Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 41/26 11 ottobre 2026 XXVIII domenica del Tempo Ordinario di Don Tiziano Vimercati



Amico, perché senza abito nuziale? 

Ci sarà certamente capitato di leggere, o magari è stata un’esperienza personale, che a una festa organizzata per un compleanno, o qualcosa di simile, non si sia presentato nessuno, o quasi. Il festeggiato è rimasto deluso. Se poi si tratta di un bambino, i genitori ne fanno una tragedia. In effetti è una situazione che fa male, fa sentire soli, non amati. Una situazione che dovrebbe far riflettere anche per capire perché si è arrivati a quel punto. Fermiamoci solo alla delusione che si prova, reale e dolorosa. Assomiglia a quella provata dal re di cui si parla nella parola del vangelo di oggi. Un re, per la festa di nozze del figlio, prepara un banchetto. Gli invitati però rifiutano. Insiste: manda i servi a invitarne altri ai quali spiega che sarà un lauto banchetto con buoi e animali ingrassati già cucinati. Gli invitati, anche questi, rifiutano e alcuni se ne vanno per i loro affari; altri prendono i servi, li insultano e li uccidono. Insiste ancora: invitate tutti quelli che troverete, buoni e cattivi. Questa volta il salone per il ricevimento si riempie. Ma non tutto va nel verso giusto. C’è qualcuno che ha accettato l’invito ma non si comporta bene, forse interessato solo a un buon pranzo gratuito e non all’amicizia e alla comunione offerta dal re. Come sempre la parabola dice qualcosa di Dio e qualcosa di noi. Dio ci tiene a noi, ci invita a partecipare alle nozze del Figlio diventando suoi discepoli. Ci tiene così tanto che la nostra risposta non gli è indifferente e, pur lasciandoci liberi, prova delusione quando decliniamo l’invito, quando siamo come la vigna che pur amata e curata non dà alcun frutto, brano di Isaia di domenica scorsa. Questo è quanto dice di noi: non solo accettare il suo invito per le nozze del Figlio ma presentarsi con l’abito nuziale. Visto un uomo entrato senza, il re gli chiede: Amico, come mai sei entrato senza l’abito nuziale? Il cristiano è colui che accetta l’invito. E’ il battezzato. E’ chi poi decide di esserlo. Un buon punto di partenza. Ma non basta. Non chi dice Signore, Signore... non chi si accontenta che il suo nome sia registrato sul libro dei battesimi... non chi in realtà nulla gli importa di Gesù... è come partecipare alle nozze senza veste nuziale. Non chi dice Signore, Signore... ma chi, anche se peccatore, accetta la comunione che Dio ci offre donandoci il Figlio Gesù. dtiziano.

Discorso di Pedro Sànchez all’Assemblea generale dell’Onu (2) 

Oggi riportiamo alcuni passaggi della seconda parte del discorso di Pedro Sànchez. Afferma di non aver perso la speranza perché, nonostante i tentativi dei potenti di imporre la logica della forza e della crudeltà e di smantellare l’Onu, vede tante forze sane capaci di lottare per il bene di tutta l’umanità, in difesa dei più deboli. Come abbiamo già scritto la scorsa settimana gli spazi non ci permettono di pubblicare per intero il discorso di Sànchez (meritevole però di essere letto integralmente). Dico tutto questo perché essere testimone di queste cose ha trasformato il mio modo di comprendere il mondo. Ma non mi ha fatto perdere la speranza. Perché in questi 8 anni ho visto anche cose meravigliose che mi fanno continuare ad avere fiducia nell'umanità. Ho visto, per esempio, milioni di persone mobilitarsi in difesa della natura, della pace, dei diritti civili. Ho visto migliaia di attivisti e di servitori pubblici affrontare i poteri delle élite, sapendo di mettere a rischio la propria carriera e persino la propria vita. Ho visto scienziati raggiungere traguardi che credevamo impossibili e molti governi fare la cosa giusta: scommettere sulla cooperazione, sulla giustizia sociale, sulla sostenibilità ambientale...Negli ultimi otto anni il mio Paese si è opposto a tutte le guerre di aggressione, ovunque siano scoppiate. Ci siamo rifiutati di portare la nostra spesa militare al cinque per cento del prodotto interno lordo. E abbiamo fatto tutto ciò che era in nostro potere per contrastare le pressioni contrarie alla Carta delle Nazioni Unite: sanzionando gli aggressori russi, imponendo un embargo sulle armi al governo di Netanyahu in Israele, impedendo che il nostro territorio venisse usato per schierare una coalizione contraria alla legalità internazionale e condannando senza ambiguità il genocidio che Netanyahu continua a perpetrare a Gaza.... ...Che noi spagnoli non faremo un passo indietro. Che non smetteremo di credere che l'umanità possa continuare a progredire e che, tutti e tutte insieme, possiamo costruire un mondo migliore. E non lo faremo perché dobbiamo rispondere ai nostri figli e alle nostre figlie, ai loro sogni. Perché sappiamo che tra qualche anno quelle generazioni future guarderanno indietro, studieranno questo decennio decisivo nella storia delle Nazioni Unite e ci chiederanno quale ruolo abbiamo avuto ciascuno di noi. Ci chiederanno, giustamente: che cosa avete fatto quando alcuni Paesi hanno cominciato a infrangere le regole e altri hanno deciso di chiudere un occhio? Ci chiederanno: che cosa avete fatto quando difendere ciò in cui credevate ha cominciato a costare caro? E quando accadrà, vogliamo poter dire loro che non abbiamo smesso di lottare. Che noi no. Vogliamo poter dire loro che ci abbiamo rimesso la pelle per lasciargli un mondo più pacifico, più sostenibile e, sì, più giusto. È questo che speriamo di potergli dire. Ed è questo l'impegno che voglio lasciare su questa tribuna. Non a nome mio, ma a nome del Paese che rappresento: la Spagna. Molte grazie".

Premio Nobel per la pace 2026 

Dopo che le hanno conferito il Premio Nobel per la pace 2026, di Navi Pillay in molti hanno detto che è stata una donna coraggiosa. Lei ha risposto: Perché ci vorrebbe coraggio per dire la verità? No, non dovrebbe richiedere coraggio affermare la verità perché, in un modo o nell’altro, prima o poi si impone. Eppure credo che di coraggio in realtà ne occorra tanto. Certe verità sono scomode. Quando si toccano i potenti si rischia. Navi Pillay sta subendo infamanti accuse da parte di Netanyahu e Trump che si sentono attaccati per le politiche di guerra seguite contro i palestinesi. L’intenzione del Comitato per il Nobel, che l’ha definita coraggiosa e integra, era riconoscere l’impegno di una vita per combattere i crimini contro l’umanità. Il Premio Nobel per la Pace per il 2026 va a una persona che con coraggio eccezionale e integrità ha aperto la strada verso un ordine giuridico globale più completo. Il vincitore di quest’anno ha svolto un ruolo fondamentale nel garantire che crimini di guerra contro l'umanità e il genocidio vengano perseguiti. Navi Pillay, 85 anni, giurista sudafricana, ricoprì i ruoli di giudice della Corte penale internazionale e Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i Diritti Umani. Lo scorso anno, come presidente di una commissione d’inchiesta dell’Onu sui territori palestinesi occupati, pubblicò un documento in cui si affermava che le autorità israeliane avevano commesso atti di genocidio contro la popolazione palestinese di Gaza.

Il beato Rosario Livatino patrono dei magistrati 

Rosario Livatino, ucciso dalla mafia il 21 settembre 1990, è stato scelto come Patrono dei magistrati italiani, dopo che nel 2021 era stato dichiarato beato. “Il primo magistrato nella storia a essere riconosciuto come martire”, così l’ha definito papa Leone XIV. Un punto di riferimento per quanti ogni giorno amministrano la Giustizia. Nel mese di giugno di due anni fa qui in carcere a Monza fu allestita una mostra per ricordare un giudice che ha saputo amare la giustizia, essere cristiano e credibile anche come magistrato, e che trovò il coraggio di esserlo fino alla fine. “Sub tutela Dei” (Sotto la protezione di Dio), era il motto che lo ha accompagnato per tutta la vita. Nel giorno di Ferragosto andò personalmente a portare in carcere il mandato di scarcerazione per un recluso. Così spiegò quel gesto: All’interno del carcere c’è una persona che non deve restare neanche un minuto in più. La libertà dell’individuo deve prevalere su ogni cosa. 

Giornata mondiale contro la pena di morte 

Si celebra il 10 ottobre di ogni anno con lo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica sull'abolizione della pena di morte. Secondo il rapporto di Amnesty International, nel 2025 le esecuzioni sono state 2.707. Nel 2026 siamo a 1547. Non sono comprese le esecuzione avvenute in Cina. Sono 17 i Paesi dove è ancora in vigore la pena di morte.

Ri(flessioni) 

1. Suicidio in carcere Emanuele Blandini, 28 anni, il 26 settembre si è impiccato in una cella del carcere di Caltagirone dove si trovava per aver aggredito un carabiniere. I familiari vogliono vederci chiaro e capire cosa sia veramente accaduto. “Andremo avanti sino a quando non sapremo con certezza che cosa è successo e sino a quando ogni nostro dubbio non verrà fugato. Prima di allora non ci rassegneremo in alcun modo”, dice il fratello Francesco

2. Tentati suicidi in Emilia Romagna Il Garante regionale dei detenuti dell’Emilia Romagna ha dichiarato che “ogni 33 ore un detenuto tenta di togliersi la vita”. Ci si dovrebbe interrogare, capire se c’è altro, oltre alle fragilità personali, che favorisce così tanto sia il ricorso al suicido sia i tentativi, per fortuna non riusciti. Spesso chi entra in carcere è una persona debole, straniera, povera, con varie dipendenze e psichiatrico. Per loro il carcere non è il luogo adatto dove stare, anche se hanno commesso reati. Hanno una pena da scontare ma non va dimenticato che la priorità è superare le fragilità e tornare a essere cittadini onesti. 

3. Esecuzione pubblica Sarà fucilato il prossimo 3 dicembre Nidal Malik Hasan, maggiore dell’esercito Usa, che nel 2009 uccise 13 soldati. Dal Pentagono la decisione che l’esecuzione sia trasmessa in diretta streaming. Sembra che negli Usa sulla pena di morte non si tenda a una maggior civiltà, ma si torni alle barbarie del passato. Pensando di far del bene.

4. Fermo illegittimo La Corte d’appello di Catanzaro ha stabilito che il fermo imposto alla nave ong Sos Humanity per non aver obbedito alle autorità libiche era illegittimo. Motivo: un salvataggio in mare si considera concluso solo quando i sopravvissuti vengono sbarcati in un luogo sicuro, dove la loro vita e i loro diritti fondamentali siano tutelati. Le istruzione della Guardia costiera libica erano illegittime e la Libia non è certo un luogo sicuro. Ma lo è per i Governi italiani. 

5. Assisi, preghiera per la pace Domenica 27 ottobre 1986, Assisi: i rappresentanti delle religioni diffuse nel mondo si ritrovarono per pregare insieme e chiedere il dono della pace. Un evento che lasciò il segno e che a distanza di quarant’anni porta ancora frutto. Quest’anno dal 25 al 27 c.m. si rinnoverà l’incontro tra i rappresentanti di tutte le religioni mondiali. Nella preghiera si invocherà il dono della pace e la capacità di dialogo tra le religioni. L’incontro sarà accompagnato dalle parole pronunciate da papa Leone il giorno in cui fu eletto: Pace disarmata e disarmante Capacità di dialogo e desiderio di pace: un orizzonte che le chiese offrono al mondo intero. dt

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