Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 3/26 18 gennaio 2026 II domenica del Tempo Ordinario di don Tiziano Vimercati
Colui che toglie il peccato del mondo
Giovanni Battista vede Gesù andare verso di lui. Quel Gesù che aveva annunciato, sul quale si era interrogato, ma che probabilmente non aveva mai incontrato. Sulle rive del Giordano, lo vede e lo riconosce perché lo ha aspettato con cuore sincero, desiderato e amato da sempre. I suoi occhi hanno riconosciuto il messia, come avvenne anche per il vecchio Simeone. Occhi e cuore capaci di vedere e amare, di andare oltre, di vedere anche ciò che è nascosto e che non si impone con la forza. Una capacità di vedere che ci dona nuovi orizzonti e colma di significati la vita. Incontrare Gesù vuol dire “andare in pace” per il vecchio Simeone, sazio di giorni vissuti in compagnia del Signore ma ora anche con la grazia di aver preso tra le braccia il bambino Gesù, di aver visto la salvezza, la luce che illumina tutte le genti. Incontrare Gesù vedere i suoi occhi, la salvezza e la luce che illumina tutte le genti, riconoscerlo e amarlo, per noi significa scegliere di vivere come è vissuto lui, nell’obbedienza al vangelo, con lo sguardo rivolto a Dio e ai fratelli. Così da poter un giorno anche noi dire, Lascia o Signore che il tuo servo vada in pace, non mi hai deluso, la tua fedeltà non è venuta meno neanche quando sbagliavo, il tuo perdono mi ha dato la forza di continuare anche quando, pur desiderando il bene, commettevo il male. Giovanni Battista ci presenta Gesù come colui che libera l’uomo dal male: Ecco l’agnello di Dio, colui che toglie il peccato del mondo. Il dramma del male e del peccato conserva la carica negativa, fa sentire tutto il suo peso sulla vita di ciascuno di noi e sul mondo intero. Gesù però ha preso su di sé il peso del peccato, lo ha vinto con l’offerta della sua vita, rivelandoci la possibilità che anche all’uomo è data di superare la logica del peccato. E’ attraverso l’offerta della propria vita in un impegno continuo di conversione dal profondo egoismo che limita le nostre possibilità di bene. Riconoscere il male che ci circonda e che è dentro di noi, senza illuderci di esserne esenti e che sono solo gli altri, o la società, a sbagliare non porta da nessuna parte. Così come è sbagliato sperare in interventi miracolosi o su quelli diretti di Dio. Liberaci in fretta da tutti questi mali, o Signore, cosa aspetti; da tanti secoli la tua parola è conosciuta e il male non accenna a diminuire. Sei o no colui che ci libera dal male? E tante altri interrogativi si sentono in questa linea che ha il sapore dell’accusa, ma anche del disimpegno di chi pensa che debbano essere sempre gli altri a dover fare qualcosa. Il Signore ci accompagna e ci illumina ma non ci toglie la responsabilità di ciò che spetta a noi. dtiziano
Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito
Da oggi, 18 gennaio, fino a domenica prossima celebriamo la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. E’ stata scelta una frase della lettera di San Paolo agli efesini: Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati (Ef 4,4). E’ un forte invito a camminare verso l’unità dei cristiani lasciandosi guidare dallo Spirito, principio di unità e comunione. E’ un camminare insieme con coloro che condividono la fede nel Signore Gesù, in un autentico e sincero spirito di comunione. E’ una questione di testimonianza: suona stonato condividere la stessa fede e non essere in comunione. Non si è molto credibili. I cristiani possono essere sale della terra e luce che illumina e possono fare molto per il bene dell’umanità, ma devono essere uniti, in obbedienza al vangelo. Le divisioni che durano da secoli tra i cristiani, anche se oggi è cresciuta molto la collaborazione e il rispetto reciproco, non fanno bene, appesantiscono il cammino, non si è profetici, non si testimonia quella parola così indispensabile all’uomo d’oggi. L’unità dei cristiani non è una questione solo teorica ma richiede la capacità di affrontare le sfide per un mondo migliore imparando ad ascoltare la voce dello Spirito e la voce e i desideri delle persone semplici. La testimonianza dei cristiani che, nonostante siano divisi tra loro, sanno volersi bene, vanno d’accordo e fanno della diversità una ricchezza, è particolarmente necessaria oggi in un clima dove sembra di aver perso la capacità di dialogo, la forza cancella il diritto, il potente schiaccia il debole e “la guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando” (papa Leone).
Premio Nobel per la pace: a chi?
E’ un riconoscimento di alto valore il premio Nobel per la pace, attribuito ogni anno a persone o organizzazioni particolarmente meritorie che si sono impegnate per favorire la pace, o che hanno combattuto contro le guerre e i soprusi che affliggono l’umanità. Maria Corina Machado, oppositrice del governo di Maduro, è l’ultima ad averlo ricevuto. Fin dal primo momento dichiarò che il presidente americano Donald Trump l’avrebbe meritato molto più di lei. Ora, nell’incontro avuto qualche giorno fa con Trump, Maria Machado gli ha consegnato la medaglia del Nobel per la pace per il “suo impegno nella difesa della libertà e dei valori democratici in Venezuela”, con tanto di cerimonia e foto di circostanza. E’ stato un gesto puramente simbolico, politico e interessato, il suo modo di fare politica, ammesso che sia sincero e davvero per il bene del popolo. Ma quel premio non può essere condiviso, né tantomeno assegnato da un semplice cittadino, sia pure insignito lui stesso del premio, penso neanche in forma simbolica. Soprattutto è un riconoscimento per chi lavora per la pace come unico scopo della sua azione, e cerca di arrivarci senza l’uso della forza e senza ricorrere a quello strumento di morte che è la guerra. Lavorare per la pace non vuol dire imporre la volontà del più forte e salvaguardare gli interessi dei potenti e lasciare, se va bene, le briciole che cadono dal tavolo agli ultimi, ai poveri cristi.
Concerto nel carcere di Opera
Riccardo Muti, celebre direttore d’orchestra, sabato 10 gennaio, ha diretto un concerto nel carcere di Opera-Milano, con l’orchestra Giovanile Luigi Cherubini. Gli strumenti sono stati realizzati dai detenuti con il legno di barconi dei migranti. Un momento di grande musica che ha emozionato e toccato il cuore di tutti i presenti. Un momento che ha avvicinato il mondo del carcere alla società civile. Un momento che nella sua bellezza rende migliore l’uomo, qualsiasi uomo perché tutti portano nel cuore la nostalgia del bene e del bello. Così ha detto il maestro Riccardo Muti: Anche in coloro che hanno commesso delitti efferati o hanno percorso strade sbagliate, ho colto la disponibilità ad aprirsi alla bellezza. Negli strumenti usati dai musicisti, il maestro Muti vede il dolore, la disperazione e la morte che di chi si è servito di quei barconi nella speranza di costruire un futuro migliore, più umano e dignitoso: Guardateli davvero questi strumenti dai colori insoliti. Legni di morte sono diventati legni che vibrano di vita. I legni dei barconi che hanno portato gente che fuggiva dalla fame, dalla miseria e dalla dittatura per cercare qui libertà e democrazia… qualcuno ce l’ha fatta, qualcuno è morto nella traversata. È qualcosa di miracoloso, che dovrebbe essere un segnale per un mondo che va a rotoli. La musica è fatta di strumenti che suonano parti diverse, ma che tendono a essere complementari, non a contraddirsi. La musica è un dialogo di parti diverse che tendono all’armonia. La politica, in questo senso, dovrebbe prendere esempio dalla musica.
Youssef Abanoub, un nome da non dimenticare
All’interno di una scuola, nella propria aula, luogo dove ci si forma, dove ci sente sicuri, circondati da professori e amici. Nella sua aula ha cercato rifugio il giovane Youssef Abanoub, 19 anni, inseguito da un compagno che brandiva un coltello da cucina. Sembra per una accesa discussione legata a una ragazza avvenuta poco prima nei bagni. E’ stato ucciso sotto gli occhi dei compagni e del professore. E’ avvenuto l’altro ieri a La Spezia. Si dicono e si diranno tante cose, si attribuiranno colpe e responsabilità, ci sarà anche chi, vergognosamente, strumentalizzerà questa tragedia. Nessuno, o pochi ammetteranno di avere delle colpe. Ma, adesso almeno, è il momento della pietà, del silenzio, della preghiera per chi crede. E’ il momento del ricordo di Youssef, del dolore che ci stringe il cuore per questo nostro fratello, del suo nome, Youssef, che non deve essere dimenticato. E della vicinanza ai familiari e a coloro che gli volevano bene. Il resto, necessario, verrà dopo. dt.
Ri(flessioni)
1. Omicidio in carcere. Non è stato un suicidio. Giuseppe Lacarpia, 65 anni, di Gravina di Puglia, il 22 ottobre del 2024 si trovava in carcere a Bari. Fu trovato morto, sdraiato sul letto con un cappio legato alla testiera. Si pensò a un suicido ma qualcosa non quadrava. Nella stessa cella solo tre giorni prima c’era stato un tentativo di suicidio, che suicidio in realtà non era. Il motivo lo stesso: davano fastidio con i loro modi di fare. Ora sono stati arrestati due detenuti della stessa cella, uno per omicidio e tentato omicidio, l’altro per tentato omicidio. Il carcere è violenza e sopraffazione che si manifestano in tanti modi diversi. Non ci si deve però rassegnare. Occorre attenzione alle situazioni di fragilità.
2. Troppo rumore in oratorio Il tribunale di Palermo, dopo dieci anni di contenzioso, ha inflitto un risarcimento di 45mila euro alla parrocchia Santa Teresa in favore agli abitanti di un condominio che si affaccia sul cortile della parrocchia. Motivo: troppo il rumore e il fastidio causato dai giochi dei ragazzi in oratorio. Succede anche qui, nei nostri oratori, soprattutto durante le attività estive. Non è raro veder arrivare i carabinieri in oratorio, chiamati dai vicini, per chiedere il silenzio. Nel comunicato della parrocchia, insieme alla diocesi di Palermo, si prende atto della decisione e si afferma la volontà di eseguirne le richieste. Allo stesso tempo si coglie l’occasione per ribadire l’importanza e la necessità dell’opera educativa che le parrocchie svolgono, soprattutto in contesti difficili, dove scarseggiano i luoghi di aggregazione. Le attività ludiche e sportive non sono mai state concepite come fattore di disturbo, ma come strumenti di aggregazione e di formazione umana e cristiana, così nel comunicato della chiesa. La vita di comunità comporta il rispetto dei diritti di tutti e la capacità di dialogo per trovare un punto di equilibrio. Insieme a una dose di pazienza da parte di tutti.
3. Orrore in Iran Difficile sapere cosa sta succedendo davvero in Iran. Le notizie si accavallano, confuse e colpite da severa censura. Si sa che le vittime sono ormai migliaia, soprattutto giovani, uccise dai guardiani della rivoluzione; gli arrestati più di diecimila. Tolleranza zero verso chi manifesta: condanna a morte. Almeno per il momento 800 esecuzioni previste sono state annullate. Un regime che con facilità uccide i propri figli.
4. Aumenta il costo delle sigarette Da venerdì sigarette, anche elettroniche, e tabacco costano di più. Decisi altri aumenti sul tabacco. Non sono contenti i fumatori, ovviamente, soprattutto quelli che sono in carcere. Non credo diminuirà il consumo, e quindi non ci sarà un beneficio per la salute, aumenteranno di sicuro, però, gli incassi per lo Stato. dt.
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