Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 28/26 12 luglio 2026 XV domenica del Tempo Ordinari di don Tiziano Vimercati
Come la pioggia e la neve
Così san Paolo nella lettera ai romani, seconda lettura di questa domenica: Sappiamo infatti che tutta insieme la creazione geme e soffre le doglie del parto fino ad oggi. Ci dà l’idea che qualcosa di meraviglioso e bello sta per accadere, ma per il momento si geme e si soffre. Si cerca di capire quale sia il senso della vita, e anche quando ci sembra di poter dire che è una splendida avventura, dobbiamo ammettere che troppi non lo possono dire, e che comunque si accompagna sempre a tanti interrogativi che rimangono più o meno senza risposte. Stupendo il momento della nascita, commuove e riempie di gioia ma, prima o poi, bisogna pur morire. E se la nascita apre a un futuro che in qualche modo conosciamo, in che dimensione ci inserisce la morte? Perché c’è sempre tanta sofferenza nel mondo, troppo spesso causata dagli stessi uomini? Il creato ci appare come un grande fiume di avvenimenti, di cose meravigliose ma anche terribili, di umanità alle volte dignitosa e altre miserevole, un fiume di vicende personali e collettive che si intrecciano in modo drammatico. Ogni giorno, ora lo sappiamo bene, si eleva un grido di dolore da ogni parte del mondo. San Paolo lo paragona alle grida della donna che sta per partorire, preludio di gioia ma il grido è straziante e dura troppo. Mi sembra che nel vangelo di oggi, la parabola del seminatore, possiamo scorgere qualche tentativo di risposta. Il seminatore getta il seme con generosità, senza risparmiarsi, anche là dove, diremmo noi, non dovrebbe. E’ sostenuto dalla fiducia che se compi il bene, qualcosa di buono nascerà, ma anche che nulla di buono viene dal male. Se tanto seme, in un modo o nell’altro, va perso è segno che sempre dovremo fare i conti con il mistero del male. Che potrà essere diffuso, devastante, apparentemente invincibile, ma anche affascinante e desiderabile, purtroppo. C’è anche il seme che porta frutto però, e lo fa in abbondanza quando la volontà del seminatore si incontra con il terreno adatto. La prima lettura, tratta dal profeta Isaia, ci dice quale sia questo seme capace non solo di portare frutto se accolto, ma che possiede la forza di realizzare ciò per cui è stato seminato: Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra... così sarà della mia parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero. E’ dunque la Parola di Dio, data con generosità, il seme che ci offre speranza e ci ricorda che possiamo andare oltre perché è una Parola che ci cambia e opera ciò per cui Dio l’ha pronunciata. dtiziano.
Presentato il XXII Rapporto Antigone
Mercoledì scorso, presso la sede della Caritas ambrosiana, si è svolta la presentazione del XXII Rapporto Antigone sulla situazione delle carceri italiane, e in particolare di quelle lombarde. Un incontro organizzato, oltre che da Caritas ambrosiana, da Fondazione Casa della Carità e Osservatorio Carcere e Territorio di Milano. Sono intervenuti don Paolo Selmi, Caritas Ambrosiana, Valeria Verdolini, presidente di Antigone Lombardia, Marcello Bortolato, presidente del Tribunale di Sorveglianza di Milano e Ivan Lembo dell’Osservatorio. Risulta sempre più chiara la distanza tra quanto afferma la Costituzione italiana e l’effettiva situazione delle carceri e dei carcerati italiani. Qualche dato lo abbiamo già pubblicato e avremo modi di aggiornarci. Interessante l’intervento del Presidente del tribunale di sorveglianza, Marcello Bortolato: «Da un lato c’è una chiusura evidente del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, sempre più autoreferenziale. Si sono ridotti gli spazi ricreativi, quindi, il carcere è sempre più chiuso, non solo materialmente. C’è anche il fatto che, nell’ultima riforma di sicurezza, si è introdotto il cosiddetto agente provocatore: una delle soluzioni più devastanti che possano essere create perché è un moltiplicatore di solitudine e i detenuti non si fidano più di parlare con nessuno. Inoltre il ministro Nordio ha proposto la detenzione domiciliare per alcolisti e tossicodipendenti con cui si pensa di liberare circa 20 mila detenuti, risolvendo il problema del sovraffollamento. La questione è dove metteranno queste persone, perché dovrebbero essere creati 20 mila posti letto in comunità che ancora non esistono. È un modo per illudere i detenuti».
Una bella storia. C’è sempre tempo
Una storia semplice, allo stesso tempo straordinaria, quella di suor Anna Maria del Sacro Cuore, anche se piuttosto rara. Da sempre attratta verso la vita religiosa contemplativa è riuscita a realizzare il suo sogno all’età di 70 anni quando un monastero delle Sacramentine di Genova l’ha accolta. Maestra elementare ha trascorso la vita insegnando e per trent’anni ha assistito un sacerdote malato. Giovedì scorso nel monastero di Seregno, dove era stata in seguito trasferita, è morta all’età di 106 anni. Nonostante l’età ha saputo dare un esempio di profonda spiritualità e di capacità di servizio aiutando le consorelle anziane e malate. Ho semplicemente pensato: è sempre tempo per scelte significative, è sempre tempo per fare quel bene che ci portiamo nel cuore e che le forze ancora ce lo permettono. E’ sempre tempo, per tutti.
Una brutta storia. Le miserie umane
Ci ricordiamo della squallida vicenda della signora Gisèle Pelicot, la donna francese drogata, abusata dal compagno e data in pasto a tanti altri uomini. Un caso che scosse molto e impressionò anche i Paesi vicini. A dicembre dello scorso anno il processo si è concluso con 51 condanne. Non era però un caso isolato. Un’indagine dell’Europol ha scoperto una diffusa rete di abusi sessuali compiuti con la stessa tecnica: sottomettere le donne, togliere loro ogni possibilità di difesa privandole della consapevolezza di ciò che stavano subendo, scattare foto e girare video da condividere. La distruzione totale della donna. Finora l’inchiesta ha portato in cella 57 persone e 156 donne vittime sotto protezione. Una donna coraggiosa Gisèle Pelicot, uscita allo scoperto, convinta che “la vergogna deve cambiare lato perché non tocca alle vittime sentirsi in colpa”. Una donna che, con il suo coraggio, potrà aiutarne tante altre che hanno subìto violenza a non nascondersi, a non vergognarsi perché è chi li compie questi crimini che deve vergognarsi. Visite nelle carceri Una trentina di Istituti penitenziari saranno visitati dopodomani da diverse delegazioni, esponenti del mondo culturale e della società civile. Più di trecento di persone entreranno nelle carceri per incontrare i detenuti, portare solidarietà e vedere quali sono le condizioni di vita. E poi sensibilizzare l’opinione pubblica che poco conoscere la realtà carceraria. Il carcere non è e non deve essere una realtà a parte, estranea al mondo esterno.
Nell’indifferenza di chi dovrebbe agire Il caldo estremo che affligge i cittadini italiani è moltiplicato per mille nelle carceri sovraffollate. Quello di Bologna è senz’acqua, quello di Sollicciano sobbolle di denunce, tutti sono senza ventilatori sufficienti, i mini frigo sono proibiti in cella, i Garanti protestano, ci sono forti contestazioni fuori e dentro. E il Governo? Tace invece di varare un decreto per far uscire più detenuti possibile. E il Dap? Dice di mettere i materassi per terra. Gda.
Ri(flessioni)
1. Una pistola?! Quale messaggio avrà voluto comunicare il presidente turco Erdogan ai rappresentanti della Nato, riuniti ad Ankara, regalando a tutti una pistola? Un dono inopportuno, scandaloso, che però dice su cosa i potenti di oggi confidano. Una pistola spara, uccide, impone la legge del più forte. Un dono così, è obbligatorio accettarlo? Se l’avessero rifiutato... Ma è chiedere troppo!
2. In carcere a 98 anni! Ed è anche ferito perché, dopo aver sparato alla ottantaseienne moglie malata, ha tentato il suicidio, due volte. Succede nel carcere di Marassi, Genova. Una tragedia che si somma all’altra. Dov’è la pietà e il buonsenso? Gda.
3. Agli arresti domiciliari Esce di cella, invece, per grazia ricevuta, Antonio Russo, di ottantotto anni. Durante una colluttazione aveva ucciso il figlio della compagna. Ora soffre di gravi patologie che lo rendono non più compatibile con il regime carcerario. Gli sono stati concessi gli arresti domiciliari: un po’ di pietà e buonsenso si sono trovati.
4. Guerre dimenticate Difficile tenere i riflettori accesi quando le guerre sono lontane. Myanmar: le vittime della repressione scatenata dal regime militare al potere sono ormai centomila. Non solo morti: 3,7 milioni di persone obbligate a lasciare le proprie case. Nei primi quattro mesi di quest’anno quasi settecentomila birmani sono scappati in Thailandia. Oltre al peggioramento delle condizioni di vita della popolazione, all’incremento dei traffici di droga, e al clima avvelenato di guerra civile.
5. Non si mente La televisione pubblica ungherese sospende le trasmissioni: «I media non possono mentire. Ci scusiamo per averlo fatto per anni». Il nefasto potere dell’informazione, soprattutto se di regime e da cui ci si può difendere solo tenendoci il più possibile informati, senza rinunciare a usare la testa. (Questa dichiarazione mi ha comunque sorpreso).
6. Siamo esseri umani Da qualche giorno i detenuti del carcere di Varese protestano per le condizione in cui sono costretti a vivere. Ogni sera battono con forza sulle sbarre gridando: siamo esseri umani, questo è un inferno, chiediamo rispetto. Qualche vicino si è lamentato del baccano.
7. Assunta, dove? Più che riflettere possiamo sorridere. Nel museo di Pitigliano, un’opera di Gerolamo di Benvenuto, “L’Assunzione di Maria”, nella traduzione in inglese diventa ‘Recruitment of Mary”. Assunta, sì, ma al lavoro. Speriamo in regola anche con i contributi. dt.
Commenti
Posta un commento