Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 37/26 13 settembre 2026 XXIV domenica del Tempo Ordinario di don Tiziano Vimercati
Quante volte perdonare
Probabilmente ispirandosi al salmo 25, Non ricordare i peccati della mia giovinezza: ricordati di me nella tua misericordia, per la tua bontà, Signore, uno scritto della tradizione orientale parla di un uomo che chiede a Dio di non ricordare i suoi peccati. Questa la risposta di Dio: “Quali peccati? Rinfrescami la memoria. Io li ho dimenticati secoli fa”. Il male compiuto ci può bloccare. Possiamo sentirne tutto il peso, spesso opprimente. Questo va bene perché almeno siamo consapevole di quanto abbiamo fatto, purché non ci si fermi lì. Occorre andare oltre, cercare di tendere sempre al bene che ancora si può fare insieme, alla comunione che si può sempre ricostruire, anche dopo qualche errore commesso. Andare oltre significa percorrere le vie del perdono. Che sarà anche difficile, lento e sofferto, ma è l’unica strada per non cadere nei lacci del rancore o, peggio ancora, dell’odio e della vendetta. Questi sì capaci di rovinarci la vita. Il perdono cristiano deve assomigliare sempre di più a quello di Dio. Quali peccati, quali errori, non c’è niente di ciò che hai commesso che impedisca il nostro incontro, potrebbe dire Dio. Quali peccati, quali errori dovremmo riuscire a dire anche noi. Il perdono cristiano ha a che fare con Dio. Non dovremmo perderci in ragionamenti come ha fatto Pietro, quante volte dovrò perdonare al fratello, sette volte? (vangelo di oggi) o, prima mi deve chiedere scusa poi forse perdono; potrò anche perdonare ma non dimenticherò mai il male ricevuto, che è come tenere in pugno il fratello. Il perdono cristiano è senza limiti, settanta volte sette, dice Gesù, cioè sempre. Ci sta dicendo che il perdono è fondamentale nella vita di ciascuno di noi e nella vita stessa della comunità. Nella prima lettura di oggi, dal libro del Siracide, leggiamo: Perdona l’offesa al tuo prossimo e per la tua preghiera ti saranno rimessi i peccati. Ci ricorda con chiarezza che siamo chiamati a perdonare perché a nostra volta siamo continuamente perdonati da Dio. Un popolo di perdonati che imparano a perdonare. Senza fare la brutta figura del servo malvagio della parabola di oggi: “Non dovevi anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te?” (Mt 18,33). dtiziano.
Il coraggio di ribellarsi
Una storia troppo triste, fatta di paure, sofferenze, speranze, poi ancora paura, sofferenza e morte. Una storia a cui accostarci con tremore, rispetto e compassione. Denise Cosco si è tolta la vita a 35 anni. Era la figlia di Lea Garofalo, anche lei morta a 35 anni, nel 2009, uccisa, fatta a pezzi e bruciata dal marito, esponente della ‘ndrangheta. Lea ebbe il coraggio di diventare testimone di giustizia, anche se conosceva bene i rischi di una scelta simile. Una donna che credeva nella libertà e che voleva opporsi al crimine. “Parlo per amore di mia figlia” dichiarò Lea. Come ogni madre desiderava il bene della figlia, una vita semplice, serena, pronta a qualsiasi sacrificio per amore. Lei e la figlia Denise finirono sotto protezione. Non bastò a salvare la madre. Ora Denise ha scelto di morire. Non sapremo mai l’intensità dell’abisso di dolore che si portava nel cuore. Possiamo solo piangere, amarla e pregare per lei. Voglio riportare le parole che pronunciò al funerale della mamma, a cui assistette nascosta dietro a una finestra: «Lea, la mia cara mamma, ha avuto il coraggio di ribellarsi alla cultura della mafia, la forza di non piegarsi alla rassegnazione e all’indifferenza. Ma la vostra presenza è un segno di vicinanza non solo a lei, ma a tutte le donne e gli uomini che hanno rischiato e continuano a rischiare. Per me è un giorno molto difficile, ma la forza me l’hai data tu, se è successo tutto questo è stato solo per il mio bene, e non smetterò mai di ringraziarti». Don Luigi Ciotti, che con i volontari dell’associazione Libera è stato molto vicino a Lea e a Denise, così l’ha ricordata: “Oggi è morta una giovane donna coraggiosa e sofferente. Vogliamo adesso immaginarla riunita in un grande abbraccio con la sua mamma”.
Anche con i droni
Il drone, come ogni strumento tecnologico può essere usato per scopi buoni o cattivi. Non c’è voluto molto per capire che può essere usato per introdurre negli Istituti penitenziari droga, telefonini e ciò che è vietato. Si stanno velocemente moltiplicando i casi in tutta Italia. Un problema da affrontare con fermezza.
Ideologia inaccettabile
La riflessione di mons. Heiner Wilmer, vescovo di Munster (Germania) a nome della Conferenza dei vescovi tedeschi, di cui è Presidente, in merito alle recenti elezioni in Sassonia-Anhalt, non è una dichiarazione politica ma una lettura che ha come riferimento solo la luce del Vangelo. Le elezioni sono state vinte con grande maggioranza, 44,6%, dall’AfD (Alternative für Deutschland è un partito politico tedesco di estrema destra). La riflessione di mons. Wilmer mette in evidenza che l’ideologia dell’AfD è lontana dal vangelo e inaccettabile per un cristiano. L’AfD è palesemente di orientamento nazionalista ed etno-nazionalista. Per questa ideologia non c'è posto né dentro né fuori dai luoghi di culto, né nel cristianesimo, né nell'ebraismo, né nell'islam. Ci opponiamo quando la paura viene contrapposta alla solidarietà. Ci opponiamo quando le persone vengono messe le une contro le altre. Ci opponiamo quando le istituzioni democratiche vengono indebolite. Parole che hanno un valore anche al di fuori della Germania, provvidenziali e utili anche per noi italiani, se venissero conosciute e ascoltate.
A Milano allarme droga
Cresce il problema della droga a Milano. Si è svolto un Convegno, organizzato dall’Università Statale, in cui è stata affrontata la questione della diffusione della droga soprattutto nella città di Milano e in Lombardia. I dati resi pubblici sono piuttosto inquietanti. Il mercato lombardo vale 2,5 miliardi euro. Il totale di quello italiano è di 17 miliardi. Nella sola città di Milano 14mila persone sono in cura per problemi di dipendenze. Bisogna però aggiungerne tanti altri, difficili da identificare. C’è chi ritiene che i consumatori di droghe siano almeno centomila. Il costo della droga è più basso rispetto al passato ed è più facile procurarsela. Troppe vite bruciate, troppi ragazzi e giovani finiscono nella trappola della droga, e molti diventano spacciatori nell’illusione di una facile scorciatoia per la vita. Ragazzi verso i quali il primo atteggiamento da assumere deve essere il farsi carico, per quanto sia difficile e segnato dai fallimenti.
Nel ricordo di Youssef Barsom
Aveva solo 18 anni Youssef quando due anni fa, il 6 settembre, morì per un incendio in cella a San Vittore. Lo abbiamo ricordato su questo notiziario, chiedendo perdono per la nostra incapacità ad aiutarlo come avremmo dovuto, e affidandolo alla misericordia di Dio. Non è stato dimenticato (non succede spesso): in suo nome un gruppo di volontari si impegna nella raccolta fondi per aiutare ragazzi in difficoltà, come lo era Youssef.
Ri(flessioni)
1. Suicidi in carcere - Italiano, 56 anni, martedì sera si è tolto la vita impiccandosi alle sbarre della finestra della cella. E’ successo nel carcere Lorusso e Cutugno, a Torino. - Si conosce almeno il nome: Salvatore. Si è tolto la vita nel carcere di Benevento. Si tratta di un giovane uomo di 37 anni, padre di una bambina. I suicidi accertati, dall’inizio dell’anno sono 48.
2. Dividendo Trump Donald Trump, il presidente americano, ha promesso, in caso di vittoria del partito Repubblicano alle elezioni di metà mandato, 5.000 dollari a ogni americano adulto. Una cifra considerevole, chissà se potrà rispettarla, ammesso che vincerà. Mi sembra che da noi questo modo di agire si chiami voto di scambio. Dov’è finita la democrazia?
3. Con passione Una vita interamente dedicata alla politica. Con passione, determinazione, pronta ad ogni battaglia quando ne era convinta, pronta anche a pagare di persona. Si poteva anche non essere d’accordo con Lei per qualche sua presa di posizione. Rimaneva però il rispetto per una donna leale che tanto ha lavorato guadagnando l’ammirazione di molti. Emma Bonino è morta venerdì, 11 settembre, dopo aver affrontato per un decennio una malattia che l’ha provata duramente. Una politica che ce la messa tutta, con senso di responsabilità.
4. Remigrazione Si sente sempre più spesso questa parola. Qualcuno afferma che sarebbe più corretto definirla deportazione. Ma suona troppo male. I dati ufficiali dicono che in Italia nascono sempre meno bambini e che ciò sarà un problema nel prossimo futuro. Eppure si cerca in tutti i modi di impedire l’arrivo di nuovi possibili futuri cittadini e di espellere anche quelli già presenti. Come se fossero solo un problema e non, se ben gestiti, anche una preziosa risorsa. Occorrerebbe un po’ più di saggezza e di umanità.
5. Carcere: ultima ratio I minori che compiono reati sono un vero problema. Ma la risposta non può essere solo la repressione e il carcere. Un minore non può essere giudicato come se fosse adulto. La prima preoccupazione deve essere quella di recuperarlo. La scelta del carcere non può che essere l’ultima, quando proprio non c’è altra soluzione. Ma, ogni ragazzo che entra in carcere è come un fallimento per lo Stato. Si può ancora, e si deve, fare di lui un cittadino onesto. dt.
Commenti
Posta un commento