Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 38/26 20 settembre 2026 XXV domenica del Tempo Ordinario di don Tiziano Vimercati
E’ una grazia lavorare nella vigna del Signore
Così leggiamo nella prima lettura di questa domenica, dal libro del profeta Isaia. I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie. Oracolo del Signore. Ce lo dimentichiamo spesso. Quando, pur continuando a considerarci cristiani, annacquiamo il vangelo, sorvolando su ciò può dar fastidio a certi modi ormai diffusi di comportarsi, scorretti ma accettati. Quando non solo non riusciamo a fare nostro lo stile di vita di Gesù, e questo è comprensibile, ma neanche lo desideriamo veramente. Quando, dice il vangelo di oggi (Mt 20,1-16), tu sei invidioso perché io sono buono? Una bontà che può dar fastidio, perché eccessiva, irrazionale, non secondo i nostri pensieri e la nostra giustizia. Una bontà che smaschera le ipocrisie perché ci dà fastidio in quanto rivolta soprattutto a chi più ha sbagliato, a chi non la merita, e a noi, peccatori sì, ma di piccola taglia; a noi che la sua bontà un po’ la meritiamo perché le preghiere le conosciamo e qualche opera buona riusciamo a realizzarla, non ci sembra giusto. Rimaniamo spiazzati quando ci accostiamo a Dio liberi dai pregiudizi e scopriamo che va oltre i nostri pensieri, che ha sempre, in ogni momento, qualcosa di nuovo che ciò può anche sembrare esagerato ma che ci inserisce nel suo pensiero e nella sua giustizia. I miei pensieri non sono i vostri pensieri, il suo modo di agire non è il nostro. Chi darebbe lo stesso stipendio all’operaio che ha lavorato un mese intero e a quello che la fatica del lavoro l’ha sopportata solo per qualche giorno? Nella parabola di oggi il padrone di casa assume lavoratori da mandare nella vigna. A orari diversi, però: alcuni all’inizio di giornata altri quando ormai il tramonto è imminente. A tutti promette e consegna un soldo. Naturalmente i primi non sono contenti e mormorano. Ecco la bontà che dà fastidio. E’ vero, a me ha dato il giusto, quanto pattuito. Ma molto di più ha dato a chi ha lavorato poco, anche se si trattava pur sempre di un soldo. Qualche sindacalista avrebbe qualcosa di dire. L’intenzione di Gesù, in questo brano, era quella di un padrone che non vuole che a nessuno manchi il necessario per vivere, perché un soldo era quanto occorreva in un giorno. Il comportamento del padrone sarà pure, a nostro giudizio, irrazionale ma di quella irrazionalità dettata dall’amore e dalla compassione. L’irrazionalità di Dio, quei suoi pensieri diversi dai nostri, ci stupiscono, ci appaiono come uno scandalo, ma è lo scandalo dell’amore, di cui tutti abbiamo bisogno. Anche chi lavora nella vigna fin dalla prima ora. Perché lavorare nella sua vigna de, fin dalla prima ora, è una grazia. dtiziano
Braccianti accampati
Arrivano ogni anno, numerosi, i braccianti stagionali stranieri per la raccolta degli ortaggi e della frutta. Qual è lo stipendio che percepiscono e dove alloggiano? Più o meno le risposte le conosciamo. In questi giorni in Puglia, a Cerignola, duecento braccianti sono accampati nelle tende. In qualche modo, in condizioni abitative indecorose senza la disponibilità di servizi essenziali, e igieniche sanitarie proibitive. Vanno bene, i braccianti, per questi lavori faticosi, mal pagati, che gli italiani cercano di evitare. Non vanno più bene quando si tratta di accoglierli in modo dignitoso e di riconoscere il contributo che ci offrono per la crescita del nostro Paese. Molti oggi invocano la remigrazione come soluzione di tutti i nostri mali. C’è sempre un colpevole a cui addossare le colpe così da nascondere le nostre incapacità e gli errori che si commettono nell’affrontare la realtà. A proposito: quanto sono pagati questi lavoratori? Percepiscono almeno un soldo al giorno, quanto serve per vivere dignitosamente, come i lavoratori del vangelo di oggi? Da diverse inchieste fatte la paga giornaliera è attorno ai 20/25 euro. La giornata lavorativa è molto spesso molto lunga, anche 14 ore. E alla fine della stagione della raccolta, arrivederci a tutti.
Fuori legge
Leggendo il libro di Roberto Mozzi, Fuori Legge, quando la pena tradisce la giustizia, cappellano per dieci anni della Casa Circondariale (C.C.) di Milano san Vittore, mi chiedo tante cose. Ci sono tante persone che in carcere non dovrebbero stare. Tuttora però ci sono. Parlo di persone affette da malattie psichiatriche, persone con seri problemi che il carcere non può assolutamente curare, semmai aggravare. Questo libro parla di una sezione detta CAR (celle ad alto rischio) dove vengono rinchiuse le persone con un alto rischio di suicidio, o per altri gravi motivi. Roberto Mozzi espone alcune situazioni veramente eclatanti, a partire da una burocrazia esasperante, per esempio la fatica che deve affrontare un detenuto per riuscire a contattare i propri familiari.
La cosa che più mi fa riflettere è la cattiveria e il menefreghismo da parte di persone che dovrebbero vigilare su di noi e darci una mano. Questo è difficile che accada perché non c’è personale qualificato e adatto a questo tipo di problematiche. Fa riflettere anche il fatto di quanti diritti abbiamo e quante leggi dovrebbero tutelarci. Il problema è che la maggior parte delle persone, è male informata, non conosce a sufficienza e quindi non è in grado di esserci di aiuto. Il libro parla anche di lavoro sottopagato e contratti che non vengono rilasciati quando si inizia a lavorare alle dipendenze dell’Amministrazione penitenziaria. Concludo dicendo che questo libro, nonostante in carcere ci viva e ho viste queste situazioni, tuttora mi ritrovo ad arrabbiarmi per gli abusi commessi da parte di chi comanda e che, al contrario, dovrebbe fare il possibile per migliorare le condizione di vita di coloro che si trovano in carcere. Sergio G. - Roberto Mozzi, Fuorilegge, quando la pena tradisce la giustizia, In dialogo.
Non saremo noi i soldati delle vostre guerre
Virginia Libero, segretaria dei Giovani Democratici, è intervenuta alla Festa dell’Unità, a Reggio Emilia. Le sue parole hanno innescato discussioni e polemiche. Proviamo anche noi a leggere i passaggi più significativi e poi riflettiamo. Le sue parole pesano, indicano una strada diversa da quella che stiamo percorrendo ora che è la solita scelta nel passato. Ma ve lo diciamo a gran voce: non saremo noi i soldati delle vostre guerre. Se queste destre ci porteranno a un vero conflitto, alle armi andateci voi. Perché noi organizzeremo i disertori. Perché per noi parlare di patria significa ripudiare la guerra, significa dare a tutti un salario dignitoso e cure garantite. I giovani democratici e progressisti sono presenti e non intendono essere solo un argomento di discussione per le prossime elezioni. Senza i giovani, il Paese intero sarà perduto e noi ci faremo sentire senza chiedere il permesso.
Una nuova indagine
La Commissione Giustizia di Montecitorio ha deciso di aprire un’indagine conoscitiva sulle condizioni del sistema carcerario italiano. Bene! Ma di cosa si interesserà? “Acquisire elementi informativi utili a verificare lo stato di avanzamento del programma di edilizia carceraria, le condizioni di lavoro del corpo della polizia penitenziaria, l’efficacia del sistema di esecuzione della pena e le forme di controllo della criminalità in carcere”. E i detenuti? Le loro condizioni di vita, le celle, il vitto, la sanità, il lavoro, l’igiene? Tutto a posto? In sei mesi, alla fine della legislatura, è sicuramente destinata a non concludere nulla di reale. Parole, solo parole, tante parole. Niente che possa cambiare, almeno un po’, lo stato, tragico, delle cose. Gda.
Ri(flessioni)
1. Morto in carcere E’ morto l’8 settembre ma solo ora c’è stata la conferma ufficiale. Si tratta di Mario Abbate, 52 anni, rinchiuso nel carcere di Regina Coeli. Un uomo fragile e seriamente malato che, come tanti altri detenuti, avrebbe dovuto riceve cure adeguate e anche un altro posto in cui scontare la pena. Dall’inizio dell’anno sono 155 le persone morte in carcere, di cui quasi cinquanta si sono suicidate.
2. Carcere di Lucca I posti disponibili sono 37. Ma i carcerati presenti sono 100. Tasso di sovraffollamento al 270%, con una media nazionale che è al 142%. Ormai si accetta tutto, anche questo esagerato tasso di sovraffollamento.
3. Fermare Israele Omer Bartov, storico israeliano-statunitense, ha dichiarato: Un crimine contro l’umanità, invece di destare scandalo, viene legittimato o ignorato. Lo stillicidio dei piccoli gazawi affonda le sue radice in decenni di disumanizzazione dei palestinesi. Il mondo deve fermare Israele. Solo così lo salverà dall’autodistruzione. Non mi sembra che siano in tanti a voler fermare Israele. Anzi, a Israele tutto è permesso, anche i crimini più efferati. Anche se il loro primo ministro Benjamin Netanyahu è ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità per quanto fatto a Gaza.
4. Spianata delle moschee Gerusalemme: 160 coloni israeliani hanno invaso la spianata delle moschee, recitando anche delle preghiere, cosa non ammessa dagli accordi del 1967. Un affronto ai musulmani.
5. Studenti palestinesi accolti Dalla striscia di Gaza 25 studenti hanno raggiunto diversi atenei italiani. Certamente una piccola ma anche grande cosa.
6. La dura vita del carcerato Il mio cane vive 50 volte meglio di un detenuto a Regina Coeli: parole che sono un duro atto di accusa pronunciate dal presidente della Camera penale di Roma, Giuseppe Belcastro.
7. Bollo auto. Un po’ più fortunati di noi gli statunitensi: 5.000 dollari a ogni adulto in caso di vittoria di Trump alle prossime elezioni di metà mandato. Una chiara mossa elettorale. Da noi non è così chiaramente elettorale la decisione di esentare dal pagamento del bollo auto nel prossimo anno le auto sotto una certa potenza. Però ne ha tutte le caratteristiche. In ogni caso si tratta di un solo anno e non è per tutti. Naturalmente chi ne usufruirà è certamente contento. dt.
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