Il pregiudizio per chi è nato in Calabria l'ho fatto diventare il mio punto di forza di Andrea P.
Essere nato in Calabria non mi ha mai dato vantaggi. Al contrario, ha reso più difficile ogni tappa della mia vita in Italia e all’estero: mi è spesso bastato solo dire da dove venivo per suscitare diffidenza. A volte nemmeno servono parole, lo senti negli sguardi, nei silenzi, in quel sottile disagio che spezza la possibilità di creare un rapporto sincero. Non è semplice stringere amicizie quando il pregiudizio ti precede. Non sempre le persone sono disposte ad andare oltre l’etichetta. E io, per difendermi, ho imparato a non insistere. Se capisco che l’altro non si fida o parte prevenuto, preferisco fare un passo indietro, anche se dentro fa male. Conosco bene chi sono. Non sono una persona cattiva, non porto rancore. Se qualcuno ha bisogno, ci sono. E quando mi accorgo che vengo giudicato senza essere conosciuto, mi chiedo quanto sia superficiale chi ha paura di ciò che ignora. Il vero limite non è essere calabrese, ma non saper guardare oltre le apparenze. Eppure oggi, col tempo, ho capito una cosa: essere calabrese, per me, è diventato un punto di forza. Perché chi cresce con più ostacoli impara a lottare con più determinazione. La difficoltà forgia il carattere. La fatica di dover sempre dimostrare qualcosa mi ha insegnato la resilienza. Non ignoro i problemi della mia terra. So che la Calabria ha vissuto pagine difficili, episodi che non mi rappresentano e di cui non vado fiero. Ma io non sono quella narrazione.
E come me, tanti altri calabresi onesti
affrontano ogni giorno lo stesso peso, le stesse etichette. Chi ha voluto
conoscermi davvero, ha scoperto una persona diversa da ciò che si aspettava.
Alcuni amici in Svizzera, dove ho vissuto, dopo avermi conosciuto hanno
continuato a scrivermi, a sostenermi. Persino a farmi piccoli regali. Non
perché io li chiedessi, ma perché hanno visto chi sono, senza filtri. E questo
per me vale più di mille parole. Il mio carattere serio e forse un po’ rigido,
si è modellato su queste esperienze. Non sono una persona estroversa o allegra,
ma ho imparato a essere affidabile, leale, presente. Eh si, oggi provo anche io
una certa insicurezza quando conosco qualcuno, ho paura di essere giudicato per
ciò che non sono. Ma ho capito che il pregiudizio, per quanto ingiusto, può
anche diventare una spinta. O lo subisci, o lo superi.
Io ho scelto di superarlo. E ogni volta che
qualcuno si prende il tempo per conoscermi senza fermarsi al mio accento o alla
mia origine, è una piccola vittoria. Non solo mia, ma di tutti quelli che
credono che le persone vadano ascoltate, non classificate.
da Oltre i Confini Beyord Borders 26° numero dell'inserto allegato a Il Cittadino di Monza e Brianza - febbraio 2026
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