IL CERVELLO Riflessioni di un ex detenuto
Chi vive nel Sud Italia conosce bene le sue meraviglie, il mare, il sole, i paesaggi e il calore della gente. Ma conosce anche un altro volto: quello di un territorio che, in alcuni momenti, può sembrare un inferno nel quale le fiamme aumentano ogni giorno.
Perché dico questo?
Perché, oltre alla bellezza della natura, troppo spesso vedo mancanza di regole, poca serietà e persone convinte di poter fare sempre ciò che vogliono. A volte mi domando: si può davvero continuare a vivere così? Comprendo perché, in alcune zone del Nord o all’estero, noi meridionali veniamo guardati con diffidenza. Non voglio generalizzare e non credo che tutti siano uguali, ma dobbiamo avere il coraggio di riconoscere i nostri problemi. Io stesso, vivendo all’estero, ho imparato un modo di vivere più ordinato e civile: rispettare gli orari, gli impegni, le regole e soprattutto le persone. La civiltà non dipende dal luogo in cui nasciamo, ma dal modo in cui scegliamo di comportarci. Nella mia vita ho cercato di aiutare parenti e amici, sia economicamente sia moralmente. Per sostenere persone che si trovavano in difficoltà ho rischiato di perdere tutto: i miei soldi, la mia serenità e perfino il mio equilibrio psicologico. Ho conosciuto una detenzione dura in un Paese straniero e, nonostante tutto, alcune delle persone per le quali mi ero sacrificato mi hanno voltato le spalle. Sono stato ferito proprio da chi avevo cercato di aiutare. Queste esperienze hanno cambiato la mia mentalità e hanno indurito una parte del mio cuore. Oggi, quando qualcuno mi chiede aiuto, ci penso dieci volte. Mi domando: se io ti tendo la mano e tu poi mi pugnali alle spalle, per quale motivo dovrei continuare a sacrificarmi? Aiutare è una cosa meravigliosa, ma aiutare senza limiti, fino a distruggere sé stessi, non è più generosità. È un fallimento. Per questo, qualche volta, è necessario avere il coraggio di dire di no. Eppure, nonostante le delusioni, continuo a desiderare un mondo diverso. Vorrei un mondo allegro, nel quale non si debba vivere continuamente nella paura. Vorrei un mondo pacifico, senza corruzione e senza ingiustizie. Vorrei un mondo onesto, nel quale ci si possa fidare davvero di un amico, di un fratello e persino di uno sconosciuto. Vorrei un mondo nel quale chi sbaglia venga rimproverato e chiamato ad assumersi le proprie responsabilità, ma possa anche essere perdonato e avere una seconda possibilità. Vorrei che le cose funzionassero correttamente, senza continui problemi, ostacoli e dolori di testa. La realtà, però, è molto diversa. A volte penso che noi esseri umani siamo un disastro della natura. Poi guardo gli animali e provo una strana invidia. Guardo un’aquila che vola libera vicino alle nuvole e, per un momento, vorrei essere al suo posto: lontano dal rumore, dalle bugie, dal denaro e dai tradimenti. E allora mi pongo una domanda: Dio ci ha creati davvero così oppure siamo diventati così durante la nostra evoluzione? Non voglio offendere la scienza e nemmeno alcuna religione. Sono soltanto riflessioni nate dalla mia esperienza. Un’idea, però, me la sono fatta: forse siamo esseri circondati da energia e ciò che frequentiamo ogni giorno finisce inevitabilmente per modificarci. Quando una persona rimane troppo a lungo accanto alla negatività, alla violenza, alla corruzione e alla falsità, rischia di assorbirle. La mente si abitua, il cuore si chiude e ciò che prima sembrava sbagliato inizia lentamente ad apparire normale. Per questo è importante allontanarsi dalle energie negative e allenare il cervello a riconoscere il bene, la dignità, il rispetto e la responsabilità. I cervelli umani sono come miliardi di computer diversi. Ognuno possiede le proprie funzioni, i propri ricordi, le proprie paure e una maniera unica di osservare il mondo. È qualcosa di incredibile. E allora mi chiedo: che cosa potremmo creare se riuscissimo a unire tutta l’intelligenza dell’umanità? Forse qualcosa di simile a ciò che oggi è già entrato nelle nostre case e nelle nostre applicazioni: l’intelligenza artificiale. L’intelligenza artificiale può essere magnifica. Può aiutare le persone a studiare, lavorare, comunicare, curarsi e trovare nuove soluzioni. Ma può anche essere , soprattutto quando viene utilizzata senza coscienza, senza limiti e senza responsabilità. Ancora una volta, quindi, il vero problema non è soltanto la tecnologia. Il vero problema è il cervello umano che decide come utilizzarla. Dopo tutto quello che ho vissuto, credo che la più grande forma di intelligenza non sia sapere tutto, ma imparare a distinguere ciò che costruisce da ciò che distrugge. E soprattutto comprendere che nessuna macchina potrà mai sostituire completamente una qualità che oggi sembra sempre più rara: l’umanità.
E voi che cosa ne pensate?
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