Oltre i Confini Magazine, voci e storie dal carcere di Monza di Antonetta Carrabs
La nascita della rivista Oltre i
Confini Magazine è uno strumento di riabilitazione e di inclusione che viene alla
luce come un vero laboratorio di idee e un efficace strumento di comunicazione
interna ed esterna al carcere. Una rivista dal taglio moderno, ricca di
immagini che la rende ancora più fruibile nella lettura. Un progetto di
significato, una risorsa per la vita di gruppo che diventa un valore, anche in
una situazione difficile come quella del carcere. L’esperienza di scrittura, per i detenuti, svolge
un’importante funzione di democratizzazione e di sensibilizzazione di una
realtà umanizzata fatta di persone che vivono in attesa di riconquistare
la propria libertà, una libertà che descrivono come un dono prezioso. Il carcere può riformare e trasformarsi in occasione di cambiamento se si
attivano itinerari di formazione e di istruzione, se si potenziano gli
organici, se si favorisce il dialogo con la società civile, con le associazioni
di volontariato. Serve un grande lavoro
culturale che garantisca dignità, diritti e autonomia, valori non solo per
la persona reclusa, ma per tutta la collettività, perché il carcere è, e deve
essere, parte della società civile. Il carcere è uno dei luoghi in cui un paese democratico
misura il suo tasso di aderenza ai diritti universali dell’uomo. E’ il fulcro
in cui l’uso della forza, regolato dallo Stato nel processo, cerca il suo più
difficile equilibrio con l’umanità del trattamento sanzionatorio e con la
risposta rieducativa che la Costituzione affida alle pene.
Il carcere, oltre ad avere
la funzione della custodia, assume, quindi, anche quella di educare alla
libertà attraverso la promozione di un cambiamento, trasformando la vita
detentiva in una grande opportunità. Il compito della rieducazione a seguito
della commissione di un reato o della violazione di una norma, è quindi quello
di indurre il soggetto a scegliere il bene e riconoscerlo per non commettere
più lo stesso errore. La scrittura assume, quindi, un valore in questo percorso
riabilitativo perché aiuta a riflettere, favorisce il confronto e crea legami: l’impegno di ciascuno ha un significato
altro, una forma di riscatto, sentirsi parte di qualcosa di importante. La scrittura è uno spazio di
libertà ed è questo il vero filo conduttore del nostro laboratorio di scrittura
giornalistica, dove la lettura e la scrittura sono diventati validi strumenti
di formazione nel percorso di crescita e di consapevolezza di ciascun detenuto
che racconta la propria umanità. Un progetto, il nostro, che ha riscosso consensi sia
da parte del Direttore Cosima Buccoliero che ha scelto di collaborare: “ringrazio
la rivista Oltre i Confini Magazine per
la possibilità che mi dà di parlare di carcere. Spero con questo mio contributo
di intercettare lettori che forse non si sono mai interrogati su cosa accade
alle persone che varcano il grande cancello accompagnate dalle forze
dell’ordine.
La vita all’interno prosegue lenta quanto il mondo libero è
frenetico. Il ritmo è quello proprio dell’istituzione totale con un immobilismo
che accentua il divario tra il dentro e fuori. La persona che entra in carcere
si ritrova appartenere alla categoria del “detenuto”, gli viene sottratta ogni
capacità di gestione della propria vita ma allo stesso tempo si pretende il
“cambiamento”, si sollecita l’abbandono degli atteggiamenti delinquenziali. Il
carcere non può continuare ad essere un mondo sconosciuto segnato solo dal
bollettino dei suicidi; è parte integrante della nostra comunità e conviene a
tutti avere la voglia di dare uno sguardo oltre le sbarre. L’opportunità che
promuove questo progetto è molto importante.” Nel silenzio
delle carceri la parola scritta diventa voce, spazio di resistenza, mezzo di
riscatto. Comunicare e scrivere, per chi è detenuto, è strumento vitale per
riaffermare la propria identità, ricostruire legami con il mondo “fuori”
rielaborare la propria storia personale. La scrittura rappresenta, quindi, un
valore umano, educativo e sociale.
L’esercizio di questo diritto incontra, a volte, numerose limitazioni,
spesso giustificate da esigenze di sicurezza e ordine interno. Recenti notizie
di cronaca hanno evidenziato casi di censura di alcuni giornali, sollevando
preoccupazioni sulla libertà di stampa e di informazione, episodi che hanno un
impatto anche sui detenuti, che vedono ulteriormente limitato il loro già
ristretto accesso all'informazione. Non è il nostro caso, fortunatamente.
La rivista è
un luogo simbolico di libertà in cui la parola scritta assume un valore
profondamente rieducativo e trasformativo perché, da un’esperienza di
marginalità, ci possono essere occasioni di rinascita. Oltre i Confini Magazine
è molto di più di una semplice rivista: è una piattaforma di libertà
espressiva, di reintegrazione e di giustizia riparativa. La cultura, se è
capace di restituire alla persona detenuta dignità, senso e opportunità di
crescita, rappresenta una forma essenziale di umanizzazione della cura. La
cultura deve essere considerata una componente fondamentale del benessere della
persona detenuta: di sicuro è di contrasto alla disumanizzazione. Con la
scrittura i detenuti affrontano emozioni complesse come la rabbia, il rimorso,
la vergogna, ma anche la nostalgia, la speranza, l’amore, riportando dignità là
dove spesso domina il pregiudizio. La narrazione, la parola, la poesia diventano
salvifiche: le
parole diventano spazio, significato, possono aiutare gli animi a riconciliarsi
là dove tutto sembra perduto. La scrittura diventa un atto di
cura e di umanizzazione
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