A più carcerati nuove galere ma chi governa non si domanda perché i reati sieno in aumento di Gian Luca R.

 



L’ incontro della nostra Presidente del Consiglio con la stampa è l’occasione di fare il punto su ciò che è stato fatto e sui futuri programmi che il Governo intende portare a termine nel nuovo esercizio. La conferenza stampa di fine anno è così chiamata, in realtà si svolge da alcuni anni nelle prime settimane del nuovo anno, già di per se contraddittoria nel suo nome, descrive quale sia il periodo storico in cui viviamo. La confusione temporale, di per sé è una contraddizione che dovrebbe far riflettere ma è nei contenuti dell’incontro che possiamo cogliere quanto la nostra classe dirigente, di cui la stampa è parte, sta affrontando le tante questioni in cui l’ Italia è coinvolta dando dimostrazione di non essere sempre in grado di valutare e reagire ai turbolenti cambiamenti in corso con coerenza, spirito critico e conoscenza delle cause storiche che consentono di programmare azioni e visioni di lungo termine. In un mondo in cui le grandi potenze cercano di accaparrarsi le risorse strategiche del pianeta per dominare le nuove tecnologie e il cambiamento epocale che queste con l’avvento dell’intelligenza artificiale porteranno nelle nostre vite, rischiando di aumentare le disuguaglianze sociali e di far scomparire professioni che occupano centinaia di migliaia di persone, l’Italia e l’Europa attraversano il periodo più buio di una crisi d’identità che le sta portando ad avere un peso marginale nelle principali questioni geopolitiche in atto. In questo contesto di forte instabilità, si sommano i tanti problemi che i nostri governanti devono gestire per effetto di sconsiderate politiche migratorie che hanno fortemente condizionato gli equilibri sociali delle nazioni Europee. Ho seguito con attenzione l’incontro della nostra Premier con la stampa, vorrei soffermarmi sui temi che riguardano la giustizia, sulle idee e incongruenze che sono emerse al riguardo e che non sono state oggetto di critica da parte dei tanti professionisti della carta stampata presenti all’ evento. Per una coincidenza “astrale” gli ultimi due incontri di Giorgia Meloni con i giornalisti si sono svolti in concomitanza di due importanti eventi accolti dagli organi di informazione e dall’opinione pubblica con grande soddisfazione; quello delle liberazioni di cittadini Italiani ingiustamente detenuti nelle carceri di paesi stranieri cosiddetti “illiberali”. Lo scorso anno, la liberazione di Ilaria Sala imprigionata dal governo di Teheran è diventata oggetto di uno scambio con una presunta spia iraniana arrestata in Italia. Quest’anno, a ridosso dell’imminente liberazione di Alberto Trentini e Maurizio Burlò, incarcerati a Caracas dal governo del dittatore Maduro dopo l’intervento militare del governo degli Stati Uniti, con cui la Premier ha instaurato un proficuo rapporto privilegiato. L’attenzione e gli sforzi che il governo Italiano, con il supporto dei nostri servizi d’intelligence svolge per tutelare i nostri cittadini all’estero incarcerati è ammirevole e degna di plauso. 

La contraddizione sta nel fatto che la nostra Premier si dimentica o non presta la stessa attenzione agli oltre mille concittadini che ogni anno subiscono un’ ingiusta detenzione nelle nostre carceri, costretti a subire la privazione della libertà in luoghi il cui tasso di sovraffollamento supera il 140%, in celle fatiscenti, in cui non sono garantiti i minimi spazi di sopravvivenza, con terribili problemi a livello sanitario, luoghi in cui continuano a togliersi la vita sia i detenuti che gli agenti penitenziari. Di questi cittadini residenti in Italia il governo finge che non esistano, lascia che vengano calpestati i loro diritti, la loro dignità, al pari del peggior regime da cui si professano essere distanti per moralità e rispetto dei diritti fondamentali. Di questi cittadini la stampa non ne ha mai fatto menzione. La riforma della giustizia, con la separazione delle carriere, tra magistrati inquirenti/giudicanti, è stato il tema su cui il governo si è battuto quest’ anno. Voler ribilanciare il peso dei PM nel dibattimento processuale, cercando di eliminare le storture in cui Giudici e PM frequentano gli stessi percorsi professionali, con la possibilità di passare da un ruolo ad un altro finendo per minare l’equidistanza delle parti nel processo, mettendo così l’imputato e i difensori in una posizione di debolezza rispetto all’ accusa è cosa positiva. La contraddizione però è che voler mettere mano alla separazione delle carriere equivale  affermare che in Italia i processi sono stati condotti senza una vera parità tra accusa e difesa ed equidistanza rispetto all’organo giudicante; il Governo dovrebbe in qualche modo porre rimedio alla situazione di emergenza e sovraffollamento delle carceri in cui sono detenuti cittadini condannati in processi in cui non è stata rispettata la corretta equidistanza tra giudici e accusa a scapito della difesa. Anche su questo punto nessun giornalista ha mai scritto una sola riga! Alla domanda di un giornalista di Radio Radicale sullo stato delle carceri e, se il governo pensasse a qualche provvedimento straordinario, la premier ha risposto: “Poiché l’aumento del numero dei carcerati è strutturale, lo si risolve attraverso la costruzione di nuove carceri non con provvedimenti tamponi del tipo indulto o amnistia”. La risposta data denota confusione e contraddizione, mi spiego meglio: penso che chi governa dovrebbe analizzare e capire quali siano le cause che portano ad un incremento dei reati, anziché pensare che il problema si possa risolvere aumentando solo le pene e il numero dei posti letto. La nostra società è in una profonda crisi; disparità sociali sempre più accentuate, intere aree metropolitane fuori controllo, crisi dei nuclei famigliari e dei modelli educativi, bassi salari e la mancanza di concrete e stabili opportunità di lavoro sono alcune delle cause che portano ad un costante aumento dei crimini contro il patrimonio. 

La crisi dei valori e l’incremento del consumo di stupefacenti e alcol, sono il segnale del disagio che sta attraversando la nostra società. In questo contesto, mi sarei aspettato dal mio Presidente del Consiglio un impegno nel voler investire maggiori risorse per creare lavoro, scuole, opportunità nelle aree più in crisi del Paese. Il Governo dovrebbe cercare di intervenire sulle disuguaglianze sociali, investendo nell’educazione, cercando di dare alle famiglie disagiate il sostegno necessario affinchè non siano costrette a vivere nella precarietà. Solo intervenendo con incisività sui problemi che affliggono la nostra società si possono ridurre le diseguaglianze e dare prospettive di lavoro e di unità sociale, non sicuramente aumentando le pene e i reati. Dalla stampa mi sarei aspettato alcune domande su questi temi. Dal mio Presidente del Consiglio, vorrei che, anziché continuare a parlare di “certezza della pena”, iniziasse a parlare di “certezza del recupero, della riabilitazione e del reinserimento” delle persone che, malgrado abbiano compiuto dei reati, possano trovare nell’espiazione della condanna gli strumenti per ritornare a convivere nella società civile, anziché essere abbandonati al proprio destino, costretti così a vivere di espedienti. Dal mio Presidente del Consiglio vorrei ascoltare quale sia la sua idea di Giustizia, qual è per lei il significato del termine Giustizia, quali sono le azioni virtuose che uno stato e i suoi governanti debbano svolgere affinchè ci sia giustizia. Giustizia nei tribunali, Giustizia nei luoghi di lavoro, Giustizia nelle scuole, università, ospedali, insomma, come si creano le basi per una società più equa e giusta. Dagli organi di stampa, gradirei maggiore attenzione a questi temi. Anziché parlare di “pace giusta”, termine che faccio fatica a comprendere quando la si vuole ottenere attraverso l’invio di armi e aumentando le spese militari in contesti geopolitici in cui non si è in grado di avere una voce in capitolo, forse sarebbe più opportuno dedicarsi al bene dei propri cittadini, utilizzare le risorse per ristrutturare scuole, avere una sanità efficiente, valorizzare la nostra industria, la ricerca, l’arte, la cultura e il turismo, per dare slancio e visione ai nostri giovani con vere opportunità di crescita e prosperità. Un Premier dovrebbe aver ben chiara quale sia la Giustizia di un Popolo, che è ben diversa dalla “sola certezza della pena”. La stessa cosa mi aspetterei dagli organi di stampa. Consiglio ai nostri Governanti, alla nostra classe dirigente di rileggersi La  Repubblica di Platone: “La giustizia produce concordia e solidarietà…ed è sempre un compromesso tra l’utile del debole e quello del forte”. Mala tempora currunt!

- da Oltre i Confini Beyord Borders 26° numero dell'inserto allegato a Il Cittadino di Monza e Brianza - febbraio 2026

 

 

 

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