Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 27/26 5 luglio 2026 XIV domenica del Tempo Ordinario di don Tiziano Vimercati
Questo è quello che so di Cristo
Gesù sta pregando, sta lodando e ringraziando il Padre, il Dio del cielo e della terra. La preghiera del cristiano è lodare Dio, riconoscere la sua presenza nella nostra vita, ciò che già ha fatto per noi. Dovremmo imparare prima di tutto a pregare, atteggiamento del cristiano, un po’ smarrito mi sembra; e a pregare bene, come Gesù. Una preghiera umile, gratuita, fatta non solo di richieste o per il solo senso del dovere, perché si deve pregare. La preghiera di lode scaturisce da un atteggiamento di fede, dalla consapevolezza di avere qualcosa di cui ringraziare. La preghiera di lode ci può essere solo quando l’uomo comprende il legame d’amore e di affetto che ci lega a Dio, quando comprendiamo che la nostra stessa vita è un dono meraviglioso che ci è donato, così come tutte le cose belle che ci circondano. La preghiera di lode nasce spontanea quando l’uomo sa di vivere alla presenza di Dio, ne sperimenta ogni giorno il suo amore e capisce che il Vangelo lo salva. E’ una questione di fede, non di tempo. Se davvero mi sento amato, se davvero, accogliendo il suo invito, faccio l’esperienza di una vita migliore, in qualche modo, come sono capace, sarò riconoscente e saprò ringraziare. Una storiella, forse troppo semplice, narra la vicenda di un uomo che ha saputo cambiare vita perché si è fidato. A lui bastava. “Così ti sei convertito a Cristo?”. “Sì”. “Allora devi sapere un sacco di cose su di lui. Dimmi, in che paese è nato?”. “Non lo so”. “Quanti anni aveva quando è morto?” “Non lo so”. “Sai decisamente ben poco per essere un uomo che afferma di essersi convertito”. “Hai ragione. Mi vergogno di quanto poco so di lui. Ma quello che so è questo: tre anni fa ero un ubriacone. Ero pieno di debiti. La mia famiglia cadeva a pezzi. Mia moglie e i miei figli temevano il mio ritorno a casa ogni sera. Ora ho smesso di bere; non abbiamo più debiti; la nostra è ora una casa felice; i miei figli attendono con ansia il mio ritorno a casa la sera. Tutto questo ha fatto Cristo per me. E questo è quello che so di Cristo”. Ciò che fa la differenza è l’atteggiamento interiore, non quanto abbiamo studiato: chi sa di aver bisogno di Cristo, chi è disposto a convertirsi, chi non ha la pretesa di ingabbiarlo nei propri schemi o pensa di dover dare qualcosa a lui al posto di ricevere, lo può incontrare e capire. Con il cuore colmo di riconoscenza. dtiziano.
Un dolore lancinante al petto
Un dolore lancinante al petto che non smette. io, che mi ritrovo a rivivere lo stesso momento di otto anni prima, sono preso dall’agitazione e vorrei solo che il dolore sparisca. Immagino che cosa mi sta succedendo: un altro infarto. Il dolore svanisce solo dopo che vengo operato. E’ l’una di notte e sono in una camera di ospedale collegato a dei monitor che mi tengono costantemente sotto controllo. Ritrovata un po’ di pace, dopo il forte dolore, devo iniziare a convivere con le preoccupazioni di non poter contattare le persone a me care e rassicurarle che tutto sommato stavo bene. Durante la convalescenza pensavo che questa volta, al contrario di otto anni prima, non ho avuto paura di morire, perché so di aver dimostrato alle persone a me vicine di essere ritornato la persona buona che ero prima che la mia vita prendesse una direzione sbagliata. Ci sono stati momenti di tristezza e di solitudine però vorrei ringraziare gli agenti che sono stati con me giorno e notte e che hanno avuto parole di conforto aiutandomi a sentirmi meno solo, guardato come persona e non come detenuto. Ringrazio anche le persone che con una lettera mi hanno fatto sentire la loro vicinanza e don Tiziano per essere venuto a trovarmi e darmi parole di incoraggiamento e fiducia. Sergio G.
Ergastolo: una parola che mette ansia
Il sangue si gela, tutto attorno si cancella e la paura non permette neanche di piangere. Condannato a una pena più lunga della vita che ho vissuto finora. Ergastolo: una parola che solo a dirla mette ansia... Sono Michele, ho ventidue anni e sono stato condannato al fine pena mai. Vi chiederete alla mia età come faccio a stare bene. All’inizio non è stato per niente facile, il mondo mi è letteralmente crollato addosso, tutti i miei progetti di vita in un attimo distrutti, ho iniziato a isolarmi, prendere terapia come acqua per non sentire il dolore, ho toccato il fondo, sono arrivato a pesare 48,5 Kg. Volevo solo morire. Un giorno mi sono detto: “Ma che cosa sto facendo?” Allora ho iniziato a farmi aiutare davvero, ma soprattutto a conoscermi, a scavare a fondo dentro di me, affrontando le mie paure, le mie insicurezze che sono state il motivo che mi ha portato a commettere il reato. Ho deciso di mettermi in gioco e di prendere tutto quello che il carcere offre per costruirmi una nuova vita e per migliorarmi come persona, perché una cosa l’ho capita: la mia vita non è finita, né tanto meno finirà qua dentro. Michele C.
Gaza è un disastro
Il card Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme, ha ricevuto a Bergamo, lo scorso 29 giugno, il premio Limes per il Dialogo e la Pace. Ha raccontato dell’ultima visita compiuta a Gaza il 22 e il 23 giugno scorsi insieme al patriarca ortodosso, Teofilo III. Anche per chiederci di non dimenticare la popolazione di quei luoghi che sta subendo sofferenza e dolore atroce. Leggiamo la sua testimonianza, fin troppo eloquente. Gaza è un disastro. Le città sono rase al suolo, livellate, azzerate. Rafah non esiste più. Ciò che a me colpisce di più è il fatto di viaggiare su strade fortuite, in mezzo alle tende, alle fognature. Qui vive la gente di Gaza. Un aspetto che le immagini non rendono sono gli odori. E una delle piaghe più presenti in questo momento sono i topi, che mordono. Mordono soprattutto i bambini e Gaza è piena di bambini, si vedono ovunque ma, anziché andare a scuola, giocano, sporchi, accanto alle fogne.
Stati Uniti: la Corte Suprema e lo ius soli
Nella battaglia da tempo ingaggiata dal presidente Trump contro i migranti irregolari presenti sul territorio americano si era aggiunto un ultimo desiderio del presidente: cancellare lo ius soli per i bambini nati negli Stati Uniti da immigrati irregolari, cioè non concedere la cittadinanza. La Corte Suprema ha riaffermato che sono cittadini americani anche i figli nati sul suolo americano da immigrati irregolari. La cittadinanza, rappresenta il diritto di avere diritti: quello di partecipare liberamente alla nostra comunità politica. Gli estensori del XIV emendamento estesero tale promessa a “ogni persona nata libera in questa terra. Oggi manteniamo quella promessa”. Così ha scritto il Presidente della Corte Suprema, John Roberts. Il presidente dei vescovi americani, Paul S. Coakley, ha dichiarato: I bambini non commettono alcuna colpa nel nascere negli Stati Uniti. Eppure quel decreto li avrebbe resi apolidi... non era una questione di status legale o di rispetto del XIV emendamento, ma di riconoscere o negare l'eguale valore di chi nasce nella nostra comunità, e di proteggere la dignità umana di tutti i figli di Dio.
Carceri lombarde e sovraffollamento
La situazione delle carceri in Lombardia: se ne parlerà mercoledì 8 c.m. presso la Caritas ambrosiana. Lo spunto sarà la ventiduesima edizione del Rapporto Antigone che illustra la situazione delle carceri e dei detenuti italiani che appare sempre più fuori controllo. Qualche dato attinto dal Rapporto. In Lombardia abbiamo il 14% dei detenuti italiani (dati di maggio 2026). I posti a disposizione 5.638 ma i detenuti sono 8.939. Il sovraffollamento è al 145%. In alcuni Istituti lombardi supera il 200%.
Ri(flessioni)
1. Suicidio in carcere Nel carcere di Bolzano un uomo, originario di Lecce, di 68 anni, si è tolto la vita dopo essersi chiuso in bagno. Il direttore dell’Istituto ha dichiarato che era molto malato e affetto da diverse patologie gravissime che lo avevano compromesso in modo significativo. Perché stava in carcere, allora?
2. Morire in carcere Gaetano Sciacca, di anni 46, dopo giorni di intensi dolori, muore nel carcere di Caltagirone. Gaetano lamentava da diversi giorni forti dolori al petto e alla spalla. I parenti hanno sporto denuncia nel tentativo di conoscere le cause del decesso e se sono state rispettate le procedure di intervento sanitario. Un detenuto italiano di 75 anni è morto nel carcere fiorentino di Sollicciano. Colpito da un ictus, qualche mese fa, che gli lascò pesanti conseguenze fisiche. Domenica scorsa, dopo un malore è stato portato con urgenza in ospedale dove è morto per meningite. Carcere di Prato. Questa volta un giovane detenuto di soli 26 anni, Dennis Antonio Rodriguez Matute. Si trovava in cella con la mandibola fratturata. Aveva denunciato i poliziotti. Lo stesso giorno in cui è stato trovato morto avrebbe dovuto testimoniare davanti al giudice circa le presunte violenze subite. L’autopsia programmata si spera aiuterà a capire le cause della morte. In ogni caso un’altra giovane vita che se ne è andata.
3. Papa Leone a Lampedusa Il papa, nato a Chicago, ha scelto il 4 luglio, giorno in cui si ricorda la Dichiarazione d’indipendenza dell’America, per la visita a Lampedusa. Non a caso ha scelto questa data. Ha inviato un messaggio agli americani: gli immigrati e i loro figli hanno contribuito a plasmare il futuro della nazione. A Lampedusa ricorderà i tanti profughi che hanno perso la vita in mare, le nostre chiusure, l’indifferenza di molti. Parole di papa Leone a Lampedusa: i morti in questo mare sono vittime sia di decisioni prese, sia di decisioni mancate. Un dramma che chiede compassione, rispetto per i deboli e capacità di gestire il più possibile il futuro che ci aspetta. dt.
4. Che tracce lasciamo?
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