A mia moglie chiedo un pò di affetto di Marco F.

 


Scrivo questo articolo per dimostrarti quanto per me sei importante. Mi trovo in carcere da ormai un anno e mezzo e la mia esplosione di rabbia viene riportata proprio in questo articolo. In questo anno e mezzo ho dimostrato in primis a me stesso che sono stato in grado di astenermi da droghe, alcol, gioco d’ azzardo e ingenti abusi di farmaci. Ho dimostrato in questo inferno - chiamato carcere – che si riesce a vivere senza alterare la propria coscienza e quindi sono stato in grado giorno dopo giorno di restare lucido. Ho messo tutto me stesso per arrivare ad un anno e mezzo in questo stato e i meriti me li prendo a testa alta. Per quanto riguarda nostro figlio, ho percepito di essere stato in grado e di aver messo impegno, responsabilità e costanza nel seguirlo ed educarlo al meglio pur considerando il fatto di essere recluso. Ho gestito al massimo le tre telefonate settimanali, ho lottato per ottenere le videochiamate tutti i sabati dalle ore 10.00 alle ore 11.00 e per finire ho chiesto di poter ottenere a tempo indeterminato due ore in più al mese per poter gestire in meglio il mio sbirulo. Nello stesso tempo ho raggiunto una autostima personale per essere stato in grado sino ad oggi di auto mantenere la mia permanenza in carcere, i miei beni immobili ed il continuo mantenimento mensile al figlio come se stessi percependo lo stipendio risalente all’anno 2017. Non ho mai chiesto aiuto in riferimento al carcere, esempio lavaggio o cambio abbigliamento o cibo. Non ho mai preteso nulla ad esclusione di di poter continuare a fare il padre. Ho preteso due colloqui al mese prolungati a due ore anziché una per colloquio. Come ho preteso da parte tua di mantenere precisione e puntualità negli orari nei video-colloqui. Ho chiesto troppo? Considerando dubbi o perplessità in riferimento ai successivi mantenimenti mi aspettavo da parte tua un colloquio separato che serviva per confrontarci sull’educazione di nostro figlio. Ti ho anche chiesto aiuto e allarmando il mio stato d’animo attuale, chiedevo solo affetto. Non giustifico o trovo alibi a mio favore ma ripeto, sfido chiunque al mio posto a non esplodere. Nessuno mi ha mai fermato e nessuno mi ha mai accolto, nessuno mi ha saputo consigliare e nessuno oggi mi ascolta. Nelle 24 ore giornaliere tendo a sperare che qualche medico, educatore o assistente mi chiami e mi dica parliamo o per lo meno parliamone.

COME STO?

Sarebbe la domanda che ogni giorno mi aspetto ma che solo Mirko mi chiede con il cuore ogni volta che ci sentiamo o vediamo. Sono arrabbiato perché mi trovo in un altro contesto con la differenza che a questo ingresso non sono stato io a voler entrarci. Suonerà strano ma ho lottato contro i demoni e non per questo debba essere giudicato per quello che non sono riuscito ad ottenere, almeno ci ho provato e ci ho messo impegno. Ma domandati! Sono stato contento di restare due anni in comunità abbandonando la mia Libertà annullando me stesso? Sono stato contento di affrontare sette ricoveri psichiatrici? Qui mi fermerei a farvi riflettere. In tv ogni tanto si parla di manicomi, ti ricordo che gli attuali reparti psichiatrici lo sono a tutti gli effetti e ancora oggi vengono sperimentate cure utilizzando cavie umane. A volte mi ritrovavo pazienti attorno a me costretti a permanere lunghi periodi senza la loro volontà. Ricordo anche una donna milanese molto ricca e colta che è morta davanti ai miei occhi. È forse stato sottovalutato il suo continuo richiamo? Non saprei risponderti ma una cosa è stata ben chiara; ricordo che eravamo in sala fumatori e  aveva gli occhi sbarrati e respirava accelerata, gli ho domandato se potevo appoggiare la mia mano sul suo petto per sentire il suo cuore e mi disse piangendo, < Marcoooo ti prego aiutami mi sento morire> I battiti del cuore erano davvero a 1000 e precipitandomi nel locale infermieristico allarmando la cosa, mi risposero che non ero tenuto a osservare gli altri pazienti. Intanto potevano salvarla perché due ore dopo l’hanno portata via e l’ indomani sono venuto a sapere che era deceduta. Vedevo ragazzine minorenni morte che camminavano barcollanti, temo che pesavano trenta chili. Vedevo e percepivo malessere e negatività come se tutti noi fossimo posseduti dal diavolo. Zombie viventi devastati dalle malattie mentali e dai farmaci. Ho iniziato a interessarmi e farmi una cultura leggendo libri e bugiardini di tutti i farmaci. E oggi mi trovo ancora il dito puntato aggiungendo alla mia ingiusta pena una condanna in più da scontare.

Vogliamo parlare delle cimici da letto?

Ricordo il medico che quattordici mesi fa circa mi visitò e alle poche domande mi rispose… < bene so io cosa ha lei!!> io risposi < attenzione dottoressa perché conosco fin troppo bene i sintomi psichiatrici e definirei la sua diagnosi sbagliata perché non mi sento affatto schizzofrenico ma vivo realmente il sintomo che animaletti mi camminano addosso e mi pungono. Quindi come diciamo noi in strada non solo debba essere condannato a cazzi ma addirittura cornuto e mazziato, mi devo prendere dello schizzato quando sono le cimici a farmi esaurire…. Oggi a distanza di un anno e mezzo, sempre recluso in cc Monza, nonostante abbia cambiato sei celle in tre sezioni diverse, ho sempre questo disagio e paura ad andare a coricarmi in branda sapendo che sarò massacrato dalla testa ai piedi. Sarò stato anche lungo a scrivere ma allora vi domando se ha senso anche chiedermi- perché sono incazzato nero? E’ per caso astinenza? E per caso pazzia? E per caso altro che in me non funziona? Signori io sfido chiunque a vivere questo incubo ogni giorno e non essere incazzato nero e pronto a spaccare ogni cosa….. Chiedo in continuazione e tramite apposito modulo la richiesta di poter avere un colloquio urgente con l’aria sanitaria, l’aria educativa e il serd. Vi sto anche avvisando che sto per spaccare tutto ma qualcuno sente? Qualcuno mi riceve? La risposta è no, nessuno mi ha ricevuto? Poi succede che, essendo instabile mi sembra ovvio esplodere moralmente e caratterialmente e mandare affanculo chi ho davanti urlando addosso e sputando in faccia il veleno che porto dentro di me.

RIPETO CHE PRIMA DI ESSERE GIUDICATO VORREI ANCHE ESSERE ASCOLTATO E CAPITO.

Questo è un articolo di sfogo che dedico soprattutto a mia moglie che ringrazio molto per essermi vicina ma conoscendoci da una vita, vorrei soltanto un pochino del suo affetto perché continuo a chiedermi come possa odiarmi o essere ancora arrabbiata con me? Ho comunque abbandonato svariate volte la mia vita e la mia libertà per curarmi e lavorare su me stesso e se non si ricorda vorrei scrivere che dal 29 Maggio 2017 ho iniziato a curarmi e richiedere aiuto e da tale data la maggior parte dei miei giorni sono stato segregato privandomi di tutto. Oggi mi sento stanco, molto stanco e voglio tornare a vivere e godermi la Libertà perché non ho fatto un omicidio e la mia vita si è fermata otto anni e mezzo fa….. Direi basta, ma questo basta non ci sarà perché ancora devo scontare una pena dove ad oggi so che c’ è  un inizio ma non una fine……. E allora mi chiedo e mi domando se qualcuno fuori da questo carcere mi aspetterà o se mi ritroverò solo e abbandonato a me stesso. Ho una sorella che se non le scrivo io non so se è viva o morta, non è mai venuta a trovarmi e non penso abbia chiamato in carcere o il mio avvocato per sapere se sono ancora vivo. Non so cosa mi aspetterà ma spero soltanto di non soffrire più perché sono distrutto e stufo di restare chiuso. Ho tenuto stretto un posto di lavoro e spero che mi aspetteranno  ma comunque vada ho le idee chiare di come dovrò proseguire al di fuori di queste mura sperando almeno che la salute non mi abbandoni.

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