GATTOPARDISMO di Giancarlo Dadda

 



“Quisquilie, pinzillacchere”: era un famoso intercalare di Totò. Lo si può applicare, alla seconda circolare del Dap sulla partecipazione delle comunità esterne alla vita dei carcerati negli istituti non di alta sicurezza e simili. Cambia, meglio, si precisa che, il termine “autorizzazione” viene sostituito con “nulla-osta” e che “congruo”, riferito al periodo per l’invio delle richieste, deve essere di non oltre 7 giorni prima di qualsiasi evento e che la risposta deve essere data dall’amministrazione entro 2 giorni. Autorizzazione e nulla-osta su tutti i vocabolari sono indicati come sinonimi, semmai la seconda locuzione risulta un po’più burocratica. Importante, positivamente, invece l’indicazione di 7 giorni come termine ultimo per la presentazione delle varie iniziative. Meglio ancora la precisazione della scadenza di 2 giorni per la risposta da parte del Dap. Ma la sostanza, grave, rimane: tutte le richieste dovranno essere inviate non più al PRAP, Provveditorato regionale dell’amministrazione penitenziaria, ma al Dap, esattamente come è stato scritto nella prima circolare dell’ottobre di quest’anno. Quindi tutto rimane centralizzato a Roma. Ma per il dipartimento si tratta solo di “un differente indirizzo di posta elettronica”. È ovvio immaginare che il “centro” verrà subissato di richieste e difficilmente potrà dare il suo parere in 2 giorni (altrimenti? Non è specificato), visti gli elementi informativi richiesti: data, spazi, durata dell’iniziativa, numero dei detenuti coinvolti (specificando circuiti di appartenenza), eventuali ospiti esterni e il parere della direzione e dell’area educativa. Ma il diavolo sta nei dettagli. Il paragrafo 4 della seconda circolare ribadisce, parola per parola, quello della prima. L’organizzazione e la gestione degli eventi deve rimanere sempre in capo alle direzioni delle carceri “evitando” che la loro programmazione e le scelte siano esternalizzate. Un lavoro, di immaginazione, proposta e organizzazione, immane per le direzioni e le aree educative ridotte all’osso, e anche meno. La conseguenza sarà inevitabilmente la riduzione delle iniziative e della loro qualità.

Giancarlo d’Adda

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