Siamo alle solite



Risse tra ragazzi, agguati, accoltellamenti? Il colpevole è sempre lui: il maranza. E il rimedio qual è? Carcere, rimpatri, multe ai genitori. Tutti provvedimenti già all’interno del decreto Caivano. Che ora dovrebbero essere potenziati. Ma come: la deterrenza di gravi punizioni a ragazzi e genitori non ha funzionato e la si reitera e inasprisce? È proprio così: le punizioni, le più aspre possibili, non servono. Anche nei Paesi dove c’è la pena di morte si continua ad ammazzare e a delinquere. Anzi, guardate negli Usa quanti delitti e quanti detenuti ci sono. Certo, di contorno si parla di disagio giovanile, famiglie disastrate, povertà educativa, ma sono solo parole alle quali non consegue nessun, o quasi, intervento. Perché il lavoro non c’è e se c’è è povero, la scuola è un contenitore poco educativo e trascurato, le famiglie sono poco seguite, i luoghi dove intrattenere e coinvolgere i ragazzi sono quasi inesistenti. Lo sanno tutti, quindi l’unica risposta sono Beccaria e San Vittore. Da dove, nella maggioranza dei casi, si esce peggio di come si è entrati. Ma cosa rispondere alle famiglie di chi è picchiato, ammazzato, derubato? Difficile risposta. Il carcere come vendetta è la più semplice, ma abbiamo visto che serve a poco se non a “soddisfare” vittime e famiglia e opinione pubblica. Il lungo lavoro di rieducazione in molti casi funziona. Solo che le persone e le istituzioni addette sono poche. Ma c’è un’altra, terribile, verità: la delinquenza, la violenza, almeno ora, sono impossibili da estirpare del tutto. Fanno parte della vita. Ma dobbiamo fare di tutto per limitarle: nelle comunità, nell’assistenza, nelle alternative di vita. Oggi, purtroppo, quasi un sogno.

- Giancarlo Dadda

Commenti

Post popolari in questo blog

Un Natale diverso di Gian Luca R. sez. Luce

STRETTA ALLE ATTIVITÀ CULTURALI IN CARCERE

LA MIA SCALA DEI VALORI, OGGI di C. V. carcere di Monza - Reparto Luce Cella 211