Settimanale di varia umanità carceraria Santissima Trinità C.C. di Monza Numero 22/26 31 maggio 2026 di don Tiziano Vimercati
Come umili cercatori
“Il tuo volto, Signore, io cerco. Non nascondermi il tuo volto”, così il salmo 27 esprime il desiderio di Dio. E’ però un desiderio che richiede di metterci in ricerca, e rimanerci, con l’umiltà di non pretendere di possedere colui che si desidera, di piegarlo ai nostri pensieri e, ancor peggio, servirsi di Dio per le nostre sporche contese. Ci si avvicina al mistero di Dio con stupore, meraviglia, indegnità, e un po’ di paura. “Mosè si curvò in fretta fino a terra, e si prostrò” quando il Signore scese dalla nube e si fermò presso di Lui. Era troppo anche per lui, capiva di non poter contemplare in pienezza il volto di Dio, e che quel giorno aveva sì fatto un passo avanti ma che doveva rimanere in ricerca. Il rischio di sentirci padroni anche di Dio è grosso e illuderci di saperne abbastanza ci può portare alla delusione, all’alienazione, al rifiuto, al fanatismo e alle tragedie. Delusi perché Dio non ci ha ascoltato, anche se chiedevamo cose belle e sante; alienati perché rinunciando alle nostre responsabilità ci aspettiamo tutto da Dio; al rifiuto perché, visto il suo silenzio, ci si convince dell’inutilità e si decide che di Lui si può farne a meno; fanatici e pericolosi, perché, convinti di sapere tutto di Dio, imponiamo agli altri il nostro pensiero, togliendo la libertà, ma anche la vita stessa, a chi non pensa come noi; un fanatismo che ha favorito spaventose tragedie nel passato e nel presente. Padre Davide Maria Turoldo, sacerdote e poeta, scrisse: Sì, bisogna distruggerti, Dio, per crederti quale sei. Quel dio che ci costruiamo bisogna distruggerlo, quel dio umano proiezione delle nostre paure e desideri, il dio fabbricato dagli uomini, il dio tappabuchi, come l’ha definito Dietrich Bonhoeffer. Quel dio che giustamente molti rifiutano. Quei molti che, anche tra di noi, pensano di non essere credenti, e può essere davvero così ma che potrebbero essere persone pur sempre in ricerca senza accontentarsi di formule più o meno astratte e vuote. Papa Benedetto ad Auschwitz, nel 2006, pronunciò parole che suonano come un grido verso Dio: Perché, Signore, hai taciuto? Perché hai potuto tollerare tutto questo? Il cristiano non mette sotto processo Dio, continua a cercarlo, non ne può fare a meno, e accetta quel volto di Dio, così come si rivela, come ce ne parla Gesù. Un Dio d’amore che manda il Figlio per salvare il mondo, e non per condannarlo, e desidera che nessuno di noi vada perduto. “Chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”, ci ricorda il vangelo di oggi, festa della Santissima Trinità. Questo Dio dobbiamo sempre cercare: Ci hai fatti per Te, Signore, e il nostro cuore non ha pace finché non riposa in Te (S. Agostino). dtiziano
La logica perversa della guerra
Nel 2023 il fatturato mondiale dell’industria delle armi, e dei servizi vari finalizzati agli armamenti, è stato di 632 miliardi di dollari, in aumento rispetto all’anno precedente. Un settore industriale in netta crescita a causa del perdurare dei conflitti in atto e di sempre nuove guerre (o massacri e genocidi) che iniziano. Tra i maggior produttori di armi ci siamo anche noi, in buona posizione, e non è cosa di cui vantarsi: Stati Uniti, Russia, Francia, Cina, Germania, Italia, Regno Unito, Corea del Sud, Spagna, Israele. In Italia nuovo record di esportazioni di armi: 19% in più nel 2025. Il primo mercato, per gli italiani, è il medio oriente - Dwight Eisenhower – Trentaquattresimo presidente degli Stati Uniti. “Ogni colpo che viene esploso, ogni nave da guerra che viene inviata, ogni razzo che viene sparato, significa, in ultima analisi, un furto a coloro che soffrono la fame e non sono nutriti, coloro che hanno freddo e non sono vestiti. Il mondo in armi non sta spendendo soltanto dei soldi. Sta spendendo il sudore dei suoi lavoratori, il genio dei suoi scienziati, le speranze dei suoi bambini.” - Papa Leone nel discorso all’Università la Sapienza di Roma Nell’ultimo anno la crescita della spesa militare nel mondo, e in particolare in Europa, è stata enorme: non si chiami “difesa” un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune. - Nel film Ran del regista giapponese Akira Kurosawa c’è un dialogo tra il buffone di corte, che aveva assistito a innumerevoli e insensate lotte e uccisioni, e un fedele consigliere del Signore della casata, Tango. Il buffone si scaglia contro gli dei e Tango lo richiama a riflettere invece sulle miserie umane. "Non bestemmiare contro Buddha e gli dei: sono loro che piangono, idiota! Per i delitti che gli uomini commettono per la loro stupidità, perché credono che la loro sopravvivenza dipenda dall'assassinio degli altri ripetuto all'infinito. Gli uomini cercano il dolore, non la gioia. Preferiscono la sofferenza alla pace. Guardali, questi stupidi esseri umani, che si battono per il dolore, si esaltano per la sofferenza e si compiacciono dell'assassinio!"
Dalla Striscia di Gaza
Non, non è affatto finita nella striscia di Gaza. Anche se non se ne parla più di tanto. Una tragedia che in troppi sembrano voler dimenticare. Rendendoci però complici. Si continua a morire, e a rendere in tutti i modi impossibile la vita di chi ancora sopravvive in qualche modo. E’ difficilissimo curarsi, il sistema sanitario è allo stremo, i medicinali hanno raggiunto prezzi per la maggior parte della popolazione inaccessibili (anche triplicati). Circolano farmaci scaduti. Mancano le terapie antitumorali. I gazawi che vivono in povertà sono il 90% e non sono in grado di acquistare medicine. Le persone con malattie croniche o con gravi ferite, in attesa di essere urgentemente evacuate sono diciottomila. Niente fa sperare in un miglioramento della situazione. Anzi. Netanyahu ordina all’esercito di prendere il controllo del 70% dei territori della Striscia di Gaza (infrangendo gli accordi di pace). Oltre alle continue leggi in favore dei coloni, e dello stesso Governo, che sottraggono territori ai palestinesi.
Ricordare, per non dimenticare
Un telo lungo 23 metri e largo 7 su cui i volontari di Caneva di Tolmezzo, Friuli, hanno scritto i nomi di 18.457 minori uccisi nella striscia di Gaza dall’ottobre 2023 al 31 luglio 25. Non è e non potrà mai essere un elenco esaustivo. Di tanti altri non si conosce neanche il nome. Un telo che scuote le nostre coscienze un po’ troppo assopite, sempre più insensibili. Non per tutti però: ci sono persone meravigliose che non si arrendono e fanno qualcosa, come i friulani. O come i partecipanti della Flottilla, che hanno messo a rischio anche la vita.
In ogni modo fanno paura
Una notizia che ha sollevato un certo scalpore. Un gruppo di bambini di quinta elementare di Marostica, in provincia di Vicenza, accompagnati dagli insegnati, hanno aiutato a distribuire i pasti ai migranti che si radunano normalmente in piazza Libertà, a Trieste. Lo scopo di questa scelta, a cui erano stati debitamente preparati, era di aiutarli a comprendere il fenomeno migratorio, immedesimandosi nel dolore e nelle fatiche che un migrante incontra nel suo cammino. Non mi sembra una scelta sbagliata e diseducativa se preparata e motivata in modo adeguato. Insegnare ad avere un cuore disponibile, provare compassione e cercare di capire l’altro senza condannare, aiuta a formare uomini e donne che sapranno rendere migliore il mondo. Ci sono state, comunque, tante polemiche, e invocata una interrogazione al ministro Valditara. Come è difficile su alcuni temi, trovare punti d’accordo. dt.
Ri(flessioni)
1. Suicidio in carcere Una giovane donna, poco più che ventenne, si è tolta la vita nel carcere circondariale di Trento. Tutte le istanze per ottenere misure alternative al carcere sono state respinte. Dichiarazione degli avvocati della Camera penale: Ogni cinque giorni una vita si spegne tra le mura dei nostri istituti di pena. Noi avvocati non vogliamo essere complici di questa strage. Però qualche responsabilità, se non gli avvocati, qualcuno la deve pur avere. Nelle carceri italiane è il venticinquesimo suicidio dall’inizio dell’anno.
2. Trattamento degradante Lo Stato italiano condannato dalla Corte Europea dei diritti dell’uomo perché un detenuto paraplegico, rinchiuso in regime di 41 bis nel carcere di Parma, “non ha ricevuto cure mediche adeguate durante la detenzione. La sua condizione ha superato il livello inevitabile di sofferenza insito nella detenzione, integrando così un trattamento inumano e degradante”. Situazioni difficili, se non addirittura tragiche da un punto di vista sanitario, soprattutto psichiatrico, ce ne sono troppe.
3. Cura oltre le mura Nel carcere di Bollate il progetto “Cura oltre le mura” ha garantito in un anno circa 500 visite ed esami rivolte non sole alle donne detenute ma anche al personale femminile. Lo scopo è di tutelare la salute delle donne e soprattutto delle persone fragili. Una buona notizia che ci dice quante cose buone si possono fare quando si collabora e si passa da facili parole a scelte concrete. Pur tra mille difficoltà.
4. Non voglio morire Gianluca Ibarra Silvera, di origini ecuadoregne, 22 anni, è stato accoltellato e ucciso da una gang di latinoamericani. E’ accaduto martedì 26 c.m. presso la stazione di Milano Certosa. Agghiacciante quanto riferito dal papà circa le ultime parole pronunciate dal figlio. “Mi diceva: Papi non farmi morire. Non voglio morire”. Comprensibile il desiderio che gli aggressori siano arrestati: l'unica cosa che voglio è che la morte di mio figlio non resti impunita. Voglio giustizia.
5. Come deve essere Evelio Menjívar-Ayala, con un trascorso da immigrato, è stato nominato vescovo di Wheeling-Charleston, in West Virginia (USA): «Quando vedo famiglie divise, bimbi abbandonati, persone fermate, comunità che vivono nella paura, non posso restare indifferente. La Chiesa deve difendere la dignità» Dalla parte dei poveri, come deve essere. dt
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