Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 7/26 15 febbraio 2026 VI domenica del Tempo Ordinario di Don Tiziano Vimercati



Ma io vi dico: oltre 

Gli scribi (studiosi della bibbia, interpreti qualificati della Legge e delle tradizioni del popolo d’Israele), e i farisei (anch’essi conoscitori e osservanti rigidi delle sacre scritture) di solito non fanno una bella figura nei vangeli, anche se penso che non fossero, tutto sommato, delle cattive persone. Con loro Gesù non è stato affatto tenero. Nel vangelo di oggi, anche se non infierisce, sembra dipingerli come mancanti di qualcosa. Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli. La giustizia degli scribi e dei farisei, che pure è giustizia, può essere superata. A Gesù non sembra bastare che sia l’obbedienza alle leggi, puntuale e rigida, a esprimere la giustizia come espressione di libertà e salvezza. Le leggi vanno rispettate, non crediate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti, dice Gesù. Ma non è nelle leggi che dobbiamo confidare. Quando si vuole si possono addirittura usarle per infrangerle e fare ciò che si vuole. Ad alcuni scribi e farisei Gesù disse: “Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini. . E aggiungeva: Siete veramente abili nell'eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione” (Mc 7, 8-9). L’esperienza degli scribi e dei farisei, così forte e totalizzante, Gesù non la considera sufficiente. Occorre andare oltre e non fermarsi all’obbedienza formale, che può essere anche seria e impegnativa ma tutto sommato comoda. C’è come un non detto che va scoperto, e che dà il senso autentico della legge, c’è un oltre che trasfigura e rende tutto splendido. La Legge mi indica i paletti per vivere in modo corretto, dicendomi cosa devo, o non devo fare. Andare oltre è riconoscere che in realtà non ci sono paletti, perché una legge non può prevedere tutto, e ciò che ci deve guidare è la giustizia, quella di Dio, che è misericordia e salvezza per tutti. E che in realtà la stessa legge dovrebbe insegnarci. Gesù va oltre a ciò che fu detto: andava bene, Ma ora io vi dico... Lo ripete più volte, sorprendendoci, chiedendoci troppo per le nostre scarse disponibilità. Ma non è eccessivo, è semplicemente quell’oltre che trasforma e che rende la vita degna di essere vissuta. Anche solo un esempio dal vangelo di oggi. Avete inteso che fu detto: “Non ucciderai; chi avrà ucciso dovrà essere sottoposto al giudizio”. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello dovrà essere sottoposto al giudizio. E non rivolgerti al fratello chiamandolo stupido o pazzo. Si può uccidere in tanti modi, anche con la sola parola. Soprattutto c’è da scoprire il valore di ogni persona e la sua dignità, l’oltre che ogni persona porta con sé. dtiziano.

Case per detenuti 

Avere un alloggio dove vivere in modo dignitoso è un problema per molti. Impossibile per tante famiglie acquistare una casa, i prezzi sono molto alti e le grandi città respingono i cittadini. Non va meglio con gli affitti che spesso richiedono gran parte di uno stipendio. Per alcuni è un vero e proprio dramma. Un detenuto che non dispone di un alloggio non può usufruire di alternative al carcere e, quando finalmente uscirà, non saprà dove andare e si troverà in una situazione di estrema debolezza. La richiesta di un qualsiasi tipo di alloggio, insieme alla possibilità di trovare un qualsiasi posto di lavoro, sono le richieste che mi sento rivolgere ogni giorno, con grande speranza da parte dei detenuti e con grande frustrazione per me. Ho accolto con soddisfazione il progetto di housing sociale per detenuti, promosso da “Cattolici Ambrosiani”. Si tratta di un progetto, in collaborazione con il Comune di Milano, per mettere a disposizione una decina di appartamenti da destinare a detenuti che possono beneficiare di pene alternative al carcere. Interessanti le parole dell’arcivescovo Delpini durante la presentazione del progetto: Occuparsi del carcere richiede molto pensiero, molta preghiera, molta riflessione giuridica e organizzativa e speriamo che si trovino menti illuminate e determinate per affrontarlo in vista del bene comune. Non si tratta di avere compassione dei detenuti, ma di realizzare la Costituzione che prevede che la pena sia finalizzata al reinserimento nella società. L’arcivescovo afferma che non si tratta solo di splendida carità cristiana, ma di un impegno che coinvolga la comunità intera, di obbedienza alla Costituzione, per il bene di chi è in difficoltà ma anche di tutti. Non lasciare nessuno ai margini, non esporre nessuno alla probabile deriva di comportamenti sbagliati è interesse della stessa società. Sappiamo che non è facile e in genere non si è ben disposti verso chi è stato in carcere. Dice ancora Delpini: Mi pare che l’opinione pubblica nel suo complesso non abbia simpatia per i detenuti ed è quindi difficile per la politica, che cerca il consenso, affrontare il tema di un carcere che possa favorire il reinserimento dei detenuti e il reperimento di alloggi. Perciò mi sembra che l’idea di partire con un’iniziativa per trovare soluzioni concrete, per qualche detenuto che può praticare una pena alternativa, sia una strada percorribile e anche realistica. Come dire: cammino tortuoso, impopolare per molti, sconveniente per la politica, una goccia nel mare, ma necessario, profetico, umano e cristiano. dt.

Quando si distrugge Quanto sta ancora avvenendo nella striscia di Gaza, da molti definito come genocidio, è tra le tragedie più spaventose a cui abbiamo dovuto assistere. Nel silenzio di troppi potenti e di una buona dose di indifferenza. Vergognoso l’intervento della consigliera comunale di Calenzano, Monica Castro di Fratelli d’Italia, che ha detto la sua circa la proposta di gemellaggio con la città di Jenin (Cisgiordania):

Non capisco perché a Calenzano siamo sempre andati a cercare disastri. Non potevamo fare un gemellaggio con l’Austria – per esempio- che è ricca e che può portare anche risorse al territorio? No. Ci andiamo a prendere i poveretti, quelli storpi, i ridotti male, senza casa, senza nulla e non riconosciuti. Sto parlando anche se non vi piace. Lo faccio per ironizzare in una situazione dove alle otto di sera mi tocca parlare di Palestina e so a malapena dove si trova. Agghiacciante, puro egoismo, mancanza di umanità. Ma è il frutto di una campagna velenosa che dura da troppo tempo. E che troppi condividono. Come voler distruggere quel poco di bene che ancora possiamo fare. 

Ghali 


Si parla molto della figuraccia fatta dal telecronista, un certo Paolo Petrecca, durante la cerimonia di apertura delle Olimpiadi invernali. Troppe gaffe, troppe banalità e luoghi comuni. Pazienza. E’ stata una gaffe anche non aver mai nominato Ghali e non aver mai fatto un primo piano del cantante? Difficile da sostenere. La lettura di una poesia di Gianni Rodari, Promemoria, è stato però uno dei momenti più belli della serata. dt.

Da rapinatore a commissario 

Stanley Richards è stato nominato dal nuovo sindaco di New York commissario del New York City Department of Correction, il sistema penitenziario cittadino. Che comprende il carcere di Rikers Island famigerato per il sovraffollamento, la violenza e con il maggior numero di persone detenute in attesa di giudizio. La nomina di Richards è una svolta nella concezione del ruolo del carcere nel sistema penale Usa: da quella prettamente punitiva a quella riformista. Oggi in mano a chi ha provato il carcere che, da quando è uscito, si prodiga per una sua riforma. Gda. (Commissario del New York City Department of Correction: è una figura che fa da controllore e garante: sarà responsabile della sicurezza e delle operazioni quotidiane all’interno delle carceri ma anche della riabilitazione dei detenuti e del rispetto delle norme federali e statali sulle condizioni di detenzione).

Ri(flessioni) 

1. Addirittura Il Presidente argentino, Javier Milej, in campagna elettorale promise di abbassare l’età in cui un minore può finire in carcere. Ora vuole mantenere la promessa: in carcere a tredici anni e giudicati allo stesso modo degli adulti, con pene che possono arrivare anche a quindici anni. Sicuramente in Argentina, come in tutti i paesi del mondo, ci saranno problemi di delinquenza minorile, ma non si deve prendere la strada più facile che però non risolve nulla e non colpisce i veri colpevoli, chi si serve di loro. Come tutte le questioni complesse occorre trovare soluzioni ben più strutturate che partano dalla volontà di educare e recuperare i ragazzi finiti, per svariati motivi, nella delinquenza.

2. Crimini di guerra Quasi tremila palestinesi scomparsi nel nulla. Una tragedia nella tragedia. Dopo i bombardamenti di cui sono stati vittime, di loro non è rimasto niente, se non qualche brandello di carne e qualche goccia di sangue. E’ quanto affermano gli esperti di Al Jazeera che ipotizzano l’uso, da parte di Israele di armi termiche e termobariche, vietate dal diritto internazionale. Questi ordigni fanno raggiungere la temperatura attorno ai 3500°C. Una temperatura capace di disintegrare i corpi. E’ chiaramente un crimine di guerra ed è indispensabile che venga accertata, in modo indipendente, la verità di quanto denunciato, e si sappiamo prendere provvedimenti esemplari e adeguati. Senza guardare in faccia nessuno. Lo dobbiamo alle vittime.

3. Crimini del potere Il bambino di cinque anni, Liam, prelevato dai poliziotti dell’agenzia anti-immigrazione Ice è finalmente tornato a casa. Fu portato, insieme al padre in un centro detentivo in Texas. Gli ecuadoriani che vivono in Italia hanno dichiarato: “Costringere un bambino a bussare alla porta di casa per stanare i propri familiari è un atto di violenza psicologica inaccettabile, una ferita che segnerà per sempre la vita di un innocente”. Il male fatto è stato troppo, odioso e vile e non dovrà essere dimenticato. Ora sembra che l’Ice lasci finalmente Minneapolis. E’ tardi e del Presidente americano abbiamo imparato a non fidarci troppo. Da un sondaggio sei americani su dieci non sono d’accordo con queste politiche. Ma questo vuol dire che quattro lo sono. Troppi. 

4. Rispetto per gli animali In Bretagna una strada è stata chiusa per due mesi per permettere alle rane e ai tritoni di attraversarla, durante il periodo delle migrazioni, senza correre il rischio di essere schiacciati dalle auto di passaggio. Una notizia da poco? Non so. Non mi dispiace questo rispetto per gli animali. Ci ricordano che non siamo i padroni del mondo. dt.

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