Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 21/26 24 maggio 2026 Domenica di Pentecoste di don Tiziano Vimercati




Vivere in pace, senza paure 

Forse ci eravamo illusi. Si poteva pensare che le tragedie della prima e della seconda guerra mondiale, con le enormi distruzioni e gli orrendi crimini commessi, avessero insegnato che le guerre sono solo follia, che sono in pochi a trarne profitto (lecito?) e molti ne pagano il prezzo. In effetti c’è stato un lungo periodo di pace, con lodevoli tentativi di un cammino comune fondato sul rispetto reciproco, il dialogo e la collaborazione. Dimenticandoci però che di guerre, comportamenti prepotenti e contese insanguinate ne abbiamo avute tante, in ogni parte del mondo, con milioni di vittime. Dimenticandoci anche che nel frattempo abbiamo accumulato armi di ogni tipo, comprese quelle nucleari, capaci di distruggere tutto in pochi attimi. Tutto questo spacciato per indispensabile per poter vivere in pace. Troppo potere consegnato nelle mani di un manipolo di tiranni. Si deridono quelli che semplicemente desiderano, si impegnano e sono pronti a pagare di persona per costruire giorno dopo giorno la pace. Nel vangelo di oggi, festa di Pentecoste, Gesù risorto si presenta ai discepoli che se ne stavano nascosti, a porte chiuse. La paura piglia tutti, ci isola, vediamo nemici in ogni direzione, ci toglie la gioia di vivere. “Pace a voi”, dice Gesù e lo fa mostrando le mani e il fianco, le ferite che portava sul corpo, le ferite della passione, della morte in croce, come se ci dicesse: la pace che vi auguro passa attraverso la mia vita donata, è ciò che vi ho insegnato che vi potrà accompagnare verso il bene della pace. La pace non è dunque una parola vuota, sia pur desiderata. Non qualcosa di astratto, dimenticando che si radica nella giustizia e non sulla logica del potere e della forza. La pace va costruita giorno dopo giorno, con impegno costante, dialogante e capace di ascoltare le ragione di tutti, anche di chi di voce ne ha poca. La pace non si improvvisa e non si impone. Si fa in fretta a iniziare una guerra, ma terminarla è tutt’altra cosa. “Pace a voi” ripete Gesù, “come il Padre ha mandato me, anch’io mando voi”: le stesse azione, lo stesso linguaggio di Gesù, il suo pensiero. Tutto questo è il tesoro dei cristiani che sanno parlare davvero di pace, e non scambiano il riarmo come via per la pace. Dei cristiani, ma anche di chi non lo è. Di tutti coloro che non credono nelle guerre. La Pentecoste insegna che ci può essere una lingua comune con cui intenderci: “tutti furono colmati di Spirito santo e cominciarono a parlare in altre lingue” (At 2,4). Senza cadere nelle illusioni. dtiziano

Avrei teso loro una mano. 

Una lunghissima lettera scritta da Davide, rapinato e accoltellato sette mesi fa da tre minorenni e due maggiorenni, in modo brutale. E’ successo a Milano, in via Como. Pubblichiamo ampi stralci, per ora senza commento. Quanto ha scritto ci scuote.

A volte ancora la sento, la coltellata. Mi chiamo Davide Simone Cavallo, ho 22 anni e sono il ragazzo che è stato rapinato, aggredito e accoltellato la notte del 12 ottobre vicino a Corso Como. Giorni e giorni di paura. Potrò muovermi? Potrò camminare? Potrò fare pipì? Che cosa sta succedendo? Perché mi fa male? Le cose vanno così a causa di 5 ragazzini arrabbiati col mondo. Non mi nasconderò dietro un dito. Quando ho saputo della loro età, a parte l’incredulità, mi si è fatto pesante il cuore: mi dispiace per ogni giorno che passano in galera, mi dispiace davvero. Sono troppo giovani per non vivere il mondo. E nonostante questo, lo ero anch’io. Persino adesso, possono usare le proprie gambe, sentirle attaccate al corpo, fare sport. Non è scontato. Ormai lo so. La cosa più dura di tutte è forse che in tutto ciò, io, per come sono fatto, quella sera, avrei teso loro la mano. Conosco la rabbia di un’età, la frustrazione del vivere in un mondo troppo grande per noi, quel dolore immotivato frutto del non capire e non capirsi, e inevitabilmente, non essere capiti. Non odio. Dovrei farlo, credo, sarebbe logico, ma non mi riesce. L’odio non è logico, e manco io. A volte penso che il mio cuore ha già perdonato un po’ quello che mi è stato fatto, perché so come si sentono i responsabili, o almeno mi piace pensarlo, quanto probabilmente ne soffrano, quanto è facile fare cazzate immense quando ci si perde. Se sei veramente in grado di metterti nei panni di chi dovresti odiare, forse, sei in grado anche di perdonare. E qualche parte dentro di me, che non voleva finisse così, lo ha fatto. Ho compassione per loro e li abbraccio. Ma anche a costo di rimetterci: nessuno merita di passare quello che ho vissuto. Per questo ogni giorno penso di non aver ballato abbastanza, abbracciato abbastanza, rincorso, saltato, viaggiato, toccato, sentito, vissuto, amato abbastanza. Vivi, il più possibile, fai del bene, viaggia, ama quanto più puoi, lascia andare il male Per quanto riguarda i ragazzi responsabili, mi auguro facciate qualcosa di costruttivo di questo periodo...] Non siete perduti. Potete fare ancora tante cose belle nella vita. Mi chiamo Davide Simone Cavallo, 6 mesi fa sono stato accoltellato e ho quasi perso me stesso e l’uso delle gambe. Sono un ragazzo come altri, solo più fortunato, forse, e un po’ ferito. Non mi sono mai arreso e oggi sono qui.

Non avrete il mio odio 

Novembre 2015: negli attentati di Parigi, in particolare al teatro Bataclan, tra le oltre 130 vittime c’era anche la moglie di Antoine Leiris. Un uomo ferito, del tutto impotente di fronte alla tragedia che lo aveva colpito, rimasto solo con un figlio piccolo da allevare. Aveva tutti i motivi per ribellarsi, per chiedere vendetta, per accanirsi contro i responsabili. Non lo fece. Disse ai terroristi responsabili ciò che nessuno si aspettava: Non avrete il mio odio. Non vi farò il regalo di odiarvi.

Tutto chiuso - XXII Rapporto di Antigone 


In carcere si entra sempre di più e si esce sempre di meno. Lo testimonia il XXII Rapporto di Antigone, l’associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale. - Al 30 aprile 2026 i detenuti erano 64.436 su 46.318 posti realmente disponibili, portando così l’indice di sovraffollamento a 139,1 per centro, con punte, in otto carceri, superiori al 200 per cento. - I minori in carcere sono 581, il 52,5% in più rispetto alla fine del 2022, anno in cui è entrato in vigore il decreto Caivano. Numeri ben più alti se non venissero, diversamente dal passato, trasferiti nelle carceri per adulti appena diventano maggiorenni. Interrompendo di conseguenza ogni progetto educativo. - Peggiora anche il numero delle persone che usufruiscono delle misure alternative (dati dell’Ufficio esecuzione pene esterne): quelle in affidamento in prova sono passate da 26.151 nel 2024 a 24.627 nel 2025; quelle ai domiciliari: da 14.247 a 13.519. - Che succede? Semplice: aumentano i reati e si allungano le pene. In questa legislatura i primi sono 55 in più, le seconde 65, oltre a 60 aggravanti. Questo a fronte della stabilità dei reati. Il governo parla di “progetto carceri” che dovrebbe aumentare il numero di posti disponibili che invece sono diminuiti, meno 537. - Il sovraffollamento comporta anche l’aumento dei ricorsi per trattamenti inumani: i tribunali di sorveglianza hanno raccolto 30.000 ricorsi. - Mentre si parla tanto di reinserimento, ecco i feroci dati: oggi solo il 40,8 per cento è alla prima carcerazione mentre il 45,9 è già stato in carcere da una a quattro volte, il 10,6 da cinque a nove e il 2,7 addirittura più di dieci. - Ultima vergogna: anche i bambini affollano le carceri insieme alle loro mamme: da 11 sono passarti a 26.

Ri(flessioni) 1. Fiori per Sako Sako BaKari ucciso quindici giorni fa a Taranto da una banda di sei persone, quattro minorenni. Tutti italiani. Raffaella e Muhammed, nel giorno del matrimonio, hanno portato sul luogo del delitto il bouquet della sposa. C’erano anche tanti altri mazzi di fiori e disegni fatti dai bambini. C’è una parte sana della società che, nonostante tutto, può fare molto per il bene di tutti. Basta non voltarsi dall’altra parte e sentire il dolore dell’altro come una ferita anche per me.

2. Dire no all’odio Molti modenesi hanno partecipato a un raduno in piazza per dire no all’odio e alla paura. Ciò che è accaduto è molto grave: un giovane uomo si è lanciato con l’auto sui passanti, ferendone alcuni in modo molto grave. Si cercherà di capire che cosa lo abbia spinto a compiere un simile gesto, che cosa sia saltato nell’equilibrio mentale del giovane Salim El Koudri. Non spetta a noi giudicare. Lo faranno le autorità competenti. A noi rimane il dolore per quanto successo, la preghiera per chi è stato colpito duramente, per i familiari di Salim, ma anche il coraggio di una preghiera per lui. Alcuni cittadini, tra cui alcuni ex migranti non accora cittadini italiani, correndo grossi rischi, hanno affrontato Salim con coraggio, fermandolo e disarmandolo. Hanno fatto la loro parte. Dire grazie è poco! 

3. Pena di morte sospesa Almeno per un anno la pena di morte inflitta al 57enne Tony Carruthers, è stata sospesa. Non per un ripensamento, per qualche dubbio e men che meno per qualche scrupolo morale, ma semplicemente perché dopo un’ora di tentativi non sono riusciti a trovare la vena adatta per l’iniezione letale. Tony Carruthers fu accusato di aver ucciso tre persone nel 1994, ben trent’anni fa. Si è sempre dichiarato innocente. 

4. Solidarietà mondiale Congo e Uganda: in questi due paesi africani è in atto una preoccupante diffusione del virus ebola, molto pericoloso e difficile da curare. Ancor di più se non si dispone di strumenti efficaci per combatterlo. Popolazioni che hanno bisogno del sostegno competente delle autorità sanitarie mondiali. 

5. Sciagura, non gioco. Da un’indagine della diocesi di Milano risulta che un decimo di quanto gli italiani bruciano nel gioco d’azzardo esce dalle tasche degli abitanti della sola diocesi milanese: quindici miliardi di euro. Un “gioco” che in realtà è una sciagura, anche se voluta. dt.

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