Conquistata la libertà siamo tutti debitori. La gabella da pagare per “l’hotel carcere” di Gian Luca R.
Entrare in carcere, scontare la propria condanna
e, alla fine della pena, ritrovarsi con un debito da pagare con chi ti ha
condannato. Non tutti sono a conoscenza che in carcere, oltre a scontare la
pena si accumulano debiti. Ma come è possibile, vi chiederete, come fa una
persona che è detenuta e quindi impossibilitata ad avere rapporti con la
società ad accumulare dei debiti all’ interno del luogo in cui è reclusa e con
chi l’ha delusa? È paradossale ma è proprio così, nel carcere si accumulano
debiti, ogni giorno trascorso al suo interno è un costo che lo stato
trasferisce sui propri detenuti. Si chiama “Quota di mantenimento”, la somma di
108/112 € che, per chi non lo sa, noi detenuti dobbiamo pagare per coprire il costo
della nostra permanenza all’ interno del carcere. Secondo l’ordinamento
penitenziario, lo Stato dovrebbe fornire a noi carcerati, il vitto, un alloggio
confortevole e i generi per la pulizia dei locali, oltre a fornire il vestiario
e gli oggetti per la cura della persona. Ai detenuti che hanno la fortuna di
lavorare dentro i penitenziari (sono una minoranza), tale somma viene detratta
in automatico dallo stipendio percepito, ma per i più, questa somma si
accumula, mese dopo mese e viene recapitata a casa alla fine della detenzione.
Ogni anno trascorso nelle carceri si trasforma in un debito di circa 1200 euro
per il detenuto. La cosa più oltraggiosa è che, per tale somma addebitata, lo
Stato fornisce 1 rotolo di carta igienica a settimana, raramente vengono
distribuiti prodotti per pulire le celle, nè vengono corrisposti il sapone per
i piatti e il vestiario che vengono distribuiti solo grazie ai volontari della
Caritas e di altre associazioni. Il
vitto del carrello poi è pressoché immangiabile, se si pensa che il budget
giornaliero per colazione, pranzo e cena è di circa 3 euro a persona. Non
parliamo poi dello stato delle celle, piccole per il numero dei detenuti che ci
devono vivere, il cui stato di conservazione e di degrado igienico è
raccapricciante, vorrei che poteste vedere lo stato dei materassi e dei servizi
igienici, in cui si è costretti a lavare anche i piatti. Per ovviare alle
carenze legate alle forniture che lo Stato dovrebbe garantire e alla mancanza
di cibo di qualità, i detenuti sono costretti ad acquistare la maggior parte
dei prodotti con la spesa interna, gravando ancora una volta sulle famiglie. Il
paradosso della vita carceraria è che in carcere si entra per scontare e pagare
i propri errori, per questo si viene privati della libertà, ma non è così, perché
dopo aver scontato 4/5 anni, dopo essere stato privato della dignità, lo Stato
ti regala anche una cartella esattoriale da 4000/5000 euro senza averti dato la
prospettiva per un reinserimento lavorativo né insegnato alcunché. Un
bell’inizio per chi si deve ricostruire una vita!
- da Oltre i Confini Beyord Borders 26° numero dell'inserto allegato a Il Cittadino di Monza e Brianza - febbraio 2026
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