QUANDO IL CARCERE SI APRE di Cosima Buccoliero, Direttrice Casa Circondariale di Monza.
Dobbiamo avere il coraggio di guardare queste persone e dire loro che non sono soli, che siamo in grado di vedere la loro umanità, liberandoli così dalla prigionia dei loro errori.
Mentre scrivo questo contributo è stato da poco pubblicato il report annuale dell’associazione Antigone, l’osservatorio permanente sulle condizioni delle carceri in Italia. La fotografia è impietosa. Al 30 aprile 2026 erano presenti 64436 persone detenute a fronte di 51.265 posti disponibili.
È una situazione di assoluta cronicità che
non può più essere stigmatizzata come emergenza visto che si tratta di una
problematica che persiste da anni per cause che si condivide essere strutturali
(carenza di posti, insufficienze di misure alternative, necessità di modificare
il sistema normativo penale, ecc.). Sarà una mia impressione ma mi pare che la
comunità libera sia sempre meno interessata a questi temi e alle condizioni in
cui versano le nostre prigioni. Come dare torto? La guerra, le condizioni economiche
del Paese sempre più precarie, la crisi energetica certamente non aiutano ad
affrontare in maniera sistemica la situazione. Quello che colpisce nel
documento di Antigone sono i dati sulla recidiva che parlano da soli circa
l’efficacia del sistema carcere. Il 45,9 per cento è già stato in carcere da
una a quattro volte e questo è indice delle difficoltà di favorire i percorsi
di reinserimento. In assenza di interventi strutturali, agli operatori
penitenziari resta il compito di continuare a tenere in piedi il sistema
garantendo risposte adeguate ai bisogni delle persone detenute favorendo anche
l’apertura del carcere verso l’esterno, essenziale per il reinserimento
sociale.
Si è appena conclusa nella città di Monza
la prima edizione del festival del teatro carcere “Secondo atto” grazie al
contributo del Comune di Monza e della Fondazione Monza e Brianza; è stato
possibile vedere sul palco detenuti recitare negli spettacoli davanti a un
pubblico interessato che non ha mai fatto mancare l’entusiasmo.
Il mese di maggio ha visto anche
l’organizzazione di un convegno grazie al contributo dei club Lions di zona con
la presenza, tra l’altro, della presidente della commissione speciale tutela
dei diritti delle persone private della libertà personale di regione Lombardia.
Alessia Villa. Si è parlato di lavoro, di formazione, dell’importanza per tutti
noi, indipendentemente dalla condizione, di seconde opportunità, l’importanza
di superare il pregiudizio che bolla le persone detenute, non permette di
crescere, di assumersi anche la responsabilità del male commesso evitando di
trincerarsi dietro a giustificazioni.
Combattere il pregiudizio non è facile. Nessuno di noi può dirsi completamente libero da condizionamenti. Ma una comunità che mantiene la distanza dal carcere rischia di rafforzare proprio ciò che dice di voler combattere: la marginalità sociale e l’esclusione. Ed è proprio per superare i pregiudizi che anche quest’anno abbiamo mantenuto il progetto delle Biblioteche viventi che ha visto in questi giorni tante persone libere entrare nella Casa circondariale di Monza per parlare con le persone detenute, i libri viventi. Perché è solo la conoscenza diretta permette di comprendere che dentro le mura del carcere si muovono persone con sogni e speranze. Che dentro non ci sono mostri ma persone che hanno sbagliato molto più simili a noi di quanto non si immagini. E allora dobbiamo avere il coraggio di guardare queste persone e dire loro che non sono soli, che siamo in grado di vedere la loro umanità, liberandoli così dalla prigionia dei loro errori.
L'articolo è stato pubblicato sulla rivista Oltre i Confini Magazine - luglio 2026. Direttore responsabile Antonetta Carrabs
www.zeroconfini.it
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