Incontro con gli avvocati della Camera penale di A.N.
Nella biblioteca della casa circondariale di Monza abbiamo incontrato il presidente della Camera Penale di Monza Marco Negrini e l’avvocato Roberta Minotti. La Camera ha il ruolo di comunicare con la magistratura e con la politica e con il carcere, esamina il contenuto delle leggi, delle condizioni carcerarie con un ruolo consultivo, svolto in maniera volontaria Si è parlato della legge Nordio, definita dagli avvocati: “LA MONTAGNA CHE PARTORISCE UN TOPOLINO” Si sono approvate misure poco efficaci in un sistema al collasso. Il punto centrale è la discrezionalità, di fatto penalizzante per il detenuto e non utile a un sistema che deve aprire ai benefici e non a chiuderli.
C’è un grosso problema di comunicazione da parte delle istituzioni everso i cittadini. Ci vorrebbe uno scambio culturale più ampio per quanto riguarda la situazione reale nelle carceri, per poter avere un cambio di tendenza e comprendere le radici reali del problema. Questo potrebbe cambiare l’atteggiamento della politica che per sua natura segue le necessità dell’opinione pubblica per il consenso e non dà le giuste risposte. L’inasprimento delle leggi non sono soluzioni efficaci per arginare il problema reati e carceri. Importante sarebbe impostare il carcere verso il reinserimento nella società, aumentare la qualità della vivibilità e del rispetto dei diritti e chiedersi perché molte persone hanno la “necessità “di delinquere. Come creare coscienza nel problema dei cittadini? Si deve investire più tempo per idee che arrivino a tutte le fasce sociali, lavorare su più fronti, fasce d’età e sociali, come si fa per esempio per l’ambiente. Gli unici politici che hanno dato seguito e importanza ai detenuti sono i Radicali. Tornando al decreto Nordio, si dice che è stato fatto senza rendersi conto dei reali problemi del carcere: più che altro è una risposta all’opinione pubblica. Bisogna lavorare seriamente sulla concessione dei benefici, prevedere automatismi sulla scarcerazione, concedere prima il beneficio e poi controllarlo, valutando eventuali modifiche, non il contrario. La legge sulla liberazione anticipata di Nordio è scritta male; le procure non si sono uniformate nella sua attuazione perché è scritta in modo poco chiaro, una riforma integrativa invece potrebbe fornire una risposta utile.
Lo Stato deve raddrizzare il tiro, dare fiducia anche a chi è gravato da molte rotture dei benefici, a volte per motivi molto banali. Si deve agevolare le persone al reinserimento sociale e al lavoro. A oggi molti detenuti, nonostante abbiano un buon comportamento, risultano privi dei requisiti per l’accesso all’esterno, quali il lavoro, l’alloggio e il poter soddisfare i bisogni primari. Perché non va giudicata la persona ma il suo rinnovato comportamento. Non è forse compito dello Stato farsi carico di questi aspetti, almeno in una fase iniziale? Rimane invece come punto centrale la scelta dell’individuo. Aziende esterne per lavoro per i detenuti al momento non mancherebbero, manca invece la comunicazione con il carcere. Obbiettivo del carcere e della Camera Penale è incrementare il dialogo e la comunicazione, raccogliere più informazioni possibili da comunicare al governo e avere un confronto coi magistrati e la classe politica.- Redazione Oltre i confini - carcere di Monza. Responsabile Antonetta Carrabs - Articolo pubblicato sull'inserto Oltre i Confini - Beyond Borders allegato a Il Cittadino di Monza e Brianza. Direttore Marco Pirola
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