Seduta Consiglio Comunale sul carcere di Cherubina Bertola Presidente del Consiglio Comunale di Monza

 


Il 16 giugno 2025 si è tenuta, per la prima volta nella storia del nostro Comune, una seduta di Consiglio Comunale sulle tematiche e le problematiche relative al Carcere, alla nostra Casa Circondariale. Sono interventi la Direttrice, dr.ssa Cosima Buccoliero, il Comandante degli Agenti di Polizia Penitenziaria, dr.ssa Emanuela Anniciello, il Garante dei Diritti delle Persone detenute, Dr. Roberto Rampi.

Certamente portare in Aula Consiliare, cioè nel cuore della città, una realtà come quella carceraria, che in genere viene ritenuta una dimensione da isolare, cancellare, relegare in periferia e lontano dalla città “sana”, è stato per me molto significative ed impegnativo, emozionante e coinvolgente.

La definizione stessa di chi sta dentro il carcere perché è accusato (o già condannato) di aver distrutto il “patto sociale” di convivenza civile nei comuni contesti di vita, identifica queste persone come DETENUTE. Il significato letterale della parola è “TENUTA LONTANO DA”, “ALLONTANATA DA”: quindi non troviamo nulla di strano nel relegare le strutture carcerarie al difuori o nell’estrema periferia delle nostre città: ormai questa è la prassi. Tuttavia non è sempre e dovunque stato così: la nostra stessa Monza, prima dell’attuale carcere in Via Sanquirico, aveva la propria struttura detentiva in Via Mentana cioè nelle immediate vicinanze del centro città: così è anche a Milano, dove il Carcere di San Vittore è ancora presente e funzionante, così a Napoli, a Palermo, a Roma stessa.

Perché è inutile pensare che le persone ristrette nella libertà siano “altro” da noi: certamente, si sono macchiate di reati e crimini, più o meno gravi, ed è opportuno che abbiano modo di pentirsi o quantomeno di riflettere profondamente sulle scelte (?) di vita che li hanno condotti a delinquere. Ma l’umanità che li contraddistingue è la stessa nostra umanità, il rischio di “sbagliare” ci potrebbe riguardare tutti, i bisogni profondi di relazione, dignità, vicinanza e riscatto sociale si esprimono nei condannati, così come in ognuno di noi in quanto semplicemente esseri umani.

La pena può e deve essere ripensata: la ristrettezza in una struttura dedicata può essere INDISPENSABILE nei casi più gravi ma in misura DEFINITA nel tempo. Se non vogliamo, inoltre, che le pena stessa sia inutile, essa non può limitarsi alla detenzione, soprattutto quando si realizza in condizioni non dignitose, violente, definite unicamente dalla repressione e dal controllo: tutte dimensioni che soffocano l’anima di una persona e non lasciano spazio ad alcun recupero.

Per problemi legati alla tempistica ed ai necessari passaggi amministrativi ed organizzativi, non siamo riusciti a fare partecipare ai lavori del Consiglio Comunale una rappresentanza delle persone ristrette nella libertà né rappresentanti del Corpo di Polizia Penitenziaria. Ne siamo davvero dispiaciuti perché sarebbe stata una preziosa occasione per un contatto diretto con la loro realtà, con le difficoltà, i progetti, i vincoli a cui sono legati e che ostacolano fortemente la possibilità di vivere il Carcere un luogo di recupero e riabilitazione, invece che come un mero luogo di espiazione ed isolamento sociale. Questi concetti sono stati tuttavia molto ben rappresentati ed espressi dagli Ospiti intervenuti, dagli Assessori che hanno dato voce agli sforzi fatti dalla Amministrazione e dai numerosi interventi del Consiglieri Comunali che hanno sottolineato quanto la situazione sia difficile ma anche quanto stia a cuore di tutti che si riesca a fare il possibile per andare oltre queste grandi problematiche.

Il Carcere di Via Sanquirico, pur essendo situato nel territorio del Comune di Monza, è luogo di riferimento detentivo per molte persone che dal nostro territorio provinciale (e non solo) vi transitano o vi soggiornano per lunghi periodi. Tant’è che la responsabilità giuridica, amministrativa, organizzativa e gestionale sta in capo al Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e quindi al Ministero della Giustizia. Nonostante questo però, la struttura carceraria è sempre stata avvertita dalle diverse Amministrazioni che hanno governato la nostra città come un quartiere della città stessa, dove si trovano temporaneamente persone che possono e devono fruire di servizi comunali in quanto momentaneamente cittadini monzesi.

I Servizi Anagrafici e di Stato Civile, il Servizio Elettorale, i Servizi Sociali e Culturali, nel tempo hanno cercato di garantire attenzione e qualità delle prestazioni, in modo che le persone, già ristrette nella loro libertà e prive spesso di un’accettabile qualità di vita, non dovessero anche soffrire a causa di difficoltà connesse all’esercizio dei loro diritti di cittadini. Allo sforzo degli uffici e degli operatori comunali dei vari Servizi, va inoltre aggiunta la ricchezza e la molteplicità delle presenze e delle frequentazioni di professionisti della salute (medici, infermieri e specialisti della salute mentale e delle dipendenze), di professionisti della Giustizia (legali ed avvocati), di assistenti spirituali (come il Cappellano ed altre figure spirituali afferenti a religioni non cattoliche), di volontari raggruppati in associazioni o impegnati singolarmente, di operatori delle attività educative e dell’apprendimento e formazione scolastica e professionale.

Il nostro Carcere è molto frequentato e ricco di scambi tra l’interno e l’esterno: siamo però consapevoli che il bisogno di supporti e strumenti di accompagnamento delle persone detenute e delle loro famiglie non trovi a tutt’oggi pieno compimento; così come sappiamo che la mancanza di organico e la situazione di permanente sovraffollamento (stabilmente almeno del 60% oltre la capienza prevista) rende la vita davvero complessa anche per chi ogni giorno deve lavorare in struttura e deve gestire tensioni e fatiche proprie, dei colleghi e delle persone detenute.

Di una cosa, come Presidente del Consiglio Comunale, sono decisamente soddisfatta: pur in assenza dei principali “protagonisti” della Casa Circondariale (agenti di Polizia Penitenziaria e Persone Detenute), la loro voce è comunque arrivata forte e chiara. Chi ha preso parola come “ospite” ha portato in Aula la reale situazione, con i punti di forza e le numerose criticità, ma con l’impegno rinnovato da parte di tutti, nella ufficialità di un luogo istituzionale come l’Aula Consiliare del Comune di Monza, a fare e dare ancora di più perché il Carcere divenga davvero quel luogo dove, come recita l’articolo 27 della nostra Costituzione, “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato.”

- da Oltre i Confini Magazine 

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