Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 49/25 7 dicembre 2025 Seconda domenica di Avvento - don Tiziano Vimercati cappellano del carcere di Monza
La casa non cade se ci sono persone che si fanno avanti Noi conosciamo la vita, sappiamo distinguere i sogni dalla realtà, le parole dai fatti, non ci lasciamo illudere che sia possibile un mondo di pace, certamente da desiderare ma non realizzabile. Sappiamo che nella vita ti deve arrangiare e, se proprio serve, anche con metodi non del tutto limpidi. Sappiamo che i sogni sempre e solo sogni sono. Sappiamo da secoli che se vuoi la pace devi preparare la guerra. Sappiamo anche che il vangelo, in cui troppo facilmente diciamo di credere, non è da prendere veramente sul serio: troppo lontano ormai dai criteri e dalle scelte che governano il mondo moderno, lo si considera adatto per le sacrestie e per le anime belle ma disincarnate. Che altro pensare leggendo alcuni passaggi della lettura di questa domenica: Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno in tutto il mio santo monte, perché la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare (Isaia 11,1-10). Questo dopo aver detto che è possibile vivere in un mondo dove i forti non schiaccino i deboli; chi governa lavori per il bene comune; che gli sforzi di tutti non siano per preparare la guerra ma tesi al dialogo, sempre, con insistenza e coraggio. Ce ne sono fin troppi, invece, di motivi che danno ragione a chi ritiene tutto questo un semplice sogno e, come già detto, i sogni sempre e solo sogni sono. Pensare sempre e solo così porta a un’indifferenza, se non cinismo, che non fa bene a nessuno e ancor di più peggiora la situazione. Si cade nell’egoismo, ciò che mi sta a cuore, visto che non posso cambiare niente, è il benessere mio, della mia famiglia e pochi altri. Siccome poi qualcuno deve pur governare, lasciamo che altri se ne occupino. I quali prendono le cose sul serio, con molto impegno, non sempre pensando al bene di chi rappresentano. Oggi Giovanni Battista ci ricorda che c’è un’altra strada che può essere scelta, Convertitevi perché il regno dei cieli è vicino. Un contesto in cui poter inserire le nostre azioni, il senso stesso della vita: il regno dei cieli è vicino. Una presenza ci accompagna, non siamo soli nel cammino della vita, più che fermarci scoraggiati e lamentarsi sul divario tra la realtà e il “sogno”, converrebbe almeno fare la nostra parte. Una direzione in cui camminare: convertitevi. Il vangelo è meta alta, è stupendo annuncio che richiede a tutti conversione soprattutto della mente e del cuore. Della mente: è possibile vivere il vangelo. Del cuore: è possibile amare come ama Gesù. Il nostro vescovo, venerdì sera nel discorso alla città: La casa non cade perché ci sono persone che si fanno avanti per aggiustarla e renderla abitabile. dtiziano
Il vescovo di Milano parla alla città
In occasione della festa di Sant’Ambrogio, patrono della città, il vescovo di Milano rivolge un messaggio alla città. Denuncia i mali che affliggono i cittadini e soprattutto incoraggia per trovare soluzioni adatte e rispettose di tutti. In particolare ha toccato cinque punti critici, segnali che più mi impressionano, dice mons. Delpini. I giovani e la paura del futuro; la città che non accoglie cittadini; le crepe del sistema sanitario; l’intollerabile situazione delle carceri; il capitalismo a servizio dell’individualismo. Riportiamo per intero i passaggi in cui parla della situazione nelle carceri.
L’intollerabile situazione delle carceri: la repressione come unica strada
La situazione delle carceri del nostro territorio è intollerabile per fattori cronici, per le condizioni attuali dei carcerati e del personale e per il degrado strutturale dei penitenziari. La Costituzione della Repubblica italiana è tradita nelle reali condizioni dei carcerati, nella formazione e trattamento del personale della Polizia penitenziaria. La Costituzione è smentita dall’accanimento progressivamente repressivo delle indicazioni normative. Sono impraticabili percorsi accessibili a tutti per il reinserimento dei colpevoli di reati nella convivenza sociale. Le condizioni di squallore, di degrado e di violenza non facilitano il riconoscimento del male compiuto. Piuttosto suscitano rabbia, risentimento, umiliazioni. Si può prevedere che persone così maltrattate in carcere saranno persone più pericolose fuori dal carcere: hanno imparato a odiare le istituzioni piuttosto che ad assumere la responsabilità di essere cittadini onesti. Le condizioni di detenzione sono insostenibili per il sovraffollamento. Il rimedio al sovraffollamento non potrà essere l’incremento della spesa di denaro pubblico per costruire altre prigioni. Una società che funziona in modo che la detenzione sia il modo più ovvio, condiviso e sbrigativo per sanzionare reati si rivela incapace di prevenire i reati, di esigere la riparazione dei danni e di porre le condizioni per recuperare persone alla legalità. Le condizioni di detenzione sono insostenibili per la condanna al carcere di persone segnate da malattie psichiatriche che invece di essere curate diventano presenze incontrollabili, pericolose per gli altri e spesso indotte a forme di autolesionismo e al suicidio. L’orientamento di una mentalità repressiva che cerca la vendetta piuttosto che il recupero, che si difende con indifferenza e ignoranza, segnala una crepa pericolosa nella casa comune.
Si fa avanti la responsabile del carcere
Io mi faccio avanti. Mi assumo la responsabilità di applicare la Costituzione della Repubblica, i regolamenti del carcere nella loro intenzione di recupero e reinserimento, i rilievi dell’Europa. Mi farò carico di affrontare il problema drammatico del sovraffollamento non chiedendo la costruzione di altre carceri, ma riducendo il numero dei carcerati. In carcere non devono essere detenuti i malati. In carcere non devono restare inoperosi quelli che possono lavorare. Chi ha commesso un danno verso la società o verso le persone deve essere impegnato a riparare, non a fare ulteriori danni. Non ho mai visto che un trattamento più duro renda migliori le persone o dissuada qualcuno dal commettere reati. Voglio offrire ragioni e percorsi per diventare onesti, piuttosto che esasperare gli animi, fare andare fuori di testa i fragili e i malati. Non sarò complice.
Il pericolo del giudizio sommario: dalla follia della piazza alla paralisi del legislatore
Recenti episodi di cronaca, come la vicenda di Tatiana di Nardò, dove una folla si è radunata per chiedere la punizione sommaria di un sospettato basandosi su voci infondate, evidenziano la volatilità emotiva e la suggestionabilità della massa. Il passaggio repentino "dall’inferno al paradiso in pochi attimi" dimostra come l'opinione pubblica sia facilmente strumentalizzabile. Questa dinamica irrazionale trova un'inquietante risonanza storica nell'analisi di Alessandro Manzoni, che nei Promessi Sposi descriveva la folla come una forza istintiva e caotica. Il pericolo non si esaurisce nella violenza di piazza, ma si manifesta pienamente quando questa suggestionabilità penetra le istituzioni. Oggi, in un ecosistema mediatico amplificato, l'emotività della folla che invoca la pena immediata si traduce in una manipolazione dell’opinione pubblica così potente da dettare l’agenda del legislatore. La richiesta popolare di una giustizia vendicativa spinge la classe politica a risposte populiste e immediate per placare l'indignazione, invece di edificare un sistema equo e lungimirante, soprattutto in materia di carcere e condizioni di detenzione. Il risultato è una paralisi nelle scelte di politica giudiziaria razionali. Il dibattito, dominato dalla domanda di punizione immediata, non riesce a contemplare la complessità della giustizia riparativa o l’investimento nel recupero degli ex detenuti. La giustizia rischia così di trasformarsi in uno strumento di vendetta emotiva, sacrificando la ragione di Stato all'urlo irrazionale della piazza e al pericolo del giudizio sommario. e.n
Giubileo dei detenuti
Domenica prossima, 14 dicembre, si celebrerà il Giubileo dei detenuti. Pochi saranno i detenuti che potranno partecipare. Tutti potremo seguire dai media la celebrazione. Qui nel carcere di Monza le messe delle 8,30 e 9,30 saranno celebrate da mons. Luca Bressan, rappresentante dell’arcivescovo e incaricato per la pastorale carceraria.
Ri(flessioni)
1. Italia inadempiente Il Consiglio d’Europa ha espresso preoccupazione per la situazione delle carceri italiane. E non è la prima volta. In particolare per le criticità dovute all’alto numero di suicidi in cella e la mancanza strutturale di posti nelle Rems, le Residenze per l’esecuzione delle misure di sicurezza per soggetti psichiatrici. Poco o nulla è stato fatto per risolvere queste carenze che però pesano tantissimo sulla vita delle persone e sull’andamento degli stessi Istituti carcerari.
2. Iperconnessi Ore e ore con il cellulare in mano: messaggi, foto ricevute e inviate, messaggi vocali, videochiamate, e via di questo passo. Per molti ragazzi è cosa di tutti i giorni. Sembra che molti inizino molto presto, siano espertissimi nell’uso e insegnino agli adulti a muoversi più facilmente nel mondo del web. Credo che queste opportunità che ci sono offerte siano una buona cosa. A un patto però: che non si diventi schiavi, che non si perda di visto la realtà, che non siano in sostituzione di sani rapporti personali. E che non vengano usati per fare del male.
3. Leva militare 1 Si parla di ripristino della leva militare. Alcune nazioni europee la stanno preparando da tempo. Ora anche in Italia si è cominciato a parlarne. Ci dicono che è indispensabile rafforzare le capacità di difesa. Contro quali pericoli reali non è stato detto con chiarezza. Mi sembra più una scelta, se mai avverrà, nella linea del preparare la guerra se vuoi la pace. Intanto però fai la guerra con tutto ciò che ormai sappiamo cosa voglia dire. Servirebbe più determinazione, e crederci, nella via del dialogo. E’ la pace che va preparata non la guerra.
4. Leva militare 2 In Germania sono già iniziate le proteste dopo che il Bundestag ha approvato una legge che va verso la leva militare e un forte ampliamento delle Forze armate. Dall’anno prossimo i cittadini maschi dovranno sottoporsi alla visita medica obbligatoria. Per ora l’arruolamento rimane su base volontaria. Poi si vedrà. Ieri in oltre 90 città tedesche migliaia di cittadini hanno manifestato contro.
5. Costruire la pace, anche così Lo scorso anno 60mila ragazzi e ragazze sono stati scelti per svolgere il servizio civile. Le domande erano molte di più: ben 135mila. Dal 2015 al 2023 hanno prestato servizio 324.888 ragazzi. Un segnale, piccolo, ma che dona speranza. Fanno qualcosa che favorisce la pace. dt
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