Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 5/26 1 febbraio 2026 IV domenica del Tempo Ordinario di Don Tiziano Vimercati
“Le parole più alte del pensiero umano”
Una pagina che affascina, ma anche stupisce, quella delle beatitudini. Una pagina che apre a una visione alta della vita ma allo stesso tempo percepiamo quanto la consideriamo lontana, non alla portata di mano, parole del tutto controcorrente rispetto al nostro modo di agire, anche di chi è cristiano. “Bello e impossibile”, direbbe qualcuno, come il titolo di una canzone. Mahatma Ghandi, dopo aver letto i vangeli e aver conosciuto Gesù, diceva che le beatitudini sono “le parole più alte del pensiero umano”. Per lui, insieme a tutto quanto lo aveva plasmato, cultura e religione, quelle parole sono diventate vita, ispirazione per scelte coraggiose e profetiche che hanno inciso profondamente nella storia dell’umanità. Precisamente quanto devono operare in noi. Non belle parole da relegare tra le utopie. Anche se il primo sforzo da compiere è capirle. Di ogni beatitudine ci sembra più sensato il contrario, o per lo meno ciò che è più condiviso. Beati i poveri in spirito: la parola povero ci piace poco, in spirito poi ci sembra richiami solo qualcosa di astratto, di umile, di dipendenza. No, è la ricchezza che ci dà sicurezza. Beati i miti: così però non sarai rispettato. No, fatti valere, imponi, in ogni modo che ti è possibile, la tua volontà. Beati i perseguitati per la giustizia: no, troppa fatica, preoccupazioni, tanto non posso fare niente, meglio rimanere indifferenti di fronte a tutte le ingiustizie del mondo. Beati gli operatori di pace: no, lo si è se prepari la guerra e credi nella logica della forza. Beati i misericordiosi: no, la misericordia è debolezza, è addirittura complicità quando si rivolge verso chi consideriamo un fallito o a qualcuno che ha sbagliato. Logica capovolta quella delle beatitudini. E’ il modo di pensare di Dio, la sua logica. Gesù intende proprio dire che il povero è beato quando sa essere mite, quando ha fame e sete di giustizia, misericordioso, puro di cuore, amante della pace, perseguitato a causa della giustizia. Non semplicemente il povero solo per il fatto di non essere ricco, ma che nel suo cuore desidera in modo spasmodico diventarlo. Povero in spirito è l’uomo che riconosce di aver bisogno di Dio e di essere nelle sue mani. Riconosce la sua povertà radicale e non commette l’errore di confidare solo su stesso o sulle cose che possono offrire molto, ma che potrebbero anche deludere fortemente. Scrisse un mistico ebreo: Come è difficile per il ricco confidare in Dio. Tutti i suoi beni gli gridano: fidati di noi. dt.
48ª Giornata Nazionale per la Vita: “Prima i bambini!”
Guardatevi dal disprezzare qualcuno di questi piccoli; perché io vi dico che i loro angeli in cielo vedono continuamente la faccia del Padre mio. (Mt 18,10) La Giornata per la Vita sia l’occasione per un serio esame di coscienza, basato sul punto di vista dei piccoli nelle questioni che li riguardano (dal nascere, al crescere, all’essere felici…) e sostenuto dalla voce sincera dei bambini, cui chiedere – una volta tanto – come vorrebbero che andassero le cose. E’ la conclusione del messaggio che i vescovi italiani hanno inviato in occasione della Giornata per la vita. Mi sembra che riassuma molto bene il tema di questa Giornata: la giusta attenzione verso i bambini, in un mondo che non è fatto a loro misura, troppo spesso vittime innocenti di scelte scellerate. Appunto, “Prima i bambini”. Fa perfino male leggere quanti sono i modi malvagi che si accaniscono sui bambini (ma che sono molti di più di quelli ricordati). Bambini vittime collaterali delle guerre; bambini cui viene sottratto il fondamentale diritto di nascere; bambini-lavoratori; la vergognosa piaga della pedofilia, ancora troppo diffusa, che non risparmia nessuno, neanche i membri della chiesa; bambini rapiti o dati indiscriminatamente in adozione nelle tristi operazioni di pulizia etnica; bambini coinvolti nelle violenze domestiche; bambini costretti – non di rado da soli – a migrazioni faticose e pericolose, con esiti a volte mortali; bambini maltrattati o abbandonati a loro stessi da genitori o educatori cui poco interessa il loro vero bene.
Candele della Memoria
Martedì 27 Gennaio era il Giorno della Memoria. Ne abbiamo già parlato la scorsa settimana. Tra l’altro abbiamo scritto: “è bene che si organizzino pellegrinaggi in questi luoghi del dolore, soprattutto per i ragazzi e i giovani. Fare memoria per ricordare e per essere migliori”. Angelica Bodino, una studentessa che ha partecipato a un viaggio di istruzione nel campo di sterminio di Auschwitz, durante la cerimonia che si è tenuta al
Quirinale, alla presenza del Presidente Sergio Mattarella e della senatrice Liliana Segre, deportata all’età di tredici anni, ha condiviso il forte turbamento provato. “A me ha emozionato moltissimo quando ho visto i mucchi di trecce di capelli che erano state tagliate alle ragazze. Io credo che i capelli per una ragazza siano una parte fondamentale del proprio corpo, come se ti tagliassero una gamba, quasi. Quando ho visto quei capelli che un tempo sono appartenuti a un sacco di altre ragazze mi sono sentita male, molto arrabbiata. Come fosse stato possibile che alcune persone abbiano potuto... Poi gli occhiali anche, i vestiti, tutte le scarpe, le scarpe piccole dei bambini, le valige, costruite per viaggiare...". Per lei non è stata certamente una gita. Ricordiamo anche le parole della senatrice Segre: Quello che ancora non tutti sembrano aver capito è che il Giorno della Memoria non è per gli ebrei, ma è principalmente per tutti gli altri. Serve per ricordare la nostra storia, quello che fece l'Italia fascista di allora, quello che fecero la Germania nazista e molti Stati europei contro le razze considerate inferiori, contro i più deboli e i diversi, contro l'umanità. Il Giorno della Memoria è per ricordare i carnefici, ma anche quelli che si opposero, per ricordare i giusti, che tentarono a costo della vita di salvare i perseguitati, persone mai dimenticate. Nella vita ci è chiesto di fare scelte precise, prendere una posizione chiara e coraggiosa decidendo da che parte stare. Non ci si sottrae, l’indifferenza è la scelta di stare con i potenti. Liliana Segre, rivolgendosi ai ragazzi presenti li ha definiti “Candele della memoria”, non potete più dimenticare.
Indulto differito
Guardiamo con interesse alla proposta di indulto differito maturata da un gruppo di lavoro in seno al Giubileo dei detenuti, così come a tutte le iniziative finalizzate al reinserimento sociale delle persone che escono dal carcere. Così si è espresso il card. Matteo Zuppi. Si tratta di un atto di clemenza generale che consiste nell’estinzione della pena senza la cancellazione del reato. Differito perché deve essere accompagnato da una preparazione in carcere e da un accompagnamento dopo l’uscita, per un periodo di tre/sei mesi. Prevede quindi un intervento importante degli operatori del carcere nel segno del dettato costituzionale della rieducazione del condannato. Poter disporre di operatori-educatori preparati e competenti sarà una delle difficoltà più grandi se si andrà in questa direzione. Nicola Mazzamuto presidente del tribunale di sorveglianza di Palermo ha dichiarato: «Bisogna pensare ad una misura responsabile, per aver tempo di riprogettare il futuro e per dare alle persone una libertà accompagnata e assistita, con la presa in carico di una rete di accoglienza». Una proposta certamente interessante, da approfondire, capace di offrire un grande contributo nell’accostarci alle tante questioni irrisolte di detenuti che lasciano il carcere senza reali prospettive. Prendersi cura prima ma anche dopo l’uscita dal carcere.
Ri(flessioni)
1. Suicidi in carcere. In questi giorni nelle carceri italiane tre detenuti si sono impiccati. - Il primo, un giovane di 29 anni, di origini marocchine, è morto giovedì 29 all’ospedale di Firenze dopo quasi cinque giorni in rianimazione. - Il secondo, un uomo di 74 anni, italiano, sembra da quasi quarant’anni recluso nel reparto Alta sicurezza del carcere di Padova, si è tolto la vita nella notte di mercoledì 27. Doveva essere trasferito, insieme a tutti gli altri di quella sezione, in altre carceri. Legami che si spezzano, una certa normalità di vita che si interrompe, ulteriore pena che si infligge. E’ veramente indispensabile? - Il terzo, un detenuto di 36 anni, italiano, ancora nel carcere di Padova, si è tolto la vita mercoledì sera. Anche questo carcere ha un tasso di sovraffollamento molto alto. Dall’inizio dell’anno sono ormai cinque i detenuti che si sono suicidati in carcere.
2. Quando è strapotere Continuano le proteste a Minneapolis per il comportamento criminale dell’Ice. Un altro cittadino americano è stato ucciso con dieci colpi di pistola mentre era già immobilizzato a terra, Alex Pretti, 37 anni. Numerose le violazioni alla legge; soprusi, violenze gratuite, bambini sottratti ai genitori, umiliazioni anche verso cittadini americani. Troppo odio, niente umanità. Delitti che, per volontà di chi in questo momento detiene il potere, rimangono impuniti. Triste e molto preoccupante che in nome della legge la si infranga. Non è più autorità al servizio del cittadino.
3. Street of Minneapolis E’ il titolo della canzone che Bruce Springsteen ha composto dopo l’uccisione di Alex Pretti da parte dell’Ice. Ha detto che “il mio brano una risposta al terrore di Stato. È dedicata alla gente di Minneapolis, ai nostri innocenti vicini immigrati e in memoria di Alex Pretti e Renee Good. Rimanete liberi. Le strade di Minneapolis, scenario dove si susseguono i crimini dell’Ice, ma anche il luogo dove si manifesta, si esprime il dissenso e si invoca un po’ di umanità.
4. Sciacalli Davide Borgione, 19 anni, cade dalla bicicletta e resta a terra, agonizzante. Due coetanei lo derubano di quanto aveva e lo abbandonano. Hanno dichiarato che non si erano resi conto della gravità delle condizioni di Davide. Come se fosse una giustificazione per lo sciacallaggio compiuto. Come sono stati educati? Altri ragazzi, però, si sono fermati per soccorrerlo. Possiamo sperare.
5. Fallimento educativo Padre aiuta il figlio adolescente a picchiare un ragazzo di 15 anni. Finisce in prigione. E’ successo a Brenta (VA). Quanta responsabilità per gli adulti nei comportamenti illegali e devianti dei giovani? dt
Commenti
Posta un commento