CHE TE LO DICO A FARE di Giancarlo d’Adda
Impotenza da una parte, menefreghismo dall’altra. È questa la fotografia delle nostre carceri oggi. La parola sovraffollamento è abusata, declinata in tutte le salse, additata come il male assoluto. Invece, pur restando di una gravità enorme, è la goccia che fa traboccare il vaso. Anche se non ci fosse, se ogni detenuto fosse rinchiuso in una cella singola da solo, in ambienti e con servizi decenti, i problemi di base sarebbero gli stessi. Le denunce della situazione ci sono da sempre e sono sempre le stesse. Da parte delle associazioni di volontariato, dei garanti dei detenuti, degli avvocati difensori, dei cappellani, dei giornalisti. Anche dagli agenti di custodia. E pure dai direttori.
Ma i governi di ogni colore, il ministero di Giustizia, il Dipartimento dell’amministrazione giudiziaria fanno orecchie da mercate, varano leggi draconiane e aumentano pene, dispongono misure peggiorative. Menefreghismo, ideologia punitiva, sadismo? Verrebbe da dire di sì visto che nulla cambia e da sempre. Da qui l’impotenza. "Che te lo dico a fare" dicevano in Donnie Brasco Al Pacino e Johnny Depp. Brutta sensazione. Ma associazioni, garanti, cappellani & Co., testardi, continuano a frequentare sezioni e aule nella speranza che chi ha il potere cambi direzione.
A mio
parere illusi, ma quello che fanno ogni giorno, i piccoli aiuti che danno sono
comunque importanti. E i carcerati lo sanno. E sono loro quelli che contano.
Commenti
Posta un commento