato il suicidio, che si sono tagliate gambe braccia e petto. Persone altamente disturbate che non sanno neanche dove si trovano, né perché si trovano lì. Sono affette da depressione, euforia, delirio, ossessione, crisi psicotica. La loro cella è nuda perché ogni oggetto può essere pericoloso per la loro salute. A uno hanno anche “tolto il materasso perché lo mangiava”. Le loro celle sono imbrattate di cibo, escrementi, sangue. A volte ...