Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 24/26 14 giugno 2026 XI domenica del Tempo Ordinario di don Tiziano Vimercati
Chiamati e inviati
C’è un’umanità che desidera vivere in pace, sorpresa e preoccupata per i sempre più numerosi conflitti che ci affliggono e di cui, in un modo o nell’altro, tutti ne paghiamo il prezzo. Ragazzi e giovani che stavano imparando a conoscersi e a camminare insieme, con la gioia di incontrarsi, di scoprire sensibilità diverse, ma condivisibili. Un mondo migliore, da costruire giorno dopo giorno, con anche un po’ di fatica, ma tanta speranza nel cuore. Ora sembra che si stia tornando indietro, perdendo un patrimonio di progressi sociali e di diritti condivisi, e che la direzione delle scelte che governano il mondo sia nelle mani di pochi, politici (eletti o meno fa poca differenza), potenti in campo economico e finanziario, o fondamentalisti religiosi. Una situazione che ci piace poco e che purtroppo non solo crea una sensazione di paura e precarietà ma che spinge molti a isolarsi, a disinteressarsi del bene comune, a considerare l’impegno politico non solo inutile ma anche sporco, cercando di salvare almeno se stessi, sopravvivendo alla meno peggio. Oppure per qualcuno ad affidarsi e a credere ciecamente in chi sollecita gli istinti più meschini ed egoistici, garantendo il ritorno a un impossibile passato considerato perfetto, anche se non lo era. Allora possiamo ritrovarci nelle parole del vangelo di oggi: Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite come pecore che non hanno pastore. Non fermiamoci però solo sulle nostre paure, sulla fatica del vivere che c’è anche quando consideriamo la vita bella e meravigliosa, cogliamo anche le parola di speranza che Gesù ci rivolge: ebbe compassione... il Signore manda operai... scelse 12 apostoli e diede loro il potere di soccorrere... dite che il regno di Dio è vicino... vivete nella gratuità. La compassione di Gesù, quel suo patire con noi, sentire come sue le nostre sofferenze e piangere le nostre stesse lacrime, continua anche oggi attraverso coloro che, per amore suo, stanno accanto ai fratelli: a loro Gesù ha detto di continuare la sua opera. Ne scelse dodici per portare speranza nel mondo. Senza dimenticare che chi riceve questo annuncio di speranza a sua volta diventa annunciatore. Una bellezza che richiede di essere condivisa e non rinchiusa, custodita gelosamente ma del tutto inutile. Dite che il regno di Dio è vicino: il grande rischio che Gesù ha voluto correre. La bellezza del suo amore donato, che rende vicino il regno di Dio, consegnato a noi che non siamo proprio all’altezza, a noi, fragili, peccatori e traditori. Eppure a noi consegnato. Vuol dire che ce la possiamo fare, la nostra inadeguatezza è sicuramente d’inciampo, ma ciò che davvero conta e lasciarsi amare e vivere di questo amore. dtiziano
L’inarrestabile aumento del numero dei detenuti nelle carceri italiane (nel sostanziale silenzio e assenza di decisioni adeguate e nell’indifferenza di molti) I numeri sono impietosi e rivelano una realtà inaccettabile. Eppure la si accetta, al di là dei proclami che hanno solo il sapore di parole inaffidabili a cui non segue niente, se non un peggioramento delle condizioni carcerarie. I numeri poi, per quanto allarmanti, non rendono l’idea, per chi non conosce dall’interno la realtà carceraria, delle reali condizioni in cui vivono i detenuti. La parola sovraffollamento può anche allarmare, ma non descrive le conseguenze, non dice a quali storture sono sottoposti i detenuti. I numeri possono essere noiosi, stancano, ma ogni tanto fa bene conoscerli, e farci delle domande, chiederci se davvero non sia possibile cercare il più possibile altre strade per l’esecuzione della pena, puntare sull’educazione, sulla scuola e sul lavoro, sulla possibilità di alloggio per chi esce dal carcere. Ecco allora qualche numero aggiornato alle fine di maggio. – Reclusi: 64.741 (49.323 dei quali condannati in via definitiva e 20.350 stranieri). Rispetto alla fine del mese di aprile c’erano 329 detenuti in più. Dall’inizio dell’anno sono 1342 i detenuti in più, dovuto anche al fatto che dall’inizio della legislatura sono stati introdotti 57 nuove fattispecie di reati e l’aggravamento di pena di reati già esistenti, circa una sessantina. Molto critica anche per questi motivi, ne abbiamo già scritto, la situazione nelle carceri per i minori. – Posti regolamentari: 51.269. A causa dell’inagibilità di tante celle la capienza effettiva è molto più bassa: 46.300. A fine maggio le carceri italiane trattenevano 18.441 ristretti in più delle loro capacità. - Tasso di sovraffollamento: 140%. 73 carceri superano il 150% e diverse altre il 200%.
Ne possiamo fare a meno dell’azzardo
In mezzo alle pessime notizie che descrivono la realtà del gioco d’azzardo, con un volume d’affari in continuo aumento e con danni sociali sempre più devastanti, possiamo accoglier con favore il tentativo di affrontare il problema dell’azzardo. Ricordiamolo: lo Stato favorisce e incoraggia il gioco d’azzardo, tra l’altro senza ricavarci più di tanto, che comunque sono soldi sporchi, e generando un sacco di drammi familiari impossibili da quantificare. Il Forum Associazioni Familiari ha organizzato un convegno per arginare e riscrivere il più possibile le regole dell’azzardo. Il giro d’affari del gioco d’azzardo ha raggiunto nel 2025 la cifra di 165 miliardi di euro. Soldi sottratti alle famiglie e che contribuiscono ad aumentare una già diffusa povertà. Un gioco che non è gioco, ma schiavitù e illusione che portano troppi alla disperazione. Con un documento diverse richieste sono state presentate al Governo, tra cui la riduzione delle sale scommesse, il divieto di pubblicità, e la chiarezza sui dati. Ne va della dignità delle famiglie. dt.
Viaggio di papa Leone in Spagna
Dall’isola di Tenerife, rivolto ai migranti e chiedendo ai trafficanti di uomini di fermarsi e di convertirsi, perché dovranno affrontare il giudizio di Dio. A voi cari fratelli migranti spetta una parte nobile e necessaria: apritevi con fiducia alla comunità che vi accoglie, imparare la sua lingua, rispettare le sue leggi, conoscere i suoi confini, partecipare alla vita comune e offrire con gratitudine i vostri doni.
Ri(flessioni)
1. Suicidio in carcere Lamin Sonko, trent’anni, originario del Gambia, con problemi psicologici, si è tolto la vita impiccandosi nel carcere di San Vittore. Sonko era recluso nella sezione riservata alle persone ad alto rischio suicidario. Don Paolo Selmi, presidente della Casa della Carità: perché una persona così vulnerabile si trovava in una cella e non in un servizio di cura? L’amara risposta è che purtroppo il carcere è diventato il luogo dove finiscono tutte le fragilità che gli altri servizi non riescono più a prendere in carico, perché è l’unico presidio pubblico che non può rifiutare nessuno. Dall’inizio dell’anno sono 28 i suicidi nelle carceri italiane.
2. Morto in carcere Giovedì 11 c.m. Samih Mohamed, anni ventuno, è stato trovato morto in cella, nel carcere di Parma. Una vita difficile, segnata da dipendenze e forte disagio. Si stabiliranno le cause della morte. Rimane il fatto che il carcere, anche per lui, non era il posto adatto.
3. Situazione sanitaria Spaventosa la situazione sanitaria a Gaza. Cumuli di macerie e rifiuti dappertutto. Proliferano, diffondendo malattie, topi, cimici, pidocchi, zecche... E’ stato distrutto l’89% delle strutture idrico-sanitarie. Poca acqua a disposizione favorisce la scarsa igiene e il diffondersi dei parassiti e della scabbia. Il caldo estivo non potrà che peggiorare la situazione.
4. Triste record Nel 2025 si è toccato il numero più alto di conflitti dalla fine della seconda guerra mondiale: ben 65. Ciò ha comportato un numero considerevole di vittime, di cui neanche si conosce il reale numero, soprattutto tra la popolazione civile.
5. Il solito ritornello Forse prima o poi sarà la volta buona, speriamo presto. Per 38 volte il presidente americano Trump ha dichiarato che l’accordo per la fine della guerra in Iran era ormai cosa fatta. Salvo poi essere smentito dalla realtà e dagli iraniani. Intanto le incursioni, gli attacchi e i bombardamenti continuano. Poca serietà nel dichiarare e poca fiducia nella diplomazia.
6. Pellegrinaggio Macerata Loreto Decine di miglia di persone si sono messe in marcia partendo da Macerata verso Loreto, percorrendo a piedi, di notte, 28 Km. “Il gusto che l’altro esista è la radice di ogni diritto, di ogni politica degna di questo nome, di ogni pace vera che non sia solo una tregua precaria”: così ha dichiarato Davide Prosperi, presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione. Persone che credono in qualcosa di bello, e che sanno sognare e impegnarsi per un mondo migliore. dt. .
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