Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 19/26 10 maggio 2026 Sesta domenica di Pasqua di don Tiziano Vimercati
Continuare a vedere
Forse qualche triste vicenda della vita può portare qualcuno a estraniarsi, a non cercare e a fuggire con determinazione da ogni relazione. Finendo per apparire alquanto strani e circondati di diffidenza e paura. Il film della Disney, La bella e la bestia, mostra sì la bestia scontrosa e feroce, in realtà prigioniera di un gande dolore. Certe tristi vicende della vita ci possono indurire, renderci cinici, indifferenti, ci trasformano in nemici di noi stessi. Ci spingono in quella situazione che, forse, non avremmo voluto trovarci, cioè l’essere soli al mondo, senza relazioni positive, convinti che non siamo nessuno per gli altri, che potremmo anche non esistere e nessuno si accorgerebbe. Tanto vale starcene in disparte e se gli altri ci giudicano male non importa, e se hanno anche un po’ di paura, tanto meglio. Nel vangelo di oggi Gesù rassicura i discepoli, smarriti e turbati perché ormai avevano capito che sarebbero rimasti soli: Non vi lascerò orfani: verrò da voi. Restare orfani è un’esperienza che segna, che si ripete più volte nella vita, non solo quando perdiamo i genitori. Più amiamo, più è doloroso il distacco. Gesù se ne va: Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. C’è un vedere che non può essere come quello di prima, il mondo non lo vedrà più. Anche i discepoli, se si lasciano conquistare dalle logiche del mondo, non lo vedranno. Se rimarranno discepoli invece continueranno a vederlo, anche se in una dimensione diversa, e vivranno perché lui, Gesù, vive. Gesù non ci lascia orfani perché invoca il Padre di inviarci il Paraclito, lo spirito di verità, la presenza che lo rende ancora vivo e operante, e attuali le sue parole. E allo stesso tempo ci dà la forza per testimoniare la nostra fede, per essere in grado di “rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi” (1Pt 3,15). Così come lo Spirito è la vita della chiesa, la sorregge e la illumina, la guida nella fedeltà al vangelo che, senza di lui, sarebbe lettera morta. So che parlare dello Spirito non è facile, corriamo il rischio di dire solo qualche parola di cui non sappiamo neanche bene il significato. Qualcuno ha definito lo Spirito santo l’illustre sconosciuto. In queste domeniche, e nei giorni feriali, i vangeli parleranno dello Spirito. Ci aiuterà a celebrare, tra poco, la festa della Pentecoste. dtiziano.
Leone XIV: da un anno Papa
L’otto maggio di un anno fa il cardinal Robert Francis Prevosti è stato eletto Papa. Un uomo umile e mite, di grande esperienza umana, pastorale e culturale. Già nel suo primo discorso dalla loggia di san Pietro disse parole che lasciarono il segno e che ci hanno accompagnato nel travagliato contesto mondiale: “La pace sia con tutti voi! Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante”. Non entra in polemica con nessuno, anche quando lo attaccano, e cerca solo la strada del dialogo, di quali siano le priorità irrinunciabili di un Papa ricordando che è solo il Vangelo che predica, e che Lui è uditore e servitore della Parola di Dio. “Chi vuole attaccarmi perché predico il Vangelo, che lo faccia con la verità. La Chiesa da anni ha parlato contro tutte le armi nucleari, non c’è nessun dubbio... Credo sia molto meglio entrare in dialogo invece di sostenere l’industria delle armi, che guadagna miliardi e miliardi di dollari”. Una montagna di soldi che potrebbe essere spesa in modo più intelligente e umano per alleviare la sofferenza degli uomini. ”La missione della Chiesa è predicare il Vangelo, predicare la pace”. Pace disarmata e disarmante.
Non vogliamo più uccidere
Ci sono soldati americani che non vogliono più partecipare a guerre che non condividono e che li possono portare a uccidere uomini e donne. Non lo fanno per la paura della guerra ma seguendo la propria coscienza. Hanno chiesto di essere congedati dall’esercito come obiettori. Li assiste nella trafila burocratica un ex militare, Mike Pryser, ora profondamente pentito, che nel 2003 combatté in Iraq: la guerra che ho combattuto ha distrutto migliaia di vite americane e un milione di vite irachene. I soldati non devono solo ubbidire, hanno una coscienza. Pace disarmata e disarmante. L’obbedienza non è più una virtù, diceva don Lorenzo Milani. dt.
Due popoli- due Stati. Quando?
Il card. Pizzaballa, intervistato dal direttore del Corriere della sera, Luciano Fontana, ha dichiarato: In questo momento è veramente impossibile pensare a una soluzione di due popoli-due Stati, se non altro dal punto di vista pratico perché non c’è continuità territoriale. Non è un’opzione realizzabile nel breve medio termine, ma un’alternativa va trovata perché altrimenti sembrerebbe di voler negare ai palestinesi l’unica cosa che hanno e che nessuno può togliere: il desiderio di avere la libertà a casa loro. Sul Board of Peace: La ricostruzione di Gaza non è ancora cominciata e ha bisogno di un intervento internazionale, ma non si può fare senza coinvolgere i gazawi. Nel Board of Peace i palestinesi non sono coinvolti, non può funzionare.
La sempre più difficile situazione delle carceri
Murale al Carcere minorile di Nisida a NapolPatrizio Gonnella, presidente dell’Associazione Antigone, ha rilasciato una dichiarazione, anche in conseguenza dei recenti suicidi nelle carceri italiane e in riferimento alla difficile situazione in cui versano le carceri italiane. Antigone, associazione per i diritti e le garanzie nel sistema penale, è attiva dal 1991. “Le condizioni delle carceri sono disperate. Lo sono per le persone detenute, a cui mancano spazio e prospettive, costrette a vivere in celle sovraffollate e fare i conti con tutte le chiusure a cui si sta assistendo. Ma lo sono anche per gli operatori, costantemente sotto organico e costretti a carichi di lavoro spesso eccessivi. Oltre a provvedimenti urgenti che riportino il sistema penitenziario in linea con il dettato costituzionale servirebbe inoltre che il Dap ritirasse tutte quelle circolari che negli ultimi anni hanno reso il carcere un luogo chiuso, asfittico e senza speranza”. Nonostante la difficile situazione carceraria italiana, e la sempre preoccupante piaga dei suicidi, al di là delle promesse, non sembra che arrivino delle risposte adeguate ma solo parole e promesse non mantenute. Tranne i progetti di costruzione di nuovi carceri che stentano però a realizzarsi e che comunque hanno tempi di costruzione molto lunghi. Ammesso che sia una giusta scelta. Qualche dato da Associazione Antigone Sono dati sempre più preoccupanti quelli che ci arrivano in questi giorni. - Il numero dei suicidio in carcere è circa 25 volte superiore rispetto alle persone che si trovano in libertà. - Se nel 2024 i detenuti in Italia erano 62mila, al 30 aprile di quest’anno se ne contavano 64.436, a fronte di una reale disponibilità di 46.318. Duemila detenuti in più in un anno. Con un tasso di sovraffollamento che ha raggiunto il 139,1%. Nel solo mese di aprile l’aumento della popolazione carceraria è stato di 439 persone in più, un numero molto alto rispetto alla media. Sempre peggio. 73 Istituti registrano un tasso superiore al 150% - Carceri minorili. Anche i minorenni sono rinchiusi in carceri sovraffollate: siamo al 138% (in alcuni Istituti anche 200%). I minorenni rinchiusi sono 568 di cui solo 183 in via definitiva. Tra il 2022 e il 25 sono aumentati del 35% i ragazzi e le ragazze rinchiusi. Non è un bel modo di prenderci cura di loro. Murale al Carcere minorile di Nisida a Napoli
Ri(flessioni)
1. Suicidi in carcere - Per lui, un giovane cubano di 27 anni, il Gip del tribunale di Parma aveva disposto la custodia cautelare in carcere per un piccolo reato e non aver rispettato l’ordine di allontanamento dalla città. Ha preferito togliersi la vita, impiccandosi. Soccorso, è stato portati in ospedale dove è morto dopo tre giorni di agonia. Il Garante dei detenuti ha dichiarato: “ancora la morte di un detenuto, con tossicodipendenza e debilitato, per il quale era necessaria una soluzione diversa dalla carcerazione”. Quante volte è stato detto, eppure le persone fragili continuano a restare in carcere. – Nel pomeriggio di lunedì 4, nel carcere delle Vallette a Torino, si è suicidato un uomo di 54 anni, italiano. In quel carcere è il terzo suicidio dall’inizio dell’anno. Sono ormai 19 i suicidi nelle carceri italiane dall’inizio dell’anno.
2. Agente di Polizia suicida Nella sua abitazione di Torino si è suicidato un assistente capo del Corpo di Polizia penitenziaria. Aveva 42 anni. Lascia la moglie e una bambina di sei anni. E’ il secondo suicidio di un agente di polizia penitenziaria dall’inizio dell’anno.
3. Quanto consumiamo? Semplice: più di quanto siamo in grado di produrre. In quattro mesi abbiamo consumato risorse naturali che necessitano di un anno intero per essere rigenerate Qualcuno le sta producendo per noi. Normali logiche di mercato. Rispettose della dignità dei lavoratori e della giustizia sociale? Chiederci anche se non stiamo sprecando troppo.
4. Ha combattuto Narges Mohammadi, 54 anni, in prigione nelle carceri iraniane, sta lottando contro la morte. Condannata a trent’anni di carcere e a 154 frustate per aver lottato per il riconoscimento dei diritti umani fondamentali, in particolare per l’abolizione della pena di morte. Ora è in ospedale per l’aggravarsi delle condizioni. Nel 2023, mentre era in carcere, fu insignita del Premio Nobel per la pace “per la sua battaglia contro l’oppressione delle donne in Iran.
5. L’inganno dell’azzardo Pessima, ingannevole e ipocrita pubblicità. E c’è chi ci mette pure la faccia in questo imbroglio. Gioco digitale, gioco responsabile. Dimostrati abile, gioca responsabile. Cosa ci possa essere di responsabile nel gioco d’azzardo proprio non lo capisco. Come si può chiamarlo divertimento? Come se non conoscessimo i danni che l’azzardo provoca, e la povertà diffusa che genera. dt.
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