Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 32/26 9 agosto 2026 XIX domenica del Tempo Ordinario d don Tiziano Vimercati
Il silenzio mette paura
Tre giorni fa un giovane musulmano mi ha chiesto: che cosa è importante nella tua religione? Risposi più o meno come fece Gesù quando uno scriba gli chiese quale fosse il comandamento primo fra tutti: imparare ad amare, amando Dio con tutto il cuore e amando il prossimo come amiamo noi stessi. Intervenne il compagno di cella che in quel momento stava pregando ma che evidentemente aveva ascoltato tutto: il nostro Dio è come il vostro, ci indica con chiarezza la verità e le regole da rispettare nella vita per ricevere il premio finale. Mi colpì la fermezza delle sue parole, la sincerità nella ricerca di Dio e il desiderio di vivere seguendo la volontà divina. Ci sono atteggiamenti di fede condivisibili per tutti credenti, che ci permettono di dialogare, di amarci e stimarci, di percorrere lo stesso pezzo di strada, di impegnarci per realizzare insieme qualcosa di bello. Occorre però rimanere sempre in ricerca: della verità, di Dio, del senso della nostra vita, che sono sempre oltre, difficili da delimitare all’interno di stretti recinti e definizioni scolastiche e astratte. Il profeta Elia, prima lettura, ebbe un incontro con il Signore. Non come se lo aspettava, non nel vento impetuoso, non nel terremoto, non nel fuoco. Non in quelle forme in cui l’uomo pensava che Dio si rivelasse. Lo fece invece nel “sussurro di una brezza leggera”. La libertà di Dio che si comunica come vuole e chiede di essere accettato per ciò che è. Elia scopre che il Signore è intimità, dolce presenza, spirito e vita; e scopre anche che per entrare in rapporto con Lui occorre il silenzio, la preghiera, la contemplazione perché il rumore, le troppe parole, alle volte anche quelle di certe nostre preghiere e liturgie, non favoriscono l’incontro con Lui. Dice il vangelo di oggi che Gesù “congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo”. Gesù è solo, per molto tempo, ha cercato il silenzio per entrare in comunione con il Padre. Momento per Lui indispensabile e frequente, sempre cercato nella quotidianità e negli snodi fondamentali della vita. Noi, un po’ di paura l’abbiamo del silenzio. Non solo perché non siamo più tanto abituati; un momento di silenzio può essere per molti un momento di vuoto, di noia e disagio. Anche perché c’è il rischio di scoprirsi troppo fuori posto, accorgersi dei nostri numerosi difetti, tradimenti e piccolezze, e che si faccia vivo il Signore chiedendoci qualcosa di grande e bello ma che a noi un po’ di paura ce la mette. dtiziano.
Date da ricordare
Tre date, in questa prima settimana del mese di agosto, che devono rimanere scolpite nel cuore e nella mente di tutti. Tre avvenimenti che hanno causato morte e sofferenze indicibili. Tre date che dovrebbero ispirare scelte sagge. Tre date che sembrano ormai lontane nel tempo, ma che in realtà riflettono la realtà presente.
2 Agosto 1980: la strage di Bologna. Ore 10,25: un ordigno contenuto in una valigia fu fatto esplodere nella sala d’aspetto della stazione centrale di Bologna, in quel momento molto affollata. Fu l’attentato terroristico più grave, pur tra i numerosi di quel tempo in Italia: causò la morte di 85 persone e oltre 200 rimasero ferite. Le indagini stabilirono che fu un attentato di matrice neofascista e portarono a numerosi processi con la condanna di terroristi esponenti dell’estrema destra.
6 Agosto 1945: bomba atomica sul Giappone Ore 8,15: un potente ordigno nucleare fu sganciato dagli Stati Uniti sulla città giapponese di Hiroshima. Per la prima volta fu usata la bomba atomica. Tre giorni dopo un altro attacco alla città di Nagasaki. Le vittime dirette dei due attentati furono circa 200mila (fu difficile perfino conoscere il numero esatto). Molti altri cittadini subirono gravi conseguenze fisiche che li resero invalide e ne accelerarono la morte negli anni seguenti.
8 Agosto 1956: la sciagura di Marcinelle Nella miniera di carbone di Marcinelle, in Belgio, 262 minatori restano intrappolati a causa di un incendio, perdendo la vita. 136 erano italiani emigrati in cerca di lavoro: sessanta abruzzesi, ventidue della sola città di Manoppello (Pescara). Solo tredici minatori si salvarono. Quegli uomini, dicono i loro figli e nipoti, costruivano l’Europa: Marcinelle è il sacrificio di uomini che senza saperlo stavano scrivendo la Costituzione dell’Europa. In miniera lavoravano infatti insieme 12 nazioni per lo sviluppo economico dell’intero continente.
A Gaza ancora si muore
In molti vogliono illudersi che la situazione a Gaza sia ormai tranquilla. Hanno bisogno di sentirselo dire forse perché i crimini commessi e il dolore per quanto successo sono insopportabili o, peggio ancora, perché in fondo troppi rimanevano indifferenti e poco gli importava delle decina di migliaia di persone che morivano. Leggiamo l’inizio della testimonianza di padre Gabriel Romanelli, parroco della Sacra Famiglia a Gaza. “Com’è la situazione a Gaza? Disastrosa. Purtroppo, la situazione non solo non è migliorata, ma è addirittura peggiorata. Mi spiego.
Dall’inizio della tregua nell’ottobre del 2025, la situazione generale è migliorata nel senso che non ci sono più bombardamenti a tappeto, ovvero attacchi ovunque e in continuazione. Ciononostante, dire che la situazione è migliorata non significa che sia buona. Tutt’altro. Gaza sembra un paesaggio post tsunami, abbandonato alla sua sorte. La gente continua a morire. I bombardamenti proseguono qua e là, persino nel centro della città gremita di persone, di civili. Malattie gravi incurabili, quasi nessuna possibilità di evacuazione per le migliaia di feriti e ammalati, se non per poche centinaia di persone. A migliaia attendono di essere curate all’esterno. La maggior parte degli ospedali, se funzionanti, operano con il minimo indispensabile. Malattie digestive, neurologiche, oculari e auricolari, così come malattie della pelle, sono dilaganti... Delle nostre tre scuole, che avevamo prima della guerra, siamo riusciti a sistemarne una. È a metà marcia: meglio che niente. La frequentavano 2.250 alunni, adesso solo 462. Il bisogno però è enorme. Legno, vetro, colla, cemento, un po’ di alluminio, banchi di scuola, libri e quaderni, pannelli solari, lampade: nulla ci è permesso di far entrare”.
Bambini e minori in carcere
Associazione Antigone: da molto tempo è un osservatorio circa le condizioni delle carceri italiane e dei detenuti. Nel rapporto di metà anno 2026 fotografa una situazione allarmante, di cui in parte ne abbiamo già parlato. Altri dati che denunciano la presenza di bambini e minori nelle carceri italiane. - 572 ragazzi rinchiusi nei venti Istituti penali per minorenni, in costante aumento a causa del Decreto Caivano. Il 40% sono stranieri, soprattutto nordafricani. - 30 sono i bambini con meno di tre anni costretti a vivere in carcere con la mamma. Erano undici solo un anno e tre mesi fa: anche questa come conseguenza di modifiche volute dal Governo. Una giustizia che punta sempre più sulla punizione, allontanandosi però dalla strada più complessa ma fruttuosa dell’educare e anche dall’umanità e compassione. Senza peraltro migliorare la vita di nessuno.
Ri(flessioni)
1. Suicidi in carcere - Un uomo di 35 anni, Costantino Russo, si è impiccato in cella, nel carcere di Napoli- Secondigliano. Aveva iniziato da poco il percorso di collaborazione con la giustizia. - Carcere di Teramo-Castrogno: è stato trovato morto in cella, sembra dopo aver inalato gas dalla bomboletta da campeggio usata per cucinare, un uomo di 48 anni, di origini egiziane. - Carcere Barcellona Pozzo di Gotto: un uomo di 33 anni si è tolta la vita, impiccandosi in cella. E’ il terzo suicidio in sei mesi in quel carcere. - Carcere di Cagliari- Uta: un giovane di 32 anni, sardo, ha tentato il suicidio la sera di lunedì scorso. Soccorso dagli agenti e dai sanitari è stato portato in ospedale dove però è morto la mattina dopo. Lo scenario è il solito: sovraffollamento e persone fragili che non ci dovrebbero stare in carcere. Dall’inizio dell’anno i suicidi nelle carceri italiane sono stati quaranta.
2. Omicidio in carcere Un uomo nigeriano di 32 anni, appena arrivato nel carcere di Prato, è stato ucciso in cella, dove si trovava con tre altri detenuti. Oltre a numerose ferite e segni di percosse, presentava un forte trauma cranico provocato da un corpo contundente. Saranno le indagini, affidate alla Procura a chiarire come è avvenuta l’aggressione del nigeriano.
3. In soccorso dei giovani Un giudice del New Mexico (USA) infligge a Meta di versare 600 milioni di dollari a un fondo per aiutare psicologicamente i più giovani. La società che controlla Facebook, Instagram e WhatsApp è stata ritenuta un pericolo pubblico perché le piattaforme sono “un fattore significativo dell’attuale crisi di salute mentale tra i giovani”. Rendersi conto, non solo a parole, dell’esistenza di un problema è un buon punto di partenza. La protezione della salute mentale dei ragazzi è troppo importante per essere trascurata.
4. Francesco Guccini Dal testo di una canzone di Francesco Guccini, morto giovedì 6 agosto. Da tutti gli imbecilli d’ogni razza e colore / dai sacri sanfedisti e da quel loro odore / dai pazzi giacobini e dal loro bruciore / da visionari e martiri dell’odio e del terrore / da chi ti paradisa dicendo “è per amore” / dai manichei che ti urlano “o con noi o traditore” libera, libera, libera, libera nos, Domine». Così Guccini dichiarò in una intervista parlando della canzone “Libera nos Domine”: Ce l’avevo con tutti gli integralisti, con gli ipocriti, di ogni religione! Ci può stare. dt.
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