Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 42/26 18 ottobre 2026 XXIX domenica del Tempo Ordinario di don Tiziano Vimercati
Collaborare per il bene comune
“Maestro, tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno”. Così inizia il dialogo tra Gesù e i discepoli dei farisei e alcuni erodiani inviati per interrogare Gesù. C’è molta malizia in questo comportamento. Si cerca di blandire stuzzicando l’amor proprio: sei veritiero, non guardi in faccia a nessuno, quindi sei coraggioso, ti stimiamo... in realtà lo vogliono stanare, desiderano che compia un passo falso mettendosi contro il potere politico dei romani o contro il popolo che mal sopportava di dover pagare le tasse ai romani (in questo mi sembra che noi italiani abbiamo molto in comune con loro). E’ lecito o no pagare il tributo a Cesare? Ecco la domanda che avrebbe dovuto compromettere Gesù. Ma Gesù chiede che gli venga mostrata una moneta e dopo aver chiesto di chi è l’immagine e l’iscrizione esprime il suo pensiero: Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. Gesù intende riconoscere l’autorità umana, e quindi l’autonomia, mettendo però dei limiti: non deve sostituirsi a Dio, deve rispettare la coscienza delle persone, non può imporre particolari stili di vita che toccano la dignità umana. Penso abbia fatto bene l’arcivescovo americano Timothy Broglio a dichiarare che ‘ogni cattolico assegnato al plotone d’esecuzione ha il dovere di chiedere di essere esonerato da questa azione contraria all’insegnamento della Chiesa’. Questo brano è stato letto come una indicazione circa i rapporti tra lo Stato e la Chiesa, quali poteri all’uno e quali all’altra. Credo sia meglio intenderlo come parole che ci invitano a collaborare, ciascuno nel proprio ambito, per il bene di tutti. Stato e Chiesa si rivolgono alle stesse persone e se si desidera davvero il loro bene la strada più fruttuosa è collaborare per raggiungere il più possibile il bene comune. C’è una moneta che dovrebbe essere ben conosciuta: quella che porta l’immagine dell’uomo, creatura amata da Dio. Ciò che giustifica ogni autorità, compresa quella della Chiesa, e saper mettersi al servizio dell’uomo. E’ il desiderio profondo di Dio. dtiziano.
La Chiesa in carcere prega per papa Leone
Pubblichiamo il messaggio inviato dall’Ispettore Generale dei cappellani delle carceri, don Raffaele Grimaldi: un invito a pregare per il papa che sta affrontando la malattia, e un’espressione di affetto e riconoscenza per la missione di guida del popolo di Dio. Accogliamo anche noi, della Casa Circondariale di Monza, questo invito e ci uniamo nella preghiera e nell’affetto per il papa. Carissimi, nell’Angelus di domenica scorsa il Santo Padre ha annunciato al mondo che sarà sottoposto ad un delicato intervento chirurgico per un nodulo al polmone. Questa inaspettata notizia, spinge tutti noi, come Chiesa in Carcere, a unirci a tutte le Chiese presenti in Italia, innalzando al Signore la nostra supplica per la salute del Santo Padre. Carissimi amici Cappellani e operatori penitenziari, invito tutti, in questo particolare momento a pregare per Papa Leone XIV, mentre vi raccogliete in questi giorni attorno all’altare di Cristo per celebrare l’Eucarestia, il grande mistero della salvezza. Vogliamo esprimere dunque la nostra vicinanza e l’affetto verso il Santo Padre, con la nostra fiduciosa preghiera. Dalle molteplici "celle" dei ristretti, dalle nostre cappelle e da tutti gli Istituti di pena, pregheremo per lui. Noi Chiesa in carcere, unitamente a tutta l’Amministrazione Penitenziaria, auguriamo al Santo Padre una pronta guarigione e una piena ripresa, che gli consentirà di poter svolgere al meglio la sua preziosa e impegnativa missione Apostolica e profetica, continuando a donare a tutti la forza della speranza.
Papa Leone per la salvezza di Oleshky
Situazione tragica per quei pochi abitanti di Oleshky rimasti. Poco più di 1500 dei 40.000 che erano prima dell’invasione russa. In questa città del Donbass manca cibo, elettricità e medicine da molti mesi. Se continua così i pochi rimasti hanno poche probabilità di sopravvivere, ed è quasi impossibile riuscire ad abbandonare la città. Papa Leone ha telefonato al Presidente Putin per chiedere di intervenire in favore della popolazione stremata. Sembra che questa richiesta sia stata accolta favorevolmente.
Storie di vita che danno speranza
Senza farne degli eroi, penso non lo vorrebbero, alcune persone sanno fare scelte di generosità, di attenzione verso gli altri, di generosità e amore che penso valga la pena di essere conosciute. Ne abbiamo bisogno per ravvivare un po’ la speranza e credere che è possibile fare qualcosa di buono nella vita. Mi piace pensare che di persone così in realtà ce ne siano molte di più di quanto immaginiamo. – Meri Drugman, malata di Sla, ma ancora volontaria a Lourdes Una bella storia, anche se scaturita dentro a una grande sofferenza, quella di Meri Drugman, 63 anni, un’insegnante milanese di scuola media. E’ tornata al santuario di Lourdes come “dama”, cioè a servizio degli ammalati, nonostante anche lei malata di Sla. Tornata perché più volte nel passato venne a Lourdes come dama, insieme al marito, barelliere. - Premio missionario “Cuore amico” Il comboniano Padre Diego Dalle Carbonare vive da dieci anni come missionario in Sudan, un paese in forte crisi umanitaria e rovinato dalla guerra civile.
La suora missionaria Beatrice Loda, una vita intera dedicata ai malati delle Isole Vanuatu, un arcipelago dell’Oceano Pacifico. L’infermiera Stefania Cremaschini in Perù da oltre trent’anni. Dirige l’ospedale Mama Ashu di Chacas. – Tre nuove suore burundesi Ieri ad Appiano Gentile, tre ragazze del Burundi hanno emesso la professione religiosa perpetua: desiderano essere suore per sempre dunque al servizio di Dio, della Chiesa e dei fratelli. I loro nomi: Beatrice Ndayishimiye, Concilie Nintunze e Jaqueline Irankunda.
Testimonianza di Padre Marcello
Padre Marcello Matté è cappellano del carcere di Bologna da oltre trent’anni. Conosce bene la realtà carceraria italiana, le profonde contraddizioni, le ingiustizie e le violenze che ogni giorno si consumano nelle carceri. “In prigione ci sono 850 persone, quando i posti sono 450. Quando un detenuto esce è pieno di rabbia e di rancore. Si vuole fare credere che il carcere sia l’unica risposta possibile ai reati, ma l’equazione ‘più carcere, più sicurezza’ è menzognera: togliere le persone che hanno sbagliato dalle strade non risolve i problemi loro, né i nostri. Prima o poi torneranno sulle nostre strade piene di rabbia per quanto hanno sofferto; circa il 70 per cento di ex detenuti direttamente immessi in società, senza percorsi di inserimento, ricade degli errori commessi, la percentuale si abbassa al 16 per cento per chi è seguito con un percorso che assicuri dignità oltre a libertà. Davvero, non vale la pena spendere 160 euro al giorno per ogni detenuto tenuto lì a soffrire, meglio spendere per creare opportunità e un futuro più sensato”.
Ri(flessioni)
1. Suicidio in carcere Aveva confessato l’omicidio di una donna venezuelana, avvenuto lo scorso mese di agosto, a Messina. In questi giorni, Bessem Slimeni, 22 anni, tunisino, si è tolto la vita impiccandosi alle sbarre della finestra della cella, nel carcere di Barcellona Pozza di Gotto, Messina. Sembra che avesse anche problemi psichiatrici. Tragedie che si ripetono con le stesse modalità. Niente di nuovo, verrebbe tristemente da dire. Ma il dolore per queste tragedie è sempre nuovo, devastante. Mai ci dovremmo abituare.
2. Ora rischia il rimpatrio Insieme a due connazionali un ragazzo tunisino ha partecipato al salvataggio di un anziano disabile bloccato in casa da un incendio. Ma, identificato dalla polizia, non ha i documenti in regola. Ora rischia il rimpatrio. Ma che doveva fare? Scappare, dopo aver compiuto il bel gesto? E noi cosa dovremmo fare? Dura Lex, sed lex. E’ stato autorizzato il trasferimento in un Centro di permanenza per i rimpatri (si legga pure carcere). Qualcosa non quadra.
3. Esecuzione pubblica: sospesa la diretta Sembra ci abbiano ripensato: l’esecuzione di Nidal Malik Hasan, maggiore dell’esercito Usa, che nel 2009 uccise 13 soldati, prevista per il prossimo 3 dicembre, avverrà ma non sarà trasmessa in diretta streaming. Così ha deciso il presidente Trump. Però, fino a pochi giorni prima, aveva difeso con decisione la diretta streaming. Troppe le prese di posizione contrarie e troppo vicine le elezione di Metà Mandato.
Non sembra un vero ripensamento ma solo un calcolo politico di convenienza, visto che la grande maggioranza degli americani disapprova la diretta e i favorevoli alla pena di morte, anche se ancora in maggioranza, sono in lenta diminuzione.
4. Bastano le scuse? Ormai sappiamo quanto possano essere pericolosi i social, se usati male. Un giudice di New York ha condannato una influencer a pubblicare sul suo profilo Instagram, in modo per visibile, per tre anni e mezzo, le scuse per aver raccontato bugie e rovinata la vita e l’attività economica di una dietologa. Il danno però ormai è stato fatto e chissà se la persona danneggiata riceverà qualcosa oltre alle scuse. La reputazione chi gliela restituirà? Sono cose anche di casa nostra.
5. Troppe Giornate Dopo aver promulgato la legge per l’istituzione della Giornata del riciclo della carta, il presidente Mattarella ha esortato a ponderare bene l’opportunità di istituire nuove Giornate. In poche parole ha chiesto di darci un taglio. Sono ormai 51 le Giornate nazionali istituite di cui ben venti dall’attuale Governo e sedici dai due precedenti. La penultima, la scorsa settimana, è stata la Giornata della Meraviglia. Chi di noi lo sapeva? dt.


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