Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 30/26 26 luglio 2026 XVII domenica del Tempo Ordinario di don Tiziano Vimercati
Cosa sceglieremmo? Ci sono storielle, favole, anche barzellette che iniziano più o meno così: puoi esprimere un desiderio e sarai esaudito. Alle volte i desideri sono tre ma la sostanza non cambia. Ciò che si sceglierà è ciò che più ci sta a cuore. E il cuore è pieno di desideri. Che cosa scegliere, dunque? Che cosa può rendere davvero felice un uomo e una donna? Se si chiedono cose materiali ci si rende pur conto che non necessariamente garantiranno la felicità. Se si chiedono valori spirituali, sembra una bella scelta, ammirevole, ma se poi non si ha nulla da mangiare... Così se si chiede anche solo la salute: è importante essere sani, ma anche qui non basta perché tante necessità materiali devono essere soddisfatte e comunque sempre sani non si può stare e prima o poi bisogna pur morire. Proviamo a immaginare che anche a noi il Signore, come avvenne a Salomone (prima lettura), dica: Chiedimi ciò che vuoi che io ti conceda. Rimarremmo spiazzati e la risposta che alla fine daremo rivelerà la verità di ciò che siamo. Il re Salomone, consapevole della tremenda responsabilità di regnare su un popolo numeroso, chiese un cuore docile capace di distinguere il bene dal male così da rendere giustizia al popolo. Ottenne un cuore saggio e intelligente per agire come avrebbe agito Dio stesso, con giustizia e misericordia. La saggezza dunque è immergersi nella volontà di Dio e seguire la sua Parola nella certezza che sia il meglio per me. La saggezza è comportarsi come l’uomo che, nel vangelo di oggi, trova un tesoro nel campo e non se lo lascia scappare; il mercante che trova una perla di grande valore e non esita a vendere tutti i suoi avere per entrarne in possesso. E’ una fortuna se nella vita ci imbattiamo in ciò che valutiamo meritevole di essere seguito, anche a costo di mettere da parte ciò che pur è importante. C’è chi lascia tutto per seguire un sogno; chi fa della propria vita un dono per il prossimo; chi non esita a rischiare la vita per salvare quella di altri, magari neanche conosciuti; chi accetta il rischio anche di morire per compiere il proprio dovere. Per il cristiano il tesoro da scoprire, e comprendere che tutto il resto non vale come quel tesoro trovato, è quella Parola che, se ascoltata, ci dona un cuore saggio e intelligente capace di compiere quelle scelte che Gesù stesso avrebbe compiuto, e quindi vivere come è vissuto Lui. dtiziano.
Ancora si muore di fame
C’è qualche piccolo segnale di speranza: è calato seppur di poco il numero di persone che nel mondo soffrono la fame. Un rapporto preparato da cinque Agenzie delle Nazioni Unite, e presentato in questi giorni a Roma, ha evidenziato che ancora 645 milioni di persone soffrono gravemente per la mancanza di cibo. In Africa si calcola che oltre 300 milioni di persone non hanno il necessario per vivere. Poco meno di 300 milioni in Asia, che però ha una popolazione molto più numerosa. In America latina e Caraibi sono 32 milioni. Inoltre una grossa fetta di popolazione, il 25,8% cioè più di due miliardi persone, hann passato momenti di insicurezza alimentare anche grave, in ogni caso significativa, costringendo a ridurre qualità e quantità del cibo. Perché non è solo una questione di quantità ma anche di cosa effettivamente si mangia. Che può essere insufficiente e inadeguato.
Morti nel deserto
Sudan, Paese africano poco conosciuto e soprattutto dimenticato. Guerre, lotte tribali, ma anche fame, miseria, malattia. Disperati costretti a lasciare le proprie case accettando di correre gravi rischi per cercare semplicemente di sopravvivere. Trentatré persone sono morte di sete nel deserto dopo che il bus su cui viaggiavano ha avuto un guasto e non è stato possibile continuare il viaggio, comunicare la posizione, ricevere aiuto. Una tragedia della povertà che si è consumata nel silenzio, vittime colpevoli solo di essere nate in quei luoghi, che pagano il prezzo di crimini altrui.
I frutti delle politiche migratorie
I Paesi europei, con l’Italia che rivendica di aver aperto strade nuove, cercano di limitare il più possibile l’arrivo dei migranti. Dunque meno sbarchi, meno arrivi, dati da sbandierare con fierezza e soddisfazione. Guardiamo altri dati che rivelano una realtà molto più complessa, segnata da sofferenza, e anche dalla morte. L’Oim, l’Organizzazione internazionale per le migrazioni dell’Onu, ha dichiarato che nei primi mesi di quest’anno sono aumentate in misura significativa le morti e le sparizioni in mare. Mi sembra che questi dati dovrebbero farci riflettere e chiederci: che fine fanno le persone che respingiamo; quanti condanniamo a morire in mare senza ricevere soccorso? E’ accettabile criminalizzare e rendere quasi impossibile l’opera di che cerca di salvarli dalla morte? I migranti dispersi nel tentativo di raggiungere l’Europa sono aumentate del 27% Nel Mar Mediterraneo il 65% di morti in più (1410 rispetto alle 851 dello stesso periodo dello scorso anno, i primi sei mesi). Cosa c’è da rallegrarsi?
Dove sono i nostri figli?
Davanti all’ambasciata italiana a Tunisi alcune famiglie che hanno perso i contatti con i figli dispersi in mare, o chissà dove, nel tentativo di raggiungere l’Italia, hanno manifestato con cartelli esprimendo il dolore che le consuma giorno dopo giorno. “Dove sono i nostri figli? Abbiamo diritto a una risposta” Non ci sono solo i numeri, le statistiche, e le convenienze economiche e politiche. Il volto più vero e drammatico delle migrazioni sono persone che muoiono, le mamme che piangono e non si rassegnano, che aspettano un ritorno che forse nel loro cuore sanno che non avverrà mai.
Tasse: tre miliardi di euro dagli immigrati
Nel 2025 ottocento milioni in tasse pagate in più dagli immigrati in Lombardia rispetto all’anno precedente: più di tre miliardi di euro. Nonostante che il loro reddito medio sia inferiore di circa diecimila euro l’anno rispetto agli italiani.
Sempre più spese per le armi
L’Italia spende tantissimi soldi per le armi. E ne spenderà sempre di più. Si trova però in buona compagnia di tante altre nazioni, succube di forti interessi economici, di potere, o semplicemente di follia. Mentre i poveri soffrono, muoiono di fame, di malattie, costretti a subire i soprusi e gli errori dei potenti. Che la guerra porti pace è falsa propaganda. I soldi vanno ai mercanti di morte, sottratti agli investimenti in educazione e salute (Papa Leone). Ne fanno le spese soprattutto gli ultimi.Un disegno di legge contro i giovani
Il governo ha approvato un disegno di legge che equipara i minori di 18 anni ai maggiorenni. Oggi sono imputabili e quindi processabili, ma la loro capacità di intendere e di volere va verificata caso per caso da un giudice. Il disegno di legge prevede invece che i minorenni siano considerati sempre capaci di intendere e di volere, a meno che si accerti il contrario. Ennesima legge diretta contro i giovani. In Norvegia invece succede il contrario: hanno abolito da tempo il carcere minorile sostituito con centri educativi. Risultato: in Norvegia la recidiva (il ritorno in carcere) è scesa al 20 per cento, in Italia è del 70-80 per cento. Con questa nuova norma destinata ad aumentare. Gda.
Ri(flessioni)
1. Suicidio Non si è tolto la vita in carcere Mohamed Amin Bassioud, di 25 anni, italiano di origini tunisine. Era un detenuto agli arresti domiciliari. All’arrivo dei carabinieri per un normale controllo si è gettato dal balcone del terzo piano. Il giovane soffriva di grave depressione e disagio psichico. E’ successo a Cosenza. 2. Vacanze in Italia Chiamiamole vacanze antiguerra: un gruppo di ragazzi ucraini sono partiti per raggiungere l’Italia. Alcuni di loro sono figli di soldati caduti in guerra. Altri deportati in Russia dall’esercito. Ragazzi segnati duramente dalla guerra. Una boccata di ossigeno, un pensiero di pace, un’accoglienza calorosa che possa lenire le ferite subite.
3. Ormai è dittatura “Elezioni, mai più”: così ha detto il presidente del Nicaragua, Daniel Ortega, “per non regalare la Nazione all’opposizione”. Non ci saranno dunque le previste elezioni l’anno prossimo. Alla fine ha gettato la maschera. Lo si era già capito dopo anni di dura repressione. La democrazia la si può distruggere passo dopo passo, perseguitando chi osa alzare la testa o semplicemente invoca le libertà sempre garantite. Ma si può perdere anche senza dichiararlo, privandola di aspetti fondamentali. Può succedere anche da noi.
4. Morti sul lavoro Una piaga costante nel panorama del lavoro italiano: cinque morti in 24 ore. Da nord a sud, giovani e anziani, italiani e stranieri. Occorre che ciascuno, in rapporto alle responsabilità, faccia la propria parte per ridurre il più possibile questa piaga.
5. Il volto delle guerre Sono stati celebrati in questa settimana i funerale di 32 vittime del bombardamento di una scuola elementare iraniana da parte degli Usa, il 28 febbraio c.a. In quell’attacco morirono 168 persone, in maggior parte bambine; 110 feriti. E’ bene ricordare queste vittime; è bene essere consapevoli che questo è il vero volto delle guerre.
6. Troppo timidi nel denunciare Itmar Ben-Gvir, ministro israeliano della sicurezza e rappresentante dell’estrema destra religiosa, ha guidato un migliaio di ebrei nel gesto provocatorio di recarsi sulla Spianata delle Moschee, luogo sacro per i musulmani, per celebrare una festa ebraica. Le forze di sicurezza israeliane non sono intervenute per impedire queste manifestazioni religiose proibite. Ben-Gvir derise e umiliò gli attivisti della Flotilla dopo averli arrestati, malmenati e trattenuti poi in carcere. “Benvenuti in Israele” è stato il suo beffardo saluto. Abbiamo sopportato anche questo (poca cosa rispetto a ben altre colpe). Dovremmo vergognarci. dt
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