OLTRE I CONFINI MAGAZINE gennaio 2026
Confidiamo nella vostra sensibilità e disponibilità a collaborare per dare continuità a un’iniziativa che restituisce dignità, voce e speranza a persone che stanno costruendo un nuovo percorso di vita. Non abbiamo previsto un abbonamento ma possiamo spedirvela a casa, se volete: redazione.oltreiconfini.monza@gmail.com Direttore responsabile Antonetta Carrabs.
La rivista Oltre i Confini Magazine è uno strumento di riabilitazione e di inclusione che viene alla luce come un vero laboratorio di idee che favorisce la comunicazione interna ed esterna al carcere. Una rivista dal taglio moderno, ricca di immagini che la rende ancora più fruibile nella lettura. Un progetto di significato, una risorsa per la vita di gruppo che diventa un valore, anche in una situazione difficile come quella del carcere. Grazie al supporto della Fondazione della Comunità di Monza e Brianza questo importante progetto può continuare. L’esperienza di scrittura, per i detenuti, svolge un’importante funzione di democratizzazione e di sensibilizzazione di una realtà umanizzata fatta di persone che vivono in attesa di riconquistare la propria libertà, una libertà che descrivono come un dono prezioso. Il carcere può riformare e trasformarsi in occasione di cambiamento se si attivano itinerari di formazione e di istruzione, se si potenziano gli organici, se si favorisce il dialogo con la società civile, con le associazioni di volontariato. Serve un grande lavoro culturale che garantisca dignità, diritti e autonomia, valori non solo per la persona reclusa, ma per tutta la collettività, perché il carcere è, e deve essere, parte della società civile. Il carcere è uno dei luoghi in cui un paese democratico misura il suo tasso di aderenza ai diritti universali dell’uomo. E’ il fulcro in cui l’uso della forza, regolato dallo Stato nel processo, cerca il suo più difficile equilibrio con l’umanità del trattamento sanzionatorio e con la risposta rieducativa che la Costituzione affida alle pene.
Il carcere, oltre ad avere la funzione della custodia, assume, quindi, anche quella di educare alla libertà attraverso la promozione di un cambiamento, trasformando la vita detentiva in una grande opportunità. Il compito della rieducazione a seguito della commissione di un reato o della violazione di una norma, è quindi quello di indurre il soggetto a scegliere il bene e riconoscerlo per non commettere più lo stesso errore. La scrittura assume, quindi, un valore in questo percorso riabilitativo perché aiuta a riflettere, favorisce il confronto e crea legami: l’impegno di ciascuno ha un significato altro, una forma di riscatto, sentirsi parte di qualcosa di importante. La scrittura è uno spazio di libertà ed è questo il vero filo conduttore del nostro laboratorio di scrittura giornalistica, dove la lettura e la scrittura sono diventati validi strumenti di formazione nel percorso di crescita e di consapevolezza di ciascun detenuto che racconta la propria umanità.
“Ringrazio la rivista Oltre i Confini Magazine per la possibilità che mi dà di parlare di carcere. Spero con questo mio contributo di intercettare lettori che forse non si sono mai interrogati su cosa accade alle persone che varcano il grande cancello accompagnate dalle forze dell’ordine. La vita all’interno prosegue lenta quanto il mondo libero è frenetico. Il ritmo è quello proprio dell’istituzione totale con un immobilismo che accentua il divario tra il dentro e fuori. La persona che entra in carcere si ritrova appartenere alla categoria del “detenuto”, gli viene sottratta ogni capacità di gestione della propria vita ma allo stesso tempo si pretende il “cambiamento”, si sollecita l’abbandono degli atteggiamenti delinquenziali. Il carcere non può continuare ad essere un mondo sconosciuto segnato solo dal bollettino dei suicidi; è parte integrante della nostra comunità e conviene a tutti avere la voglia di dare uno sguardo oltre le sbarre. L’opportunità che promuove questo progetto è molto importante.” - Cosima Buccoliero Direttore Casa Circondariale Sanquirico di Monza.
Nel silenzio delle carceri la parola scritta diventa voce, spazio di resistenza, mezzo di riscatto. Comunicare e scrivere, per chi è detenuto, è strumento vitale per riaffermare la propria identità, ricostruire legami con il mondo “fuori” rielaborare la propria storia personale. La scrittura rappresenta, quindi, un valore umano, educativo e sociale. L’esercizio di questo diritto incontra, a volte, numerose limitazioni, spesso giustificate da esigenze di sicurezza e ordine interno. Recenti notizie di cronaca hanno evidenziato casi di censura di alcuni giornali, sollevando preoccupazioni sulla libertà di stampa e di informazione, episodi che hanno un impatto anche sui detenuti, che vedono ulteriormente limitato il loro già ristretto accesso all'informazione. Non è il nostro caso, fortunatamente.
La rivista è un luogo simbolico di libertà in cui la parola scritta assume un valore profondamente rieducativo e trasformativo perché, da un’esperienza di marginalità, ci possono essere occasioni di rinascita. Oltre i Confini Magazine è molto di più di una semplice rivista: è una piattaforma di libertà espressiva, di reintegrazione e di giustizia riparativa. La cultura, se è capace di restituire alla persona detenuta dignità, senso e opportunità di crescita, rappresenta una forma essenziale di umanizzazione della cura. La cultura deve essere considerata una componente fondamentale del benessere della persona detenuta: di sicuro è di contrasto alla disumanizzazione. Con la scrittura i detenuti affrontano emozioni complesse come la rabbia, il rimorso, la vergogna, ma anche la nostalgia, la speranza, l’amore, riportando dignità là dove spesso domina il pregiudizio. La narrazione, la parola, la poesia diventano salvifiche: le parole diventano spazio, significato, possono aiutare gli animi a riconciliarsi là dove tutto sembra perduto. La scrittura diventa un atto di cura e di umanizzazione.
Riccardo Sorrentino, presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia ha avuto per la rivista parole di incoraggiamento e plauso: “scrivere per un pubblico, raccontare, raccontarsi, spiegare: magari attraverso una ricetta che rievoca i sapori di una terra lontana, o anche una personalissima poesia. Pensare, in ogni caso: al linguaggio più giusto, alle argomentazioni più convincenti, alle spiegazioni più semplici. Essere liberi, ma nello stesso tempo rispettosi della realtà delle cose, così problematica, e insieme della dignità degli altri, del lettore, ma anche dei protagonisti del nostro racconto. Il giornalismo è questo. Non è oggi una professione molto amata: la stima per chi scrive su un giornale è molto bassa. Accade così che le esperienze delle testate pensate, progettate e scritte da chi vive in carcere vengano considerate attività secondarie, inutili, da limitare. È proprio questa l’ultima tendenza dell’amministrazione carceraria italiana, che sta chiudendo numerose testate di detenuti, tutte realizzate sotto la guida di un direttore responsabile iscritto all’Ordine, che risponde quindi non solo penalmente e civilmente, ma anche sul piano della deontologia, della correttezza etica di tutti i contenuti. Altri giornali sono stati sottoposti a controlli e censure. La rivista Oltre i Confini Magazine è una disponibilità illuminata come poche.”
Riteniamo che la rivista possa contribuire in modo significativo alla riduzione della recidiva e favorire il cambiamento per il rispetto dei diritti umani e per una giustizia che educa, rigenera, restituisce speranza. Sostenere la rivista significa investire in educazione, benessere psicologico, inclusione e comunità. Sostenendola si ha la possibilità di contribuire in modo concreto alla crescita personale dei detenuti, al miglioramento del clima penitenziario e al rafforzamento del legame fra istituzione carceraria e società civile.

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