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STORIE DI (STRA)ORDINARIA CRIMINALITA' IL LADRO GENTILUOMO di F.F

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  Fine Anni '70. Gli anni della nostra educazione criminale. Ero ancora minorenne, in 2 a o 3 a media, facevamo ginnastica in via Cavallotti, io e il Gioacchino, di sera, perché d'inverno alle 4 del pomeriggio era già buio pesto. Passa per strada una donna, tutta impellicciata, sola, con la borsetta, un colpo sicuro, probabilmente un ricco bottino per noi. Ci guardiamo negli occhi, stesso lampo di genio: facciamo lo scippo. Il turno è mio.  Mi avvicino rapido e le tiro via la borsa, e a passo lungo e ben disteso m'incammino veloce per la via normalmente, come se niente fosse, per non dar nell'occhio. Ma quella niente, insegue me e il mio amico. Ci raggiunge, ci supplica: «C'ho figli, ci sono i documenti, le foto... c'ho la patente dentro, per favore...». Fermi lì impalati e un po' stralunati, io apro la borsetta: «T'ho, che vuoi, che ti serve? Ecco la patente, ecco la foto dei figlioli...».  E lei: «Noooo! dammi almeno metà dei soldi... c'ho i fi...

La Speranza di I.

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  Un castigo e allo stesso tempo una scuola... il Carcere quello che ci vuole è una buona resistenza mentale tanta pazienza per difendere la propria testa.   Non è un periodo sereno quello che sto passando Ma ho capito che si deve soffrire e non se ne può fare a meno Qui dentro nei pochissimi spazi non c' è posto per passioni, emozioni e desideri si vola con la fantasia. Voglia di volere volare oltre questi muri e dalla triste e pazza realtà quotidiana appoggiati su delle brande in ferro, dove la ruggine intacca anche l'anima scrivere queste poesie lenisce il dolore, la poesia salvifica.   La parola, la poesia, la narrazione hanno un ruolo auto-educativo ti liberano da un peso enorme ... coprendo nell'immediatezza la mancanza degli affetti più cari.   Cerco di sorridere, per accendere una luce timida, nel buio avvolgente cerco di ingannare la mia mente guardando la vita con altri occhi, da un’altra prospettiva pensando in positivo perché s...

Mi manca la famiglia, i figli Di A.N. Z1

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  L’essere genitori all’interno del carcere è molto difficile perché ci sono difficoltà diverse che cambiano in base all’età dei figli. Io sono padre da poco e da cinque mesi devo vedere le mie figlie dal carcere. La sofferenza e la durezza nascono dai sensi di colpa, dal non poterli vivere e vederli come vorrei, scoprire i loro cambiamenti piccoli e grandi. Ogni riferimento esterno porta a loro, creando una malinconia e un malessere costante, un’infelicità cronica. Il pensiero che possano soffrire per la mancanza del papà aumenta la sofferenza del vivere in carcere. Vederli arrabbiati crea un senso di vuoto e impotenza. Fare i colloqui è difficoltoso per le lunghe attese all’ingresso e i controlli da parte della polizia penitenziaria, cosi molto spesso si preferisce limitare i colloqui per evitare un ambiente brutto come quello del carcere. L’amministrazione del carcere dà due colloqui visivi in più per chi ha figli, otto totali al mese contro i sei ordinari da un ora ognuno; ...