Intervista alla dott.ssa Elisabetta Chiesa, responsabile della Sanità penitenziaria della casa circondariale di Monza.




 Quali sono le criticità che riscontra nell’ambito sanitario di questo istituto?

Si tratta di un Istituto complesso, a cui vengono assegnati pazienti con patologie importanti, sia dal punto di vista internistico che psichiatrico, ma anche persone che presentano disturbi comportamentali di difficile gestione in altri Istituti. Questa complessità si scontra con la difficoltà a reperire personale sanitario, sia medico che infermieristico, per cui tutto il personale sanitario è sottoposto a turni pesanti e si fa fatica a seguire con regolarità i pazienti delle varie sezioni. Un punto critico da sempre è la presenza del dentista, che fatica a far fronte a tutte le richieste, anche se bisogna dire che non tutte le richieste di visita odontoiatrica definite urgenti lo sono realmente: purtroppo la patologia dentale è molto frequente anche perché molti detenuti non hanno avuto modo o possibilità di prendersi cura della propria salute dentale prima di entrare in carcere e quindi il problema del dolore dentario è molto comune.

Che cosa farebbe per migliorare la situazione?

Negli ultimi anni ASST Brianza ha indetto numerosi bandi per reperire nuovo personale, sia medico che infermieristico, con l’obiettivo di migliorare la qualità dell’assistenza. È stata riorganizzata l’attività infermieristica, istituendo la visita di primo ingresso, che permette di raccogliere i bisogni di salute dei nuovi pazienti, e rivista la modalità di somministrazione delle terapie, è stato attivato l’ambulatorio infermieristico al reparto Luce. Recentemente sono state riorganizzate le visite mediche nelle sezioni con l’obiettivo di dare maggiore continuità all’assistenza. Per quanto riguarda l’odontoiatria abbiamo iniziato per ora affiancando al dentista un’assistente alla poltrona, migliorando la qualità dell’assistenza, purtroppo è difficile reperire odontoiatri che vogliano prestare il loro lavoro in carcere.

 Quali sono le tempistiche per una visita specialistica in caso di bisogno?

Dipende dal tipo di visita specialistica, come avviene anche sul territorio. In Istituto vengono mensilmente cardiologo, neurologo, ortopedico, oculista, chirurgo, ogni due settimane vengono eseguite ecografie e tutte le settimane sono presenti il dentista e il tecnico di radiologia per l’esecuzione delle radiografie. Vengono poi secondo necessità otorinolaringoiatra (circa ogni 3 mesi) e infermiera specialista nel trattamento delle lesioni cutanee avanzate. Generalmente tutti gli specialisti di mese in mese evadono tutte le visite, abbiamo una lunga lista d’attesa solo per quelle odontoiatriche (circa 4 mesi) e dermatologiche (circa 2 mesi), a breve dovrebbe prendere servizio un nuovo dermatologo per cui questa criticità dovrebbe risolversi.

Le visite specialistiche esterne e gli esami strumentali (Tac, risonanze magnetiche, ecocardiogrammi etc.) seguono le liste d’attesa degli ambulatori territoriali e i codici di priorità, che vengono assegnati dal medico che valuta l’urgenza clinica di un determinato accertamento. Grazie alla presenza di un’amministrativa interna è possibile fissare gli appuntamenti tramite il CUP regionale e questo permette una maggiore flessibilità di organizzazione, anche perché ovviamente ogni appuntamento per visita esterna deve tenere conto anche della disponibilità del personale di Polizia di scorta. Stiamo attivando per alcune specialità (diabetologia, neurologia) la possibilità di svolgere le visite di controllo in telemedicina, in modo da ridurre i tempi di attesa e gli spostamenti.

Qual è il motivo per cui non ci viene rilasciata la cartella clinica dopo un   esame?

La cartella clinica viene rilasciata solo su richiesta e pagando i diritti di segreteria, come previsto per il rilascio di copia della documentazione clinica per tutti gli utenti di Asst Brianza. Questa modalità è prevista anche dalla normativa specifica regionale relativa alla Sanità penitenziaria per tutte le carceri della Lombardia.

Quando emergono urgenze come riuscite a gestirle?

Quando si verifica un’urgenza il personale sanitario viene avvisato tempestivamente dal personale di sorveglianza e si recano in sezione infermiere e medico per una prima valutazione: si prestano le prime cure e si trasferisce poi il paziente in infermeria per proseguire le terapie. Se è necessario l’invio in ospedale, viene contattato il 112 e il paziente viene trasferito in ospedale in ambulanza, sempre con scorta di Polizia penitenziaria, che viene predisposta in urgenza.

 È vero che alcuni medici si rifiutano di lavorare in carcere? Perché?

Il carcere è un ambiente che spaventa, inoltre non è molto conosciuto il ruolo e l’attività svolta del personale sanitario nelle carceri, per cui molti medici non sanno nemmeno che c’è possibilità di lavorare negli Istituti penitenziari. Molti hanno paura, pensando di trovarsi in situazioni rischiose (anche in considerazione dell’aumento del rischio di aggressione agli operatori sanitari in generale, con i numerosi casi riportati anche sui mezzi di comunicazione). In alcuni casi c’è un pregiudizio per cui si pensa che operatrici donne non possano lavorare in carcere. Una parte del nostro lavoro è proprio quella di far conoscere ai colleghi la nostra attività e il contesto del carcere, in modo che più operatori possano avvicinarsi a questa realtà e magari decidere di lavorare in carcere.

Che cosa più l’appassiona del suo lavoro qui in carcere?

È un ambiente molto interessante, in cui si vedono, sia dal punto di vista umano che dal punto di vista clinico, cose che non si avrebbe occasione di vedere altrimenti. Mi piace anche pensare che in questo contesto il mio lavoro ha un senso, perché incontro persone che hanno davvero bisogno di un intervento medico e che nella loro vita magari non hanno mai avuto la possibilità o l’opportunità di prendersi cura di sé. Da ultimo credo che gli operatori sanitari possano rappresentare nel contesto detentivo un aspetto di normalità, che possano portare “dentro” quella possibilità di cura che secondo lo spirito del nostro Sistema sanitario è per tutti.

Quali sono le sfide che affronta tutti i giorni?

La parte più complicata del lavoro è sicuramente il carico emotivo e la complessità del contesto, per cui bisogna mettersi in relazione quotidianamente con persone e ruoli molto diversi (altri operatori sanitari, diverse tipologie di detenuti, personale di polizia, operatori dell’area educativa, volontari, la direzione del carcere, la direzione e i colleghi di Asst Brianza che non lavorano all’interno, le strutture regionali, la magistratura, gli avvocati...) Un’altra cosa non sempre semplice è mantenersi disponibili all’ascolto, senza pregiudizi. Si tratta di un lavoro faticoso, ma appassionante.

*L'articolo è stato pubblicato sulla rivista Oltre i Confini Magazine - luglio 2026.  Direttore responsabile Antonetta Carrabs  www.zeroconfini.it 

 

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