Vedo la luce nella sezione che sarebbe il carcere ideale di Andrea D. P.

 


Il giorno mercoledì 17 Settembre stavo facendo il corso col centro antiviolenza verso le donne e all’improvviso l’appuntato delle aule mi chiama su in sezione ottava per dirmi che dovevo andare alla sezione Luce, la sezione privilegiata e, quindi, di prepararmi le borse per essere trasferito. La Luce è una sezione completamente diversa da tutte le sezioni del carcere, c’è molta libertà e fiducia verso i detenuti, si trova in un edificio a parte, è molto pulita infatti è vietato fumare nei corridoi e non c’è sporcizia o mozziconi di sigarette a terra sia in sezione che all’aria che è sempre accessibile dalle 7:00 del mattino fino alle 19:00 di sera, la chiusura delle celle è alle 21:00. All’aria c’è il campo da pallavolo e un altro campo che viene sfruttato come campo da basket e da calcio e tra i due campi c’è un gabbiotto dove c’è il sacco da boxe. La sezione è composta da due piani con delle salette con la tv grande, stanze da lettura e al primo piano c’è la palestra sempre accessibile, le camere sono molto grandi, possono ospitare comodamente tre letti e c’è anche un mobile da cucina e un lavello con acqua calda, il bagno è a un lato della cella e dall’altro lato c’è un bagno doccia; al primo piano c’è una lavatrice da 8kg a gettoni, acquistabili tramite domandina e in entrambi i piani c’è una stanza con gli stendini per stendere la biancheria. Al piano terra ci sono delle salette dove vengono fatti dei corsi solo per la Luce, come il corso di scrittura il venerdì pomeriggio svolto da una volontaria che lavora per una casa editrice; poi c’è anche una cucina al piano terra che fa da mangiare solo per i detenuti della Luce, perciò il mangiare del carrello è molto più buono di quello di tutto il carcere. Sembra una piccola comunità, tutti si rispettano e non esistono abusi o prese in giro di nessun genere, infatti all’inizio mi sono trovato un po’ spaesato avendo passato precedentemente un anno esatto in sezione ottava che è una sezione a regime aperto: rispetto alle sezioni chiuse si può passeggiare nel corridoio o andare nelle celle degli altri a fare socialità quando si vuole, quindi sono all’ordine del giorno furti nelle celle e risse. 

Alla luce ho trovato vecchie conoscenze, che avevo quando i primi 8 mesi di detenzione sono stato in sezione B che è una sezione piccola e a regime chiuso, ho ripreso a giocare a basket che è uno sport che facevo da adolescente; di sabato mattina si gioca a pallavolo con degli allenatori che vengono come volontari: ci hanno fatto fare prima un po’ di riscaldamento e poi abbiamo fatto tre partite e mi sono divertito molto inoltre facevo parte della squadra che ha vinto. È tutt’altra vita da carcere molto più serena e poco restrittiva, ti danno anche l’opportunità di lavorare e a me già dal quarto giorno l’agente capo posto della Luce mi ha proposto di lavorare come addetto all’assistenza alla persona, detto in gergo carcerario il “piantone” per un signore che ha solo una gamba e cammina con una protesi. 

Ho subito accettato. Ho preso un atteggiamento gagliardo e voglio tenermi stretto questo posto alla Luce fino a quando andrò in comunità, prevista per novembre; ho fatto il secondo colloquio con la comunità “Saman” di Pavia, poi firmerò le carte dell’accoglienza ed entrerò in lista d’attesa. Non vedo l’ora di chiedere al colloquio la finestra temporale di ingresso in comunità, per ora sono qui alla Luce e sono tranquillo, si vede che un po’ me lo sono meritato anche io. Non voglio commettere errori che potrebbero rispedirmi in sezione, mi comporterò bene come ho sempre fatto, andrò avanti per la mia strada e mi impegnerò a fare il piantone nel miglior modo possibile.

- da Oltre i Confini Beyord Borders 26° numero dell'inserto allegato a Il Cittadino di Monza e Brianza - febbraio 2026

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