Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 33/26 16 agosto 2026 XX domenica del Tempo Ordinario di don Tiziano Vimercati
Anche ai cagnolini
Immaginiamo di esserci anche noi, duemila anni dopo, sulla scena del vangelo di questa domenica. Siamo in compagnia di Gesù e degli apostoli, stiamo andando verso due città popolate da pagani, Tiro e Sidone. Una donna, che avrebbe dovuto proseguire indifferente sulla propria strada, inizia invece a implorare e si umilia ai piedi di Gesù per strappargli un po’ di pietà. In qualche modo aveva sentito parlare di quel profeta che girava per le strade della Palestina lasciando il segno della sua presenza. Ciò che avviene, però, ci disturba, ci consegna un’immagine di Gesù diversa da come siamo abituati. Gli apostoli: ma cosa vuole questa donna, perché ci disturba, è troppo insistente e non capisce la situazione. Gesù non ne vuol sapere di lei e lo ha espresso con chiarezza: prima non le rivolge la parola e poi la invita ad andarsene perché “non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini”. Ma lei insiste, esaspera gli apostoli al punto che, per togliersela dai piedi, chiedono a Gesù di esaudirla. Strana logica: esaudire una persona non perché si partecipa al suo dolore ma per liberarsene. Si concede tutto a chi grida di più, a chi è più forte e violento, a chi ci dà più fastidio. Noi, spettatori di oggi: non penso ci dia fastidio questa donna, le sue grida non ci disturbano, le riteniamo giustificate, perdoniamo a una mamma disposta a tutto per ottenere la salvezza di una figlia. Proviamo più fastidio per la reazione di Gesù, il suo far finta di niente prima, il rifiuto dopo, e le dure parole quasi offensive. Ci guardiamo in faccia con imbarazzo, non osiamo dire niente, ma ci chiediamo il perché di tanta durezza. Il comportamento di Gesù, che comunque ha un significato ben preciso, è qui ricordato per mettere in evidenza la fede della donna pagana: “Donna, grande è la tua fede!” Aveva tutti i motivi per scoraggiarsi. La maggio parte di noi si sarebbe arresa perché è inutile insistere e sperare in chi erige muri. La nostra fede spesso è debole perché quando viene messa alla prova, in genere a causa di qualcosa di brutto, può uscirne rafforzata ma anche indebolita sulla via della fine. La donna cananea ci insegna che la fede non deve venir meno, deve essere coltivata per sostenerci anche nelle inevitabili crisi che la vita ci riserva. E a quel punto, quando tutto ci direbbe di lasciar perdere, quando non vediamo vie d’uscita e la speranza si perde, sentiremo la voce di Gesù che anche a noi rassicura: “Avvenga per te come desideri.” dtiziano.
Nobel per la pace ai bambini vittime della guerra a Gaza e in tutto il mondo
Ottima la proposta del professor Eugenio Mazzarella, docente di filosofia a Napoli, sostenuta dal quotidiano Avvenire, di candidare i bambini di Gaza al premio Nobel per la pace. Sarebbe un importante segnale politico e umano. Un grido che implora la fine delle guerre dove i bambini sono vittime innocenti e indifese. In ogni parte del mondo e in ogni guerra. Perché riconoscere l’immenso dolore e la morte che hanno subito e subiscono ancora i bambini di Gaza vuol dire ricordare tutti i bambini che pagano un prezzo salato a causa delle guerre: i bambini ucraini, ma anche quelli russi; quelli israeliani uccisi nel raid di Hamas il 7 ottobre 2023, gli iraniani, i sudanesi, e l’elenco potrebbe continuare. Padre Ibrahim Faltas, direttore delle scuole della Custodia di Terra Santa, ha dichiarato: “I bambini di Gaza sono loro stessi il significato della parola pace, perché hanno subìto le conseguenze nel corpo e nella mente delle azioni di adulti incoscienti e irresponsabili, perché hanno sentito e visto l’orrore della violenza, perché hanno sofferto la morte di chi ha dato loro la vita... Riconoscere il sacrificio dei bambini di Gaza è un atto di verità e giustizia. Riconoscerlo nel tempo con il premio Nobel sarà il segno indelebile di chi crede fermamente nella pace”.
Qualcosa possiamo fare
Si può aderire a questa proposta scrivendo una mail: petizione.gaza@avvenire.it
Non più bambini: lo erano
Centinaia di manifestanti israeliani per diversi mesi, fino alla tregua dello scorso mese di ottobre, hanno sfilato in diverse luoghi di Tel Aviv e davanti a basi dell’aeronautica militare semplicemente mostrandole le fotografie dei bambini uccisi a Gaza, nel più assoluto silenzio. Età, data della morte e la scritta “Era e non è più”. Nella speranza che portino molti a riflettere e a non cadere nell’indifferenza. Queste proteste silenziose sono state riprese dalla regista israeliana Hilla Medalia e sono confluite nel cortometraggio Children no more: were and are gone.
E così Giulietta si trova in carcere
Dai dati di Antigone, associazione per la tutela delle persone ristrette. Aprile 2025: undici donne si trovavano in carcere con il proprio bambino. Dopo poco più di un anno, 2026, sono venticinque le donne carcerate e trenta i bambini. Oltre a due donne in gravidanza. In mezzo il decreto che ha reso non più obbligatorio ma facoltativo il rinvio della pena per le donne in gravidanza o con figlio con meno di un anno. E così Giulietta si trova in carcere. Nata in ospedale ad Avellino, dopo soli cinque giorni è stata portata in carcere assieme alla madre. Probabilmente troverà tanto affetto anche in carcere, tuttavia non è il luogo ideale per una bambina. Da subito, per Giulietta, la vita è difficile.
Nel rispetto della dignità di ogni uomo
Abbiamo scritto, la scorsa settimana, che l’otto agosto 1956 è una data da ricordare. E’ l’anniversario della strage di Marcinelle, Belgio: 262 minatori morti, di cui 136 italiani. Il presidente Mattarella ha inviato un messaggio, letto durante la commemorazione: Siamo invitati a riflettere sul prezzo umano che venne pagato e ad agire affinché simili sciagure non abbiano a ripetersi e la gestione dei flussi migratori obbedisca a criteri di rispetto della dignità delle persone.
Ma non è una crociera
Soccorsi in mare tra Lampedusa e Malta: 73 persone sono in viaggio verso Ravenna dove dovrebbero arrivare nella giornata di martedì. Il motivo vero di questa disumanità, e direi anche legalità, non si è mai capito davvero. A meno di dire semplicemente che lo si fa per scoraggiare i disperati e chi cerca di soccorrerli. Atteggiamento meschino.
Centri per migranti in Uganda
Cinque Paesi europei, Danimarca, Austria, Germania, Paesi Bassi e Grecia, stanno pensando di realizzare un centro detenzione per migranti, in attesa di essere rimpatriati, nel cuore dell’Africa, in Uganda. L’Italia già lo fa, con scarso successo e dubbia legalità, con il centro in Albania. Ciò che manca è il rispetto per queste persone, la facilità con cui li si giudica pericolosi, la superficialità con cui si negano le loro richieste e diritti. Il flusso migratorio sempre più affrontato senza guardare il volto di chi arriva, con il suo carico di dolore e di speranza. Contano solo le questioni di sicurezza, quelle economiche, e di propaganda.
Cpr (Centri di permanenza per il rimpatrio): Non c’è rispetto
Nei Cpr non c’è rispetto della persona, è una vita dentro le gabbie. Lo afferma il vescovo di Civitavecchia Gianrico Ruzza. Che aggiunge: Sono peggio delle prigioni. Condivido la battaglia delle diocesi di Capua e Trento contro la realizzazione di nuovi Cpr nei loro territori perché sono strutture dove non c’è il rispetto della dignità umana.
Cpr Potenza
Un uomo di 32 anni, tunisino, si è tolto la vita nel Cpr di Potenza. E’ il secondo in due anni. Ne è scaturita una protesta e l’arresto di otto persone. Guai a trasgredire le regole quando non è lo Stato a farlo.
Cpr Milano
Un uomo di 37 anni, marocchino, è in gravi condizioni all’ospedale di Niguarda dopo aver ingoiato acido nel Cpr di via Corelli, a Milano. Questi Centri di detenzione amplificano violenze e disperazione.
Ri(flessioni)
1. Suicidio in carcere Dopo undici giorni di agonia nel Centro Ustioni di Niguarda è morto Salaheddine Nekhli, di 39 anni. Sembra si sia dato fuoco in cella, nel carcere di Cremona. Le indagini in corso stabiliranno la dinamica dell’accaduto. Colpisce non solo la modalità del gesto ma anche che Salaheddine era ormai a fine pena e sarebbe uscito in questi giorni. Quest’anno è il quarantunesimo suicidio nelle carceri italiane.
2. Ultimi dati Gli ultimi dati circa la popolazione carceraria segnano un ulteriore aumento della popolazione carceraria. Otto Agosto: il numero dei carcerati è di 65.009. Ci sono dunque 18660 persone in più rispetto ai posti disponibili. Ciò comporta inevitabilmente un peggioramento delle condizioni di vita, soprattutto in questo periodo di caldo intenso. Il tasso di sovraffollamento nelle carceri italiane è del 140,5%. In alcuni Istituti si supera il 200% E pensare che il Governo aveva promesso di aumentare la capienza delle carceri italiane di diecimila posti (che comunque non sarebbe stata una soluzione): in realtà sono addirittura diminuiti.
3. Chiesa danneggiata La Chiesa di Lugo, in provincia di Ravenna: danneggiata da cinque ragazzi minorenni, costretta, per il momento, alla chiusura.
4. Assad condannato a morte L’ex presidente della Siria, Bashar al-Assad, è stato condannato a morte. Con lui condannati anche il fratello Maher, e un cugino. Il tribunale di Damasco li ha condannati per crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Sentenze inappellabili e per ora ineseguibili in quanto i condannati si trovano in Russia sotto la protezione del Governo locale. dt.
5. Un no alla pena di morte Il parlamento libanese ha abolito la pena di morte che sarà sostituita con l’ergastolo. La decisione è molto importante anche perché nell’area, il Medio Oriente, sono tanti i Paesi dove sono molti i reati che prevedono la pena di morte. Ed è anche tanto applicata. Purtroppo ci sono 54 Paesi al mondo dove questa pena è ancora in vigore. Gda.
6. Percorsi educativi Finalmente parole che danno speranza quelle pronunciate dal vicepresidente del Csm, Fabio Pinelli, in visita al Beccaria di Milano: C'è un lavoro da fare con ognuno dei minori reclusi, da accompagnare con i percorsi educativi da parte dello Stato. Stop al sovraffollamento, sì a un patto che renda residuale la detenzione e preveda soluzioni alternative per chi sbaglia. dt
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