Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza di don Tiziano Vimercarti, cappellano del carcere di Monza



Numero 51/25 21 dicembre 2025 Quarta domenica di Avvento Natale, quella solitudine spezzata. Tra pochi giorni è di nuovo Natale. Una festa che in un modo o nell’altro prende un po’ tutti. Anche chi dichiara che del Natale non gli importi proprio niente. O più spesso per chi il Natale è un supplemento di sofferenza. Speriamo passino in fretta queste feste, dicono coloro che hanno paura della solitudine, in quei giorni lancinante, coloro che sentiranno la mancanza di una persona cara che ha già lasciato questa vita; mi pesano questi giorni di Natale che anche quest’anno dovrò passare in carcere, mi ha detto proprio ieri un detenuto, senza del resto sorprendermi. Per molti, che pure hanno pesi e preoccupazioni non da poco, sono giorni che vivranno in modo diverso. Giorni benedetti perché si pensa un po’ anche agli altri, a chi è vicino ma non solo; si desidera stare insieme, farsi qualche regalo sincero, e non obbligatorio o di convenienza. Il Natale è di tutti perché capace di risvegliare ciò che di buono c’è nel cuore di ogni uomo: quella semplice scena della natività, un bambino che nasce nella povertà e nel rifiuto di molti, ancora oggi parla al cuore di tanti uomini e donne. Un mistero a cui ci dobbiamo avvicinare con desiderio e umiltà, senza lasciarci soffocare da tutto ciò che sta attorno, da ciò che fanno passare per natale ma che in realtà è altra cosa, anche se non necessariamente sbagliata. Nel vangelo di oggi troviamo san Giuseppe. Di lui si parla poco. Oggi però ci aiuta ad avvicinarci al mistero della nascita di Gesù, lui che l’ha vissuta da vicino ed è stata occasione di turbamento, di dubbio e delusione. Guardava il volto di Maria, i suoi occhi, le sue labbra, guardava la ragazza amata che stava per sposare. Ma aspettava un bambino. E non era lui il padre. Non ne voleva più sapere, ma non vuole farle del male: la ripudierà in segreto. Giuseppe, non temere di prendere con te Maria, tua sposa: il Signore entra nella sua vita, la stravolge, le dà un senso grande e nuovo. Giuseppe accetta di fermarsi, di pensare, di pregare e così entra in comunione con quel Dio che pure gli ha cambiato la vita, come mai succede. In fondo, credo sia questo il mistero del Natale: un Dio che desidera incontrarci, diventando addirittura uno di noi, e l’uomo che si fida, che accetta che si sia fatto presente nella storia e che ci rende capaci di cose grandi, come grande è stato ciò che ha chiesto al povero Giuseppe. Il Natale spezza quella solitudine dell’uomo che si sente solo e abbandonato in un mondo, anche meraviglioso e attraente, dove però si cammina inesorabilmente verso la morte. dtiziano


Giubileo delle Persone detenute: le parole del Papa 

Domenica scorsa il papa, durante la celebrazione del giubileo delle persone detenute ha pronunciato l’omelia usando parole piene di speranza, parole che invitano ad affrontare il futuro, anche nel mondo del carcere, con criteri nuovi, con scelte di ampio respiro e rispettose della dignità di ogni uomo e donna. Con carità e misericordia, con l’impegno a promuovere in ogni ambiente – e oggi sottolineiamo particolarmente nelle carceri – una civiltà fondata su nuovi criteri, e ultimamente sulla carità. Riportiamo qualche passaggio dell’omelia. Cari fratelli e sorelle, celebriamo oggi il Giubileo della speranza per il mondo carcerario, per i detenuti e per tutti coloro che si prendono cura della realtà penitenziaria. Sono molti a non comprendere ancora che da ogni caduta ci si deve poter rialzare, che nessun essere umano coincide con ciò che ha fatto e che la giustizia è sempre un processo di riparazione e di riconciliazione. Papa Francesco auspicava, in particolare, che si potessero concedere, per l’Anno santo, anche «forme di amnistia o di condono della pena volte ad aiutare le persone a recuperare fiducia in sé stesse e nella società» (Bolla Spes non confundit, 10), e ad offrire a tutti reali opportunità di reinserimento. Confido che in molti Paesi si dia seguito al suo desiderio. Il Giubileo, come sappiamo, nella sua origine biblica era proprio un anno di grazia in cui ad ognuno, in molti modi, si offriva la possibilità di ricominciare (Lv 25,8-10) Non credo che questo appello di Papa Leone sarà ascoltato, almeno qui in Italia. Come non lo sono stati quelli dei precedenti papi. Tutto porta a pensare che le scelte della politica escludano chiaramente qualsiasi gesto di clemenza, pur ammesso dalla Costituzione. Una politica che ha buon gioco nell’accogliere e accarezzare il pensiero dei tanti cittadini che chiedono solo punizione, la più dura possibile, per chi ha sbagliato. Pensando di risolvere in questo modo il problema della sicurezza. Una politica che vola bassa e che non aiuta i cittadini ad accettare che le carceri sono pur sempre un luogo e un tempo dove la dignità delle persone deve essere rispettata, dove la giusta pena non deve essere fine a se stessa ma tendere il più possibile al recupero di chi ha sbagliato. Compito certamente difficile, e nessuno ha la soluzione magica in tasca, anche perché non c’è. Serve dialogo, ascolto di tutti coloro che a vario titolo si impegnano nel mondo carcerario, occorre compiere scelte nella direzione giusta, giorno dopo giorno, con pazienza e costanza, occorre anche non fare scelte che peggiorino una situazione già troppo difficile. E valorizzare sempre di più quanto di buono già si riesce a realizzare, quei cammini che hanno permesso a tanti detenuti di uscire migliori, e chi con umanità e competenza, ogni giorno, con il proprio lavoro, compie il proprio dovere. dt.




Intimità dietro le sbarre 

Con più di un mese di ritardo, la stanza dell’affettività nel carcere di Torino, ha finalmente iniziato a funzionare. Ne possono usufruire i detenuti che hanno relazioni sentimentali stabili. Critiche per questa possibilità offerta ai detenuti non sono mancate, anche da parte di alcuni sindacati della Polizia penitenziaria

Si introduca piuttosto il principio di favorire di più il ricorso alla concessione di permessi premio a quei detenuti che in carcere si comportano bene. Secondo altre voci, invece, le stanze dell’affettività sono importanti per tutelare il benessere psicologico dei detenuti e possono aiutare anche a prevenire frustrazione e comportamenti violenti. Il bisogno di esprimere e vivere l'intimità resta insopprimibile e naturale. A Torino come a Padova e in sempre più carceri, in seguito alla sentenza della suprema corte che ha stabilito, lo scorso anno, il diritto all’affettività anche per i carcerati si stanno allestendo le camere dell’affettività. A Monza, che già dispone di una specie di "casetta" per gli incontri più familiari dei padri detenuti con mogli o compagne e figli piccoli, si sta provvedendo in questo senso.

Nonostante tutto, un nuovo gioco d’azzardo 

Ne sentivamo la mancanza: Win for Italia Team è la lotteria prevista dal governo nella nuova manovra economica per finanziare il mondo dello sport, in particolare il Coni. Nonostante tutto, nonostante le numerose grida di allarme che da tempo ci ricordano le criticità che il gioco d’azzardo genera, nonostante l’elevato numero di giocatori che si ammalano di gioco, nonostante l’indigenza in cui cadono troppe famiglie. Il gioco d’azzardo riempie troppe tasche, senza troppi sforzi tra l’altro, e ne svuota tante altre, di solito, e non solo, quelle dei poveri. Fortemente contraria Caritas Italiana che esprime preoccupazione in quanto «la finalità dichiarata di promuovere e rilanciare la pratica sportiva non può giustificare l’estensione di una pratica di azzardo che, nei territori e nelle comunità, produce conseguenze sociali rilevanti e spesso drammatiche». Contro la piaga del gioco d’azzardo è necessario che i politici non la favoriscano e cerchino di ridurla il più possibile. Ma non basta. Occorre anche un significativo impegno in campo educativo, la capacità di indicare ciò che nella vita conta e il coraggio di smascherare ciò che è solo illusione. E che non bisogna rincorrere la ricchezza facile, in nessun modo, neanche con i troppi giochi, quiz televisivi e altro.

Ri(flessioni) 

1. Povertà sanitaria Sono ormai tanti i problemi che affliggono il Sistema sanitario nazionale, un tempo fiore all’occhiello dell’Italia (e per la verità ancora oggi con tanti meriti). Però ora troppe persone senza sufficienti risorse economiche rinunciano alle necessarie cure mediche. Quest’anno sono ormai 502mila gli italiani che hanno chiesto aiuto per curarsi e si sono rivolti al Banco farmaceutico. Il diritto alla salute non può essere solo per chi ha i soldi, e tutto ciò che ruota attorno alla salute non può avere come criterio ultimo il profitto. E’ uno dei problemi grossi del nostro Paese ed è urgente che si trovino nuove strade.

2. Suicidi degli anziani Allarmanti i numeri che riguardano i suicidi delle persone anziane, anche se non se ne parla molto. In Italia le persone oltre i 65 anni sono circa un terzo di tutte le vittime di suicidio, e nel mondo il loro numero continua ad aumentare. Dietro a ogni suicidio c’è il mistero di una vita, una reale impossibilità nel conoscere le motivazioni profonde, qualcosa che non andava e che anche chi stava loro vicino non è riuscito a cogliere o non ce l’ha fatta ad aiutarlo. Rimanga però la pietà e la capacità di non perdere di vista nessuno, avere sane relazioni di affetto e vicinanza.

3. Gaza si continua a morire La situazione a Gaza, nonostante una parvenza di tregua, resta difficile e si continua a morire. Abbiamo visto tutti, spero, le immagini dei campi allagati dalle piogge, il freddo intenso di questi giorni che mette a dura prova, la morte per freddo e fame di diversi bambini, la facilità con cui avvengono i raid israeliani che lasciano morti sul campo. Se ne parla sempre meno e non c’è una vera azione politica di contrasto verso questa disumanità quotidiana da parte delle nazioni del resto del mondo. Sembra che su questo punto sia tutto troppo ingessato.

4. Attentato in Australia Sedici sono le vittime dell’attentato a Bondi Beach, in Australia. Due uomini, padre e figlio, hanno fatto fuoco sulla folla radunata sulla spiaggia in occasione della festa ebraica dell’Hanukkah, la festa delle luci. Ogni violenza deve essere condannata con forza e fermezza. Un cittadino ha avuto il coraggio di affrontare, mettendo a rischio la propria vita, un aggressore. Ha fatto la sua parte; tanti, invece, senza neanche dover rischiare, non la fanno mai. Il Governo australiano intende acquistare le armi in eccesso in possesso dei cittadini per poi distruggerle. Questa è una scelta lungimirante. Le armi sono fatte per sparare e prima o poi sparano. d

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