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Incontro con gli avvocati della Camera penale di A.N.

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Nella biblioteca della casa circondariale di Monza abbiamo incontrato il presidente della Camera Penale di Monza Marco Negrini e l’avvocato Roberta Minotti.  La Camera ha il ruolo di comunicare con la magistratura e con la politica e con il carcere, esamina il contenuto delle leggi, delle condizioni carcerarie con un ruolo consultivo, svolto in maniera volontaria  Si è parlato della legge Nordio, definita dagli avvocati: “LA MONTAGNA CHE PARTORISCE UN TOPOLINO” Si sono approvate misure poco efficaci in un sistema al collasso. Il punto centrale è la discrezionalità, di fatto penalizzante per il detenuto e non utile a un sistema che deve aprire ai benefici e non a chiuderli. C’è un grosso problema di comunicazione da parte delle istituzioni everso i cittadini. Ci vorrebbe uno scambio culturale più ampio per quanto riguarda la situazione reale nelle carceri, per poter avere un cambio di tendenza e comprendere le radici reali del problema. Questo potrebbe cambiare l’atteggiament...

LEGALIZZARE LA DROGA? Non è la soluzione. di A.N

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  Pensiamo alla droga come un qualcosa che l’uomo utilizza da sempre: come svago, come attività ricreativa, come sostegno e anche per motivi religiosi, come per gli sciamani e i terapeuti. Droga è da considerarsi tutto ciò che altera la coscienza, l’alcool rientra tra queste.  Si utilizzano droghe per svariate ragioni, soprattutto tra gli adolescenti: per farsi accettare per sentirsi forti, sicuri, per parlare con una ragazza o, semplicemente, per il piacere dello sballo, dell’evasione dalla realtà o la difficoltà di viverla. Così si diffonde la droga: parte da bisogni umani non soddisfatti, non ascoltati, parte da un cattivo rapporto con se stessi. Questo vale anche per i più moderati.   Ci sono diversi livelli di consumo, uso, abuso, dipendenza stretta. Qualcuno muore. L’utilizzo varia da un Paese all’altro. Diamo qualche dato: in Europa il 35% usa cannabis, il 6/7% cocaina solo il 3% eroina l’1% ecstasy e droghe sintetiche. L’uso di droga è da considerare un’emergenza ...

La testimonianza del direttore de Il Cittadino di Monza e Brianza Marco Pirola

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Avrei potuto scansare questo ennesimo impegno. Avrei potuto declinare a qualche collaboratore l’incombenza di scrivere un articolo magari strappalacrime. O forse ancora meglio scansare completamente la fatica accampando una scusa e girandomi dall’altra parte. No. Ho guardato invece quelle parole. Mi ci sono infilato da solo nell’imbuto di leggere lo scritto che uno dei ragazzi mi aveva timidamente allungato durante il nostro incontro in carcere. Io a differenza del protagonista non ne sono più uscito. Se non alla fine. Il cancello, la situazione, l’emozione di un figlio. La libertà priva e ritrovata seppur per un fugace istante. Una serie di scosse elettriche che mi hanno tenuto inchiodato a quel foglietto. L’emozione sicuramente è la parola chiave di chi dopo 6 anni esce, anche se solamente per poche ore, da uno scatolone in cui è stato rinchiuso per tanto tempo. Ma era un sentimento scontato. Sono andato indietro nel tempo come faccio spesso. All’età che avevo che poi ora è quella ...

Apatia di L.V.

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  Questo è il mood che si respira in carcere. Apatia che è il risultato della noia, della lentezza con cui passa il tempo, dalla mancanza di cose da fare, del degrado che si ha tutt’attorno e dal quale non è umanamente possibile sottrarsi. Nella casa circondariale di Monza l’apatia va per la maggiore, complici una struttura in condizioni ancora disperate, la carenza di attività che con le restrizioni si sono ulteriormente rarefatte. L’unica alternativa, rispetto a questo vuoto che si prova in carcere, capace di sollevare la mente e lo spirito più del carcere stesso, è il lavoro. Lavoro interno, naturalmente, nelle tante attività che sono necessarie per il funzionamento di ciascun istituto, che diventa vitale per far passare la giornata e per guadagnare qualche soldo. Se nonché anche il lavoro in carcere è un lusso: nel senso che, banalmente, soldi per lavorare tutti non ce ne sono e dunque le persone sono costrette a lavorare a rotazione. Sembra un contrappasso: quelli che, secon...

Il fenomeno delle ‘porte girevoli’ nelle carceri che non sono più carceri di M.G.

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         C’è un momento nella vita di alcuni uomini che dura soltanto tre giorni, ma che li segnerà per sempre. Dopo l’arresto, si viene condotti nella più vicina casa circondariale e spesso si finisce, prima di essere assegnati alla sezione, in transito, o in isolamento, e lì si resta fino all’udienza di conferma del fermo che in molti casi deciderà per gli arresti domiciliari. È il fenomeno delle ‘porte girevoli’ che andrebbe risolto una volta per tutte. Un interessante documento girato della casa circondariale di Lodi, a cui fa da sottofondo il commento del dott. Francesco Maisto, Magistrato di Sorveglianza fin dal 1975, ci obbliga a fare alcune riflessioni sul tema della giustizia, riflessioni che fanno nascere molte domande, alle quali non sappiamo dare risposte e che giriamo volentieri al nostro Ministro della Giustizia Carlo Nordio. Sono molti i temi su cui ragionare e tanti non sono stati trattati nei tavoli degli Stati Generali sul carcere. Gliene sot...

Quanto dolore di A.N.

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  Il dramma del carcere, la penuria, la miseria, gli abusi, la non considerazione. Il carcere per alcuni di noi è l’inferno in terra. I condannati all’ergastolo o a 30 anni, fanno davvero fatica: un dolore indicibile, non misurabile, si rischia di chiudersi in se stessi dimenticati nelle 20 ore chiusi in cella, rianimati solo da qualche lucina.  Solo chi ha provato può capire quanto ci si può perdere in un momento così. Il gelo interiore non dà respiro, solo t’incammini verso non si sa cosa… Gli affetti diventano un peso e si vorrebbe essere soli per non avere altre sofferenze e pesi non sostenibili, l’essere ha i suoi minimi… Penso lo si possa paragonare alla notizia di un brutto, male, quelli che non ti danno scampo. Quando si danno pene pesanti, di anni, bisogna ricordarsi che, per quanto una persona possa avere sbagliato, queste diventano tortura, condanne esagerate e inumane, un atto barbaro in una società evoluta. Soprattutto l’ergastolo non ha alcun senso umano privare ...

A Signoria Vostra di R.

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  Per ora ho passato in carcere poco tempo e non sono sicuramente il detenuto più indicato per raccontare la realtà carceraria. Resta il fatto che in carcere a tutti spetta un compito e se mi tocca scegliere tra cucinare e scrivere scelgo scrivere.  La prigione, come ogni contenitore sociale, può sollecitare diverse riflessioni. La prima riguarda noi detenuti. Per indole, o forse per l'educazione ricevuta, mi ritrovo a essere decisamente critico con me stesso e con gli altri. Quindi il mio giudizio complessivo sui i miei compagni di prigione non è di totale assoluzione. Spavalderia, violenza (più verbale che fisica) e inclemenza con chi sbaglia un comportamento, condizionano la formazione di un codice carcerario con un contenuto etico e morale non facilmente conciliabile con il codice accettato fuori dal carcere. Ma resta un fatto assolutamente incontestabile: la solidarietà e la condivisione che ho travato qui non l'ho mai riscontrata altrove. Anche chi ha poco lo divide e ci...