Settimanale di varia umanità carceraria C.C. di Monza Numero 50/25 14 dicembre 2025 Terza domenica di Avvento di don Tiziano Vimercati cappellano del carcere di Monza
Dobbiamo aspettarne un altro?
Forse a noi non risulta difficile immaginare il senso di profonda angoscia che sta provando Giovanni Battista, l’uomo del deserto, il profeta che aveva battezzato Gesù nel fiume Giordano. Rinchiuso in un carcere, consapevole che la sua vita potrebbe terminare a breve. E’ il momento della verità, quando si pesa l’intera esistenza, quando ci si chiede se valeva la pena vivere per ciò per cui si è vissuti. Con il rischio di dover ammettere, non tanto che è stato compiuto qualche errore e qualche incidente di percorso, ma che l’impostazione stessa della vita era sbagliata, illusoria e superficiale. Una domanda pone Giovanni Battista a Gesù, attraverso i suoi discepoli che, se ci pensiamo bene, è davvero il segno di una grande angoscia: Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro? Per uno che aveva puntato tutto sull’imminente venuta del messia è come sentir crollare la terra sotto i piedi. Nessuno è al riparo dalle fatiche del credere, non lo era neanche il Battista. Del resto aveva diversi motivi per dubitare: la figura del messia che aveva annunciato non coincideva del tutto con quel Gesù che si comportava in modo molto diverso da lui e pronunciava parole altrettanto diverse. Aveva descritto il messia come il giudice che finalmente avrebbe punito i malvagi: Gesù invece stava in mezzo agli uomini senza condannare, predicando e compiendo opere buone, rivelando il volto paterno di Dio, il volto della benevolenza e della misericordia, invitandoci dolcemente a seguirlo. Aveva descritto Gesù come colui che da secoli è atteso e invocato, l’uomo perfetto, l’ebreo osservante, il santo per eccellenza: Gesù invece era la novità, un modo nuovo di intendere e vivere il rapporto con Dio, che ci è Padre, e con gli uomini, che ci sono fratelli. Non ha rinnegato niente, ha portato a compimento il cammino di fede di un popolo che ha saputo ascoltare la Parola di Dio. Giovanni Battista, per quanto grande, fra i nati da donna non è sorto alcuno più grande, per quanto sinceramente e con fede legato a Gesù, non è andato oltre, è rimasto nel recinto, anche giusto, della religiosità popolare, uno che viveva a fondo, fino alla radicalità, le esigenze della fede degli ebrei. E questo è ciò che ci insegna: non rimanere prigionieri della nostra idea di religione, non scambiare alcuni gesti della tradizione come se fossero l’essenza dell’essere cristiani. Nessuna legge o abitudine può sostituire la bellezza di un incontro con quel Gesù che ci chiede di amarlo e seguirlo. dtiziano
Domenica 14 dicembre 2025 Giubileo delle Persone detenute
Un altro segno di vicinanza della Chiesa verso le persone che si trovano in carcere. Dopo l’intervento di mons. Delpini, arcivescovo di Milano, riportato su questo foglio la scorsa settimana, ecco il comunicato dei vescovi lombardi. Stimolati dalla celebrazione dell’anno giubilare, noi Vescovi delle Chiese lombarde abbiamo voluto dedicare un’attenzione particolare al mondo del carcere e alle persone private della libertà... Ora, in vista del Giubileo dei detenuti che si celebra il 14 dicembre, vorremmo ribadire tre cose che le nostre Chiese diocesane ritengono importanti circa l'attuale momento delle carceri italiane:
- come Chiesa rinnoviamo la nostra disponibilità a collaborare con la comunità civile perché la detenzione sia gestita secondo lo spirito della Costituzione: e cioè come momento di presa di coscienza del male fatto, come momento per investire sul proprio cambiamento personale e come possibilità di un vero reinserimento nel tessuto sociale anche con l'accompagnamento verso un nuovo progetto di vita;
- in occasione del Giubileo continuiamo a chiedere un gesto di clemenza da parte dello Stato, per sfoltire le carceri dall'eccessivo numero di persone detenute e permettere di ripartire con nuova attenzione al trattamento e alla qualità delle condizioni umane nelle varie strutture italiane; questo gesto dovrebbe servire per ricominciare a lavorare con più convinzione nell'opera rieducativa: ne usufruirebbero sia le persone detenute, sia la polizia penitenziaria, sia tutti gli operatori coinvolti nel percorso carcerario; da parte nostra, ci impegniamo a fare il possibile, nei limiti delle nostre risorse, per favorire i percorsi di fine pena, per quanto riguarda condizioni abitative, inserimento nel lavoro e ogni altro processo che favorisca il reinserimento sociale di chi esce dalla detenzione
- ci impegniamo attraverso i nostri canali e le nostre comunità a diffondere una cultura della legalità, dove ognuno sia chiamato a prendersi le proprie responsabilità e a intraprendere percorsi di riparazione per i propri sbagli e dove il carcere sia soltanto il punto di arrivo estremo di politiche di educazione e di prevenzione Ci pare questo lo spirito profondo del Giubileo: ripartire tutti insieme per rinnovare la società e dare a tutti una nuova opportunità di crescita umana e spirituale. I vescovi di Milano, Bergamo, Mantova, Como, Vigevano, Lodi, Crema, Cremona, Pavia e Brescia
Giubileo dei detenuti
Oggi, domenica 14 dicembre, si celebra il Giubileo dei detenuti. Vogliamo essere in comunione con il Papa che con alcuni rappresentanti dei detenuti, degli agenti di Polizia penitenziaria, cappellani, religiosi e volontari che operano nelle carceri italiane, celebrano a Roma il Giubileo. Qui nel carcere di Monza per le messe delle 8,30 e 9,30 c’è mons. Luca Bressan, rappresentante dell’arcivescovo e incaricato per le carceri.
Dio è venuto a cercarmi in carcere
E’ la storia di Durim Sina, nato in Albania nel 1978, che ieri ha ricevuto il battesimo durante le celebrazioni legate al Giubileo dei detenuti. Il suo percorso di adesione al vangelo è iniziato in carcere, prima a Teano e poi a Gorizia, dove ha incontrato persone che lo hanno accompagnato nel cammino di fede. E’ stato proprio l’arcivescovo di Gorizia, Carlo Roberto Maria Redaelli, a battezzarlo. Ascoltiamo alcune sue parole. E’ stata dura, molto dura, la mia vita. Riconosco i miei errori, ma anche nell’errore Dio mi è venuto a cercare. So che può sembrare paradossale, ma sono convinto che la mia detenzione sia un segno della Provvidenza, perché è così che ho potuto incontrare il cristianesimo... Ho scoperto che il Dio dei cristiani non sta relegato nei cieli, ma opera nella vita concreta delle persone. Non punisce ma perdona. Nelle circostanze dolorose di questi anni ho toccato con mano la sua vicinanza nei volti di chi mi ha accompagnato e ho capito che la Chiesa è la mia casa. Credo che il battesimo di Durim sia stato uno dei momenti più belli del Giubileo dei detenuti: in fondo è l’anno della speranza e della misericordia.
Colpevoli di gioventù
Erano 392 nel 2022, sono 586 nel 2025. Tanti sono i minori reclusi negli istituti a loro “dedicati”. È il risultato del decreto Caivano. E l’80 per cento non è nemmeno condannato: aspetta il processo. Ma dormono su materassi per terra, stanno in cinque in celle da due. Risultato: il 60% torna a delinquere. Lo afferma l’ultimo report di Nessuno tocchi Caino, dopo una lunga indagine. Finiscono dentro per reati contro il patrimonio. E solo il 20% per delitti contro la persona. Sono poveri. Il 49% stranieri. I più poveri. La salute mentale è un’emergenza vera. L’autolesionismo è sempre più diffuso: 236 episodi nel 2024 al Beccaria. Sono turbolenti questi ragazzi, quindi giù con gli psicofarmaci somministrati “come acqua fresca”. Medici e psicologi sono pochi. E sì che ogni ragazzo detenuto costa allo stato oltre 600 euro al giorno. Ma sono soldi mal spesi. Solo il 40% ha accesso ai corsi di formazione professionale. Gli altri ciondolano per ore in spazi angusti. Prima del decreto Caivano 2800 seguivano programmi educativi sotto controllo dei servizi sociali che permettono di evitare il processo, solo 426 erano detenuti. E c’era meno recidiva. Adesso, per combattere il sovraffollamento, sono stati costruiti tre nuovi istituti al costo di 30 milioni di euro. Che potevano essere spesi in comunità educative. Il raffronto con altri Paesi europei è illuminante. In Finlandia il carcere minorile sostanzialmente non esiste sostituito da formazione, lavoro, supporto. Con bassa recidività. In Olanda si punta su educazione, giustizia riparativa, sostegno psicosociale. In Italia è tutt’altra cosa. Repressione. E per chi si rivolta – sono giovani, irrequieti, impulsivi – anche in maniera pacifica …altra galera. g.d.a.
Ri(flessioni)
1. Suicidi in carcere Carcere di Pistoia: un detenuto di origini rumene, 54 anni, ancora in attesa di primo giudizio, si è impiccato una settimana fa nel bagno della cella. Dall’inizio dell’anno nelle carceri italiane si sono verificati 73 suicidi. Il tasso di suicidi nelle carceri, che sembra quasi essere una pena accessoria da scontare, è 18 volte quello tra la popolazione. Occorre un maggior impegno per limitare le cause che portano una persona al suicidio.
2. Suicidi: crisi umanitaria Settantadue sagome (ora sono già 73), una per ogni detenuto e detenuta che si è tolto la vita nelle carceri italiane dall’inizio dell’anno. Mercoledì 10 dicembre, alle ore 11.30, in occasione della Giornata mondiale dei diritti umani, in Piazza Montecitorio è stata montata un'installazione simbolica per ricordare ogni detenuto e detenuta che si è tolto la vita. Il gruppo Misto Alleanza Verdi e Sinistra del Senato: L'Italia sta assistendo a una strage silenziosa: quella delle morti e dei suicidi nelle carceri. Una crisi umanitaria strutturale e non più emergenziale.
3. Basta violenze I cattolici statunitensi fanno sentire la loro voce e contestano le scelte del presidente Trump e i metodi violenti della polizia, contro i migranti. Invocano la fine delle persecuzioni contro di loro. Sta avvenendo a Chicago. Migliaia di persona si ritrovano davanti ai cancelli dei centri di detenzione e insieme ai sacerdoti, e anche al vescovo ausiliare, celebrano la messa. Quando la comunità dei fedeli si schiera in favore dei poveri è sulla strada del vangelo. In loro difesa si erano già espressi in modo molto duro i vescovi statunitensi e lo stesso Papa invitando a non lasciare soli i migranti arrestati, aiutandoli e assistendoli spiritualmente.
4. Massacri in Sudan Oltre settemila cittadini sono stati catturati e messi a morte in base all’appartenenza a tribù non arabofone. Migliaia di donne sono state stuprate e abusate. Sono tanti i massacri che avvengono in Sudan, in un sostanziale silenzio e colpevole indifferenza.
5. Massacri in Myanmar Un raid aereo della Giunta birmana ai danni di un ospedale ha causato la morte di oltre trenta persone e altre cinquanta sono rimaste ferite. Lo ha rivelato un operatore umanitario sul posto. Quando la vita umana conta sempre meno 6. Potere feroce In Iran Narges Mohammadi, premio Nobel per la pace 2023, è stata di nuovo arrestata. Guai a infastidire il potere, qualunque potere. dt
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