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Visualizzazione dei post da settembre, 2026

Oltre i Confini Magazine, voci e storie dal carcere di Monza di Antonetta Carrabs

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  La nascita della rivista Oltre i Confini Magazine è uno strumento di riabilitazione e di inclusione che viene alla luce come un vero laboratorio di idee e un efficace strumento di comunicazione interna ed esterna al carcere. Una rivista dal taglio moderno, ricca di immagini che la rende ancora più fruibile nella lettura. Un progetto di significato, una risorsa per la vita di gruppo che diventa un valore, anche in una situazione difficile come quella del carcere.  L’esperienza di scrittura, per i detenuti, svolge un’importante funzione di democratizzazione e di sensibilizzazione di una realtà umanizzata fatta di persone che vivono in attesa di riconquistare la propria libertà, una libertà che descrivono come un dono prezioso. Il carcere può riformare e trasformarsi in occasione di cambiamento se si attivano itinerari di formazione e di istruzione, se si potenziano gli organici, se si favorisce il dialogo con la società civile, con le associazioni di volontariato. Serve un gr...

Amnistia? Non ho molta speranza di don Tiziano Vimercati cappellano del carcere di Monza

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Chi frequenta il carcere si sarà sentito rivolgere spesso queste domande: è vero che stanno per concedere l’amnistia? È iniziato l’Anno santo e Papa Francesco ha chiesto qualche gesto di clemenza per i detenuti, qualche forma di amnistia o di condono della pena: lo ascolteranno? In questi giorni: anche il nuovo papa Leone XIV porterà nel cuore noi carcerati e chiederà un indulto o un’amnistia?                                           Mi pesa essere sincero con loro perché le dichiarazioni dei politici al governo finora escludono decisamente atti di clemenza. Si parla solo di certezza della pena, di nuovi reati (altri però cancellati), di inasprimento delle pene, della costruzione di nuove carceri. Qualche volta anche parole che promettono scelte interessanti e a mio parere giuste, ma che stentano troppo a realizzarsi. Penso alle persone tossicodipendenti o ai soggetti psichiatrici...

La scrittura in carcere è un atto di cura e umanizzazione di Antonetta Carrabs

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Nel silenzio delle carceri la parola scritta diventa voce, spazio di resistenza, mezzo di riscatto. Comunicare e scrivere, per chi è detenuto, è strumento vitale per riaffermare la propria identità, ricostruire legami con il mondo “fuori” rielaborare la propria storia personale. La scrittura rappresenta, quindi, un valore umano, educativo e sociale.   L’esercizio di questo diritto incontra, a volte, numerose limitazioni, spesso giustificate da esigenze di sicurezza e ordine interno. Recentemente si è acceso il dibattito pubblico riguardo alla censura di alcuni giornali scritti da detenuti , sollevando interrogativi sulla libertà di informazione e di espressione all'interno degli istituti penitenziari. L'articolo 21 della Costituzione italiana sancisce il diritto alla libertà di espressione e di informazione. Tale diritto può subire limitazioni per motivi di sicurezza, ordine pubblico o disciplina interna. Il regolamento penitenziario (D.P.R. n. 230/2000) e l'ordinamento p...