Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 8/26 22 febbraio 2026 Prima domenica di Quaresima di don Tiziano Vimercati



La scelta del Dio vivente 

Opporre all’idolatria il Dio vivente — ci insegna la Scrittura — significa osare la libertà e ritrovarla attraverso un esodo, un cammino. Queste parole, pronunciate da papa Leone durante la messa del mercoledì delle ceneri, ci introducono nel significato autentico del tempo di Quaresima. Non dobbiamo pensare subito a sacrifici, penitenze e tristezza. Che poi, per molti, anche cristiani, è solo un modo di dire perché è vissuta in modo per nulla diverso dal resto dell’anno. Sono scomparse, per quasi tutti, le pratiche ascetiche, i digiuni, i sacrifici, eppure si continua ad associarla a un tempo di forte disciplina. La Quaresima è il tempo del ritorno a Dio, il tempo in cui abbandonare gli idoli che ci siamo costruiti, di solito abbaglianti e pieni di promesse, ma che alla fine deludono. Proprio come dice il Papa: dobbiamo opporre all’idolatria il Dio vivente. E’ un esercizio di libertà perché ci sgancia da quelle troppe schiavitù che condizionano l’agire quotidiano, che ci illudono ma che in realtà ci imprigionano in ciò che crediamo sia il nostro bene, ma che in realtà manifestano l’egoismo che si impossessa del nostro cuore. Occorre intraprendere quell’esodo che ci salva: uscire da noi stessi, abbandonare ciò che ci rende schiavi per camminare verso ciò che ci rende liberi. Che non possono essere altri idoli, più o meno sofisticati, ma solo chi, anche se esigente, rispetta la dignità e la libertà di ogni uomo. Oggi, nel vangelo troviamo Gesù nel deserto, condotto dallo Spirito, per essere tentato dal diavolo. Come per ogni uomo, le tentazioni non risparmiano neppure Lui. Sono le tentazioni che spingono l’uomo a voler essere il centro di tutto, a voler possedere tutto, perfino Dio. In fondo le tentazioni a cui fu sottoposto Gesù erano come una domanda: di chi ti vuoi fidare? Chi sono gli altri per te. Gli viene suggerito che si può vivere anche senza Dio, e si vivrebbe meglio. Si può vivere anche senza gli altri, e si vivrebbe meglio se ne puoi disporre. La tentazione ti pone di fronte a un’evidenza e hai l’impressione che tutto sia più semplice, realizzabile e soddisfacente. Stimola e accarezza la parte più oscura che è in noi. E’ questa parte oscura che va conosciuta e combattuta, riconoscere che il peccato è sì attorno a noi, ma lo ritroviamo anche nel nostro cuore, e non è meno negativo di quello che ci circonda. Credo sia bene indignarci per il male che vediamo, ma è bene indignarci anche per quello che scopriamo dentro di noi. dtiziano.

Mercoledì delle ceneri 

La Quaresima è iniziata mercoledì con il rito dell’imposizioni delle ceneri. E’ un gesto di verità perché il peccato insidia e rovina la vita di tutti; di denuncia perché all’insidia del peccato soccombiamo; ma anche di speranza perché desideriamo compiere un passo di conversione. Ricordati che sei polvere e in polvere ritornerai. Convertitevi e credete al vangelo. C’è un cammino da compiere, una purificazione del cuore indispensabile per rendere migliore la nostra vita e per renderci testimoni credibile del vangelo. Ricevere con fede le ceneri non è un gesto folcloristico, un inutile retaggio del passato, ma entrare nella logica evangelica della conversione riconoscendo il peccato ma desiderosi di cambiare direzione. Papa Leone, nell’omelia in occasione della messa del mercoledì delle ceneri, ha allargato l’orizzonte. Noi oggi possiamo... sentire nelle ceneri che ci sono imposte il peso di un mondo che brucia, di intere città disintegrate dalla guerra: le ceneri del diritto internazionale e della giustizia fra i popoli, le ceneri di interi ecosistemi e della concordia fra le persone, le ceneri del pensiero critico e di antiche sapienze locali, le ceneri di quel senso del sacro che abita in ogni creatura. Un mondo in cenere, dunque. Ci sono sempre, in ogni momento, i profeti di sventura, quelli che dicono sempre che tutto va male, che siamo prossimi alla rovina. Ma non vedono che ci sono anche tante persone che continuano a tenere la barra dritta, che non perdono la speranza e neanche non le occasioni di fare tutto il bene che possono. Chiamare per nome la morte, portarne su di noi i segni, ma testimoniare la risurrezione, dice papa Leone. Questo è il significato delle ceneri, e dell’intera Quaresima: consapevolezza delle ceneri che ci circondano, ma anche di quelle che ciascuno di noi produce, e allo stesso tempo credere che si può sempre ricostruire, che il punto d’arrivo non sono le ceneri ma la risurrezione. Anche quando saremo polvere, perché è polvere che ritorna a Dio. dt. 



Il mese del Ramadan Ramadan ricorda la prima rivelazione del Corano a Maometto da parte dell’arcangelo Gabriele, ed è il mese in cui si pratica il digiuno, uno dei cinque pilastri della religione musulmana. Durante il Ramadan il musulmano cerca di approfondire la sua crescita spirituale e di rafforzare il legame con Allah. Dall’alba al tramonto deve astenersi dal mangiare, bere, fumare, praticare attività sessuali, arrabbiarsi e litigare, dire parolacce o insultare gli altri, mentire. Siamo vicini ai nostri fratelli musulmani.

A proposito della morte di Consuelo 

Consuelo, una donna italiana di trentasette anni, detenuta nel carcere veneziano della Giudecca, si è tolta la vita, impiccandosi. Giulia Ribaudo è una scrittrice che da dieci anni frequenta la Giudecca tenendo corsi di scrittura. Conosce bene le detenute e si è affezionata. Alla notizia della morte di Consuelo ha desiderato incontrare le detenute per infondere un po’ di coraggio e ricordare che non solo sole. Così si è rivolta alle donne detenute: Vi abbraccio, sono qua perché fuori ho pensato che fosse giusto venire, stare con voi. Esserci, stare vicini, abbracciare, soffrire con chi soffre, non sei solo ci sono. La relazione che salva. E aggiunge: Penso che quella tragedia non riguardi soltanto loro. Per me era necessario dirglielo. Il 2025 è stato l’anno che ha fatto segnare il dato più alto di donne, sei, che si sono suicidate in carcere. Ma i morti in carcere non sono numeri, sono uomini e donne, con la loro dignità umana, le loro storie, gli affetti, un mondo complesso che chiede di essere rispettato. L’alto numero di morti in carcere pone lo Stato di fronte a tremende responsabilità che non può scansare. In un passaggio interessante dello scritto, Giulia Ribaudo si chiede cosa giustifichi un sistema penitenziario che spesso e facilmente si dimentica che il carcere è un luogo e un tempo di rieducazione, di possibilità reale di poter cambiare vita, almeno per chi lo desidera, trovando quell’aiuto indispensabile quando escirà dal carcere. Ho sentito il bisogno di venire e di scrivere, perché la vita di Consuelo non venga assorbita dentro una grammatica rassicurante che trasforma una morte in fragilità individuale, un evento in deviazione, una responsabilità collettiva in destino personale. Scrivere è un modo per non lasciare che l’accaduto si chiuda su se stesso: per tenere aperta la domanda su che cosa stiamo facendo, in nome di chi, e a quale costo collettivo. Domande fondamentali che non dovrebbero essere eluse, ma che mi sembra non appartengano a chi ha il dovere istituzionale di fare giustizia anche nelle carceri. dt.

Salute mentale: peggiora la situazione 

Una ricerca condotta da Caritas italiana evidenzia il peggioramento della salute mentale, in particolare dei ragazzi, delle donne e dei migranti e, più in generale dei poveri, dei fragili, di chi è in situazione di marginalità. In un pericoloso circolo vizioso: la povertà favorisce il disagio mentale che a sua volta aggraverà la povertà. Di fronte a un notevole incremento di questo disagio non corrisponde una adeguata risposta che si faccia carico di questa emergenza. Anche le risorse economiche sono al palo. Problemi ancora maggiori per chi, con fragilità mentale, si trova in carcere. 

Per i poveri e gli immigrati, ha detto invece il nuovo arcivescovo di New York, Ronald Aldon Hicks, nella prima omelia in occasione dell’insediamento: Siamo chiamati a essere Chiesa missionaria, che costruisce ponti, ascolta e realizza unità.

Ri(flessioni) 

1. Suicidi in carcere - Ragazzo di venticinque anni, di origini turche, si è tolto la vita, impiccandosi in una cella del carcere di Viterbo. Purtroppo è un copione che si ripete troppo spesso. Dall’inizio dell’anno già sette suicidi sono avvenuti nelle carceri italiani. - Giovane donna di trentadue anni, italiana, si è impiccata in cella, nel carcere della Giudecca, a Venezia. Sarebbe uscita tra pochi mesi per fine pena. Troppi disgraziati presi in custodia dello Stato non vedono alcuna speranza per il futuro: il luogo dove, oltre a scontare la pena, dovrebbero essere aiutati a cambiare in meglio la propria vita, quindi a ricuperare speranza, non è in grado di farlo. Nonostante la buona volontà di molti, ma che sono sempre troppo pochi per un’azione veramente incisiva. Intanto siamo arrivati a otto suicidi dall’inizio dell’anno, e siamo solo a febbraio. 

2. Trapianto sfumato Il piccolo Domenico è morto questa mattina. E’ il bambino che nei giorni scorsi è stato sottoposto al trapianto del cuore, ma che per una serie di negligenze, sembra soprattutto nel trasporto dell’organo, non era più in condizioni di essere trapiantato. Parole della mamma: Lunedì andrò a firmare dal notaio per fare una fondazione a nome di Domenico: voglio farlo perché Domenico non sia dimenticato e per aiutare altri bambini. Lotterò per tenere sempre vivo il ricordo di Domenico. La morte di un bambino è sempre drammatica e possiamo solo esprimere compassione e vicinanza.

3. Rispettare le leggi. Tutti Il tribunale di Palermo ha stabilito che la Ong Sea Watch dovrà essere risarcita dallo Stato per oltre 76mila euro per il fermo subìto dalla nave Sea Watch 3, nel giugno del 2019. Il comandante della nave, Carola Rackete, forzò il blocco navale per sbarcare 42 migranti a Lampedusa. Adesso lo Stato dovrà risarcire le spese sostenute da Sea Watch nei cinque mesi di fermo in porto. Il Governo, nei suoi massimi esponenti, come troppo spesso ormai avviene, contesta la sentenza e attacca la magistratura. Chi ha rispettato le leggi, e chi no? Questo ci si dovrebbe chiedere, Governo compreso. 

4. Vittorio Bachelet Il 12 febbraio del 1980, a soli 54 anni, fu assassinato all’interno dell’università in cui insegnava, Vittorio Bachelet. Il ricordo di Mattarella: Ha fortemente operato perché fosse l'ordinamento democratico a sconfiggere la minaccia del terrorismo, senza cedimenti a misure straordinarie, facendo leva sui principi costituzionali che reggono la funzione giurisdizionale. Una Costituzione, la nostra, capace ancora oggi di affrontare i problemi. Purché la si applichi. dt

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