Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 12/26 22 marzo 2026 Quinta domenica di Quaresima di don Tiziano Vimercati.
Su questo noi ti sentiremo un'altra volta
Deridendolo, dopo che nell’Areopago di Atene l’apostolo Paolo aveva parlato di risurrezione, i cittadini ateniesi lo stroncarono: Su questo noi ti sentiremo un'altra volta. Anche se, a detta di Paolo, gli Ateniesi erano fin troppo religiosi, anche solo il pensare che potesse esserci risurrezione era troppo. La morte porta molti interrogativi all’uomo di ogni tempo. Non solo perché ci si chiede che ne sarà di noi quando moriremo, ma ci domandiamo anche quale sia il senso della vita dal momento che siamo certi che prima o poi moriremo. Una vita che si svolge, come dicono in molti, tra il nulla che sta prima di nascere e il dopo, di nuovo il nulla quando giungeremo al termine della vita. Che senso può mai avere una semplice e breve parentesi di vita che può essere bella, felice, con il gusto di vivere, ma anche faticosa, miserevole, umiliante, al punto da desiderare che termini presto? Ancora oggi troppe domande sono aperte, o meglio, di risposte ne sono state date tante senza però liberarci dalla paura della morte e di considerarla una nemica da cui nessuno è al riparo. E con tanta fatica anche nel credere che ci attenda una vita nuova, una risurrezione per stare per sempre in comunione con il nostro Dio. Su questo noi ti sentiremo un'altra volta. C’è chi fa sua questa affermazione per tutta la vita. Chi, invece, pur tra tanti dubbi che ogni tanto affiorano, coltiva la speranza che l’inevitabile morte dia inizio a una nuova vita. Un po’ tutti accomunati comunque dalla ricerca del perché nasciamo, viviamo, moriamo. Anche se poi molti non ci pensano e altri dicano che non ci sia risposta, e ciascuno, al massimo, troverà la sua. Il vangelo di oggi, il brano della risurrezione di Lazzaro, ci aiuta. Il modo di vivere di Gesù ci dice quanto possa essere bella la vita e degna di essere vissuta: stava in mezzo alla gente, ascoltava, entrava in relazione, amava Lazzaro e le sorelle Marta e Maria, la loro casa era un luogo di riposo e pace. Così bella, la vita, che di fronte alla morte Gesù si commosse profondamente e scoppiò in pianto. La morte ci spiazza, sempre, comunque. Una persona cara quando ci lascia crea un doloroso vuoto. Ci sembra una violenza crudele, ma fa parte della vita. La morte sembra spezzare ogni speranza. I giudei, che erano accorsi per consolare le sorelle di Lazzaro, dissero: Lui, che ha aperto gli occhi al cieco, non poteva anche far sì che costui non morisse? Forse prima avrebbe potuto fare qualcosa, ma ora non più, ogni speranza è persa. Per l’uomo, di fronte alla morte, non c’è nulla da fare. Gesù, che pure piange, donando una nuova vita a Lazzaro, ci rivela invece che il nostro desiderio di vita è nel cuore di Dio, che non ci ha creati per finire nel nulla, e come ci ricorda san Paolo nella lettura di oggi, Colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali. A tutti noi è detto: Lazzaro, vieni fuori! dt.
L’arcivescovo scrive ai musulmani per la fine del Ramadan
Cari Fratelli e Sorelle musulmani, anche quest’ anno è mia premura far pervenire a tutti voi gli auguri miei personali e dei cristiani della Diocesi di Milano per una fruttuosa conclusione del mese di Ramadan e un gioioso Id al-Fitr... Le nostre religioni ci ricordano che siamo tutti figli di Abramo, che i credenti sono tutti fratelli: occorre fare di tale certezza un motivo di azione in favore della pace, affinché venga arginata la violenza, che può arrivare a intaccare anche i cuori di coloro che abitano lontano dai conflitti in atto. Le nostre religioni ci ricordano che, per fermare l’odio e la guerra, l’arma migliore è la misericordia di Dio. Lasciamoci contagiare dal Suo perdono, per diventare fratelli universali... Il dilagare del male e dell’odio tra gli uomini, reso manifesto dai combattimenti in corso, chiede a tutti i credenti di rafforzarsi in quella testimonianza di concordia e di solidarietà che le religioni sono in grado di offrire al inondo. Impegniamoci dunque in tale alleanza per la pace e per la fratellanza. In atteggiamento di preghiera e di stima, vi saluto. Mario Delpini, vescovo di Milano.
Ricordo delle vittime innocenti della mafia
E’ facile dimenticarsi delle vittime. Che sono tante, in ogni campo. Le vittime legate alle lotte interne alla mafia sono tantissime. Ma ci sono anche le vittime innocenti, morte a causa delle mafie, per scambi di persone o per errori, o per essersi trovate nel posto sbagliato nel momento sbagliato. Ieri, 21 marzo, a Torino, organizzata dall’associazione Libera si è svolta la marcia nella Giornata nazionale della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime innocenti di mafia. Sono stati letti i nomi delle 1117 vittime innocenti. Tra loro anche bambini, donne, appartenenti alle Forze dell’ordine, magistrati, sacerdoti, operai... 50mila persone hanno partecipato alla marcia. Un passaggio dell’intervento di don Luigi Ciotti: Ci sono dei momenti nella vita in cui tacere diventa una colpa e parlare diventa un obbligo morale e una responsabilità civile. Noi di fronte la violenza, l'illegalità, la corruzione, le mafie non dobbiamo tacere. È una responsabilità educativa, culturale e di richiesta di politiche sociali. Grazie al lavoro di magistrati e di forze di polizia: molti li ricordiamo anche tra le persone uccise dalla mafia perché facevano bene fino in fondo la loro parte. Venerdì mattina mi trovavo in una scuola di Monza e notai con piacere il grande lavoro fatto dagli insegnanti e dagli alunni per celebrare la Giornata per le vittime innocenti della mafia. Si notava lo sforzo per far capire ai ragazzi il valore della legalità, della giustizia, del rispetto. E dell’orrore quando si calpesta la vita delle persone. Pensavo: questa sì che è scuola. Così si costruisce un futuro migliore. Anche un pizzico dei nostalgia: per molti anni, quando ero a Lissone, ho partecipato a questa giornata e anch’io leggevo, commosso, il nome di qualche vittima innocente. dt.
Tragedie sempre più dimenticate
Cuba, altra tragedia dimenticata.
La difficile situazione che si è creata a Cuba è una delle tante crisi dimenticate in varie parti del mondo e che con difficoltà trovano spazio nelle notizie ufficiali. Da più di tre mesi non entra combustibile e questo porta inevitabilmente seri problemi per la vita del Paese e riduce alla fame la povera gente. “Attualmente Cuba affronta la sua peggiore crisi dagli anni novanta. L’89% della popolazione vive in condizioni di povertà estrema e, negli ultimi tre anni, l’emigrazione ha decimato la popolazione da 11 a 9 milioni abitanti. Sul fronte energetico il Paese affronta continui blackout, anche di venti ore, che interessano oltre la metà del territorio cubano”. Ci si abitua a tutto e non si intravedono molte scelte di solidarietà mondiale. Quando si guarda avanti... Quando si ha paura si guarda avanti: la guerra scatenata da potenti criminali potrebbe portare a un flusso di migranti, poveri e disperati, dalle zone di guerra. Chi paga il salato prezzo della guerra, come sempre, non è chi la scatena, ma chi non la vuole. Chiudiamo le frontiere, non permettiamo che ci sia un’invasione nei paesi europei: sembra essere questo l’invito dell’Italia rivolto ai Paesi dell’Unione Europea. Non sembra un grande segnale di accoglienza e umanità. Un puntuale guardare avanti per salvaguardare solo il proprio interesse.
Ri(flessioni)
1. Suicidi in carcere Lunedì nel carcere delle Vallette a Torino si è impiccato un uomo di 62 anni, legato alla mafia, da poco condannato a 14 anni di carcere. Tredicesimo suicidio dall’inizio dell’anno.
2. Morto in carcere Non solo suicidi. Una morte dai contorni da chiarire quella di Francesco, 41 anni, avvenuta nel carcere di Augusta, in Sicilia. Motivazione ufficiale: arresto cardiaco. Persona fragile, con diverse problematiche, una delle tante che avrebbe dovuto essere accolto in strutture adeguate. Ma, appunto, è solo una delle tante.
3. Gratuita repressione Royer Perez Jmenez, 19 anni, messicano, morto in un carcere della Florida (USA), utilizzato dalla famigerata ICE, nella lotta, voluta da Trump, contro gli immigrati irregolari. Royer è il 46° immigrato morto in questi centri di detenzione, il tredicesimo dall’inizio dell’anno. Per lo più rinchiusi senza che abbiano commesso alcun reato. Fa paura la facilità nel togliere la libertà alle persone, senza rispetto della dignità personale, anche in assenza di reati. Forse quelli che lo fanno non hanno la minima idea di cosa significhi privare della libertà un cittadino. O sono convinti che tanto loro, in carcere, non ci andranno mai. Ma saranno sempre pronti a presentarsi come paladini della giustizia e della sicurezza, e magari anche della libertà.
4. Volontario ucciso Aveva solo vent’anni Chadi Ammar. Con altri due volontari, giovani come lui, cercava di aiutare gli abitanti di un villaggio. Sono morti colpiti dai missili lanciati da Israele sul Libano. C’è chi distrugge ma anche chi cerca di ricostruire, nonostante il rischio sia grande.
5. Trasferimenti quasi impossibili “La Pavoni” azienda produttrice di macchine per il caffè, con sede a San Giuliano, vorrebbe trasferire 30 operai, su 45, nella sede di Bonferraro (Verona). Se questa intenzione dovesse andare in porto, nonostante la mobilitazione degli operai e la solidarietà delle autorità locali, che faranno questi 30 operai? E’ sempre preoccupante quando si considerano le persone come numeri, senza considerare l’impatto negativo sulla loro vita.
6. Referendum Oggi e domani si vota. Non penso siano in molti quelli che hanno capito bene il merito di questo referendum. Una brutta campagna elettorale, pensata forse solo per confondere le idee. Tutti hanno affermato che la Giustizia e la magistratura funzionino male. Allora è meglio che, dopo, insieme, si lavori per migliorare un aspetto primario della vita democratica. dt
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