Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 25/26 21 giugno 2026 XII domenica del Tempo Ordinario di don Tiziano Vimercati



Siamo solo un piccolo gregge 

Può anche darsi che qualcuno pensi di non aver paura di niente e di nessuno, almeno così dice. In realtà tante paure accompagnano la vita dell’uomo. Reali, che già incidono sulla qualità della vita; temute, come minacce che incombono e che la vita ce la possono stravolgere; immaginarie, che esistono solo nella nostra testa. Nel vangelo di oggi Gesù parla di paura: invitandoci a non averne ma anche ad averne. Ci sono paure che possiamo controllare senza lasciarci schiacciare e rovinare la vita, e ce ne sono altre che ci aiutano a essere migliori. Le paure incontrollate ci condizionano e indirizzano le nostre scelte, di solito in modo negativo. Dunque, non abbiate paura degli uomini ... di quelli che uccidono il corpo... Invece, abbiate paura piuttosto di colui che ha il potere di far perire nella Geenna e l’anima e il corpo. Una paura che non paralizza e non condiziona, non una cattiva consigliera ma l’occasione per non perderci, la paura che mi apre gli occhi su ciò che insidia la dignità di cui ogni uomo dovrebbe sempre godere, e la libertà interiore di scartare tutto ciò che lo impedisce. La paura di sbagliare e dei castighi che ne possono derivare, può aiutare ma è solo un primo passo. Che intanto, però, in qualche modo mi salva. C’è però un passo da compiere che ritengo indispensabile. Devo stare attento a colui che fa perire il mio corpo e la mia anima, ma più ancora deve cercare colui che il mio corpo e la mia anima li fa vivere. Perché alla fine che ci tiene in piedi, donandoci una vita davvero piena, è sentirci in buone mani, avere fiducia, innamorati di chi ci esorta più volte a non cedere alle paure paralizzanti, ma a contemplare il suo volto e a non sentirci mai soli e abbandonati. Non abbiate paura, ricorda più volte Gesù. Non perché ci promette che non capiterà mai niente di negativo, non perché risolverà ogni nostro problema o che basti pregare per ottenere ciò che desideriamo. Nelle fatiche della vita ci dobbiamo passare, ne fanno parte, e ci segnano profondamente. Qualcuno non riesce a portarne il peso, e arriva a rinunciare alla vita. E non serve dire, come abbiamo fatto, in modo superficiale e in fondo falso: Andrà tutto bene. Penso che Gesù intenda ricordarci l’impegno di verità e responsabilità che deve caratterizzare la vita di ogni uomo, sapendo che lui ci ha offerto l’orizzonte in cui situare il senso della vita e ogni scelta che compiamo. Anche in questo momento in cui il cristiano può sentirsi solo, si guarda intorno e non vede molto. Anche perché ci siamo un po’ troppo dimenticati che il cristiano, al di là dei numeri che dicono altro, fa parte di un piccolo gregge. dtiziano.

L’ex carcere di Santo Stefano (Ventotene) 

Entriamo in questa tomba dove sono sepolti ottocento uomini vivi. Così Luigi Settembrini, scrittore, patriota e poi deputato e senatore del regno d’Italia, definì il carcere di Santo Stefano (chissà poi se questa titolazione abbia ispirato qualche sentimento di pietà), dove lui stesso fu rinchiuso per quattordici mesi. Il carcere voluto da Ferdinando IV di Borbone verso la fine del XVIII secolo, fu costruito su una piccola isola vicino a Ventotene (Lt). Rimase operativo per circa 170 anni, fino al 1965. Un carcere famigerato, luogo di sofferenza estrema, di sevizie e torture, celle con poca luce, e finestre che lasciavano intravedere solo piccoli sprazzi di cielo. Oltre al già citato Luigi Settembrini vi furono rinchiusi Gaetano Bresci (l’assassino di re Umberto I), Sandro Pertini, Umberto Terracini, Mauro Scoccimarro e Rocco Pugliese. Dopo anni di abbandono è iniziata un’opera di ricupero e di memoria con l’intento di creare un luogo del ricordo di ciò che è stato e speriamo anche un monito per non dimenticare che anche un carcere non può prescindere dal rispetto verso i detenuti, e che non può limitarsi alla pena ma deve tendere il più possibile al recupero.

Migrante con i migranti, Madre Francesca Cabrini 

Madre Francesca Cabrini, santa, patrona dei migranti, anche lei migrante negli Stati Uniti. Desiderava recarsi in missione in Asia ma papa Leone XIII le chiese di andare nelle Americhe dove c’era una forte presenza di migranti. Giovane donna si fece migrante con i migranti. Si prestò in ogni modo per soccorrerli nelle necessità. Si integrò totalmente nella società americana e ne ottenne la cittadinanza. Dice il vescovo di Lodi, la diocesi in cui è nata: Lei, migrante in una terra straniera, seppe aiutare gli altri immigrati a integrarsi e li soccorse per dare loro un’istruzione e una vita dignitosa. Lei immigrata, aiuto per gli altri immigrati, ottenne la cittadinanza americana, tanto di diventare la prima santa statunitense, pur essendo nata qui in terra lombarda. Nacque infatti a Sant’Angelo lodigiano, nel 1850, dove ieri sera nel corso del viaggio a Pavia è arrivato il papa Leone XIV a renderle omaggio.


Una santa che ci ricorda le nostre radici, i milioni di italiani che hanno lasciato la patria in cerca di condizioni migliori, le loro fatiche, i pregiudizi di cui furono vittime. Una storia che si ripete ma che ci chiede di essere migliori di chi ci ha preceduto. 

Migranti: nuovo regolamento europeo 

Il Parlamento europeo europeo ha votato favorevolmente il nuovo regolamento sui rimpatri e sulle procedure da seguire nei confronti dei migranti. Naturalmente più severe, se non impietose, nei loro confronti. Sono stati ignorati i tanti appelli arrivati non solo dalla varie chiese cristiane ma anche da tante altre organizzazioni umanitarie. Papa Leone ha ricordato che le norme non sono mai astratte, non riguardano statistiche e procedure, ma segnano la vita degli uomini, i più sfortunati, i più poveri, quelli che non hanno strumenti di difesa. Non si deve dimenticare la dignità umana che va sempre difesa, soprattutto la loro. Il papa chiede di ripensare la normativa che introduce i centri di rimpatrio in Paesi terzi: più che rimpatri assomigliano alle deportazioni (eppure in Italia c’è chi si vanta di aver aperto la strada a queste scelte temerarie). Preoccupate anche le parole della segretaria della Caritas europea, Maria Nyman: Esprimo rammarico per queste nuove regole che normalizzano misure coercitive e detenzione, incluso di bambini e famiglie, restringendo al contempo le salvaguardie legali e i diritti e creando centri di rimpatrio fuori dall’Europa. La remigrazione non è una risposta cristiana, ha dichiarato il papa. Sappiamo bene quale sia ormai l’accoglienza che i politici riservano alle parole del papa. Lo hanno difeso, anche se non ne aveva bisogno, quando è stato attaccato da Trump. In quanto ad ascoltarlo, o almeno farsi qualche domanda, è tutt’altra cosa. dt. 

Gravi criticità nel carcere di Firenze 

Il carcere di Sollicciano è così malridotto che la Procura di Firenze ha ordinato il sequestro e la chiusura di 7 sezioni. La decisione dopo un’indagine nata dal ricorso di alcuni detenuti. Cimici, muffa, mancanza di acqua calda, impianti elettrici pericolosi: una situazione che è di tutte, o quasi, le carceri italiane. Quelle stesse carceri alle quali saranno trasferiti i 200 detenuti coinvolti. Carceri sovraffollate. Un fallimento dello Stato e del ministero della Giustizia. Nota a margine: il Dap (Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria) ha tentato di spacciare il sequestro preventivo in una favorevole opportunità per velocizzare i cantieri edilizi in essere. Gda.

Ri(flessioni) 

1. Moschee date alle fiamme -Due moschee, in due paesi vicini, piccoli villaggi a 15 km da Ramallah, sono state incendiate dai coloni israeliani. “Così i coloni spargono terrore” ha dichiarato l’iman. L’esercito israeliano è intervenuto a cose fatte, addirittura minacciando la popolazione locale. Seminare odio allontana ogni soluzione di buon senso. E comunque, con l’odio, non si costruisce niente di buono

2. Un proiettile per il sindaco Il sindaco di Varallo Sesia, Pietro Bondetti, ha ricevuto una lettera di minaccia contenente un proiettile con una firma che richiama il movimento Anti Sionista. Come dicevamo poco sopra, l’odio non porta a nulla di buono, incancrenisce il male esistente e ne crea di nuovo. 

3. Crimini in Libano Ecco le vittime innocenti dell’odio. Dietro ogni numero c’è il volto di un bambino, non dimentichiamolo. Dal 2 marzo sono 247 i bambini uccisi in Libano e 992 quelli feriti. Dodici bambini uccisi o mutilati, ogni giorno. 4. Crimini in Somalia Alla fine dello scorso anno in un raid anti- terrorismo condotto dagli Usa, sono stati uccisi 12 persone tra cui 8 bambini. Gli Usa negano. Qualcuno sarà pur stato. Nessuno se ne assume la responsabilità. Consapevolezza dei crimini commessi o solo uno scaricabarile per non pagare dazio? 

4. Baby-madri in Brasile Certo il Brasile è un Paese molto grande, con oltre 220 milioni di abitanti, però mi sembra che 450 nascite al giorno da madri ragazzine, sono davvero tante. In cinque anni ottocentomila bambini nati da madri giovanissime, al di sotto dei quattordici anni, e qualche volta al di sotto dei dieci. Queste gravidanze colpiscono soprattutto gli ultimi, le fasce deboli della società, e troppe di queste gravidanze non sono frutto di amore, per quanto precoce, ma di violenza e stupri. Molto difficile gestire una situazione del genere, troppo complesso da poterla risolvere solo con leggi o interventi repressivi, sia pure da parte dello Stato. Come in ogni angolo del mondo è indispensabile una strategia educativa. 

6. Quale volto? Il presidente Trump si considera l’uomo più potente del mondo. Superiore alle grandi figure del passato che, secondo lui, avevano meno potere. Giulio Cesare, Napoleone, Alessandro Magno, Gengis Khan, Hitler, Stalin, Mao. Ha dichiarato: I miei poteri sono illimitati. Sono la persona più temuta di sempre. Che si fa? Si ride o si piange? Ci si preoccupa o possiamo stare tranquilli? E’ malato, diabolico, o genio politico? Forse tutte queste cose messe insieme. Penso allora sia meglio preoccuparsi. dt.

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